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4 dicembre 2007

Università di Firenze: studio degli ominidi primitivi

Un articolo su Science, che vede come autore fra l’altro Jacopo Moggi – Cecchi, docente di Paleoantropologia all’Università di Firenze, illu
Un articolo su Science, che vede come autore fra l’altro Jacopo Moggi – Cecchi, docente di Paleoantropologia all’Università di Firenze, illustra una ricerca che ha dato delle indicazioni interessanti sulla differenza tra i sessi in antenati dell’uomo. Al progetto partecipa una Missione Archeologica Italiana, coordinata da Jacopo Moggi-Cecchi, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri Italiano e il sostegno dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto Italiano di Cultura, Pretoria, Sudafrica. Circa due milioni di anni fa i maschi erano quasi il doppio delle femmine. È quello che è emerso dalle analisi di resti fossili della specie Paranthropus robustus in base al sesso e all’età. Si è potuto ipotizzare la struttura sociale dei gruppi nei quali vivevano. Fra gli esemplari maschili ve ne sono alcuni giovani-adulti di piccole dimensioni e altri adulti molto più grandi. Fra le femmine, invece, giovani e adulte hanno più o meno le stesse dimensioni. Questa scoperta suggerisce che la riduzione del grado di dimorfismo sessuale, cioè la differenza di dimensioni tra maschi e femmine, che osserviamo oggi nella nostra specie è un fenomeno che si è originato di recente. La ricerca si è basata su scavi in numerosi siti fossili sudafricani, nella zona vicina a Johannesburg, nota anche come “Culla dell’Umanità”. Il sito di Drimolen, scoperto nel 1992, è quello più ricco di tutti in termini di resti fossili di Ominidi. Lo studio si è svolto insieme a Charles Lockwood di Londra e Colin Menter di Johannesburg su un cranio di una femmina ritrovato nel 1994 e ha permesso di riconsiderare anche tutti i resti identificati negli ultimi 50 anni.

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