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12 dicembre 2007

Un miraggio chiamato post – lauream

A volte dalla navigazione in rete giungono delle notizie davvero confortanti. Tutti quelli che come me credevano che l’università si disfacesse dei suA volte dalla navigazione in rete giungono delle notizie davvero confortanti. Tutti quelli che come me credevano che l’università si disfacesse dei suoi laureati, abbandonandoli nel caos da ricerca del primo impiego, saranno smentiti dal sito dell’Università di Roma Tre. Il terzo ateneo romano ha infatti creato un link dal titolo “laureati”, ovvero un’intera pagina dedicata all’orientamento di noi bistrattati neo-dottori che – a parte ricevere il prestigioso titolo che tanto onore ci fa – siamo in realtà le pecore nere del mercato del lavoro. Non mi viene in mente un’espressione più ottimista, anche se la speranza che il futuro ci riservi delle piacevoli sorprese sarà l’ultima a morire. E che queste magari comincino proprio da piccole cose, come una semplice pagina web informativa che metta in luce quali siano i percorsi e le alternative che si aprono per un ex-studente non ancora lavoratore. Idea molto semplice, ma quasi mai applicata nella realtà. E’ noto infatti come sia una preorogativa delle università private quella di “accompagnare” i propri dottori nel mondo del lavoro, facilitando il loro percorso attraverso ad esempio la creazione di network con aziende disposte ad accettare l’inserimento di “novizi” del mondo del lavoro. Eppure Roma Tre sembra aver invertito questa tendenza. Da ateneo pubblico quale è ha a sua volta attivato questo tipo di servizi per i suoi laureati, con una vasta gamma di proposte che vanno dalle informazioni sui dottorati alle proposte di stage, dalle offerte di master agli uffici che orientano a seconda delle attitudini personali o che incentivano l’imprenditoria giovanile. Se non il solo, credo sia comunque uno dei pochi esemplari di orientamento post-laurea (o lauream che dir si voglia). E lo deduco dal caso di un ateneo che dovrebbe fare da modello per gli altri vista la sua fama: chi ha frequentato l’università La Sapienza, dotato di una preparazione di presumibile alto livello così come ci si aspetta da un prestigioso ateneo, non gode infatti di un servizio laureati, altrettanto importante rispetto alla didattica in senso stretto. A meno che l’università non si voglia considerare un centro di sapere per chi persegue la gloria personale o la parolina “Dott.” davanti al proprio nome.

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