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2 gennaio 2008

Arriva il 2008: il punto sulla situazione del nostro Pianeta

Negli ultimi cinquant’anni la Terra ha assunto l’aspetto di un paziente deperito e ammalto in cerca di un buon dottore. La sua salute è costantNegli ultimi cinquant’anni la Terra ha assunto l’aspetto di un paziente deperito e ammalto in cerca di un buon dottore. La sua salute è costantemente minacciata dall’attività dell’uomo, una vera arma a doppio taglio: se da un lato essa genera progresso e migliora le nostre condizioni di vita, dall’altro è una macchina mortifera per il nostro pianeta. L’ultimo numero del National Geographic italiano è uscito con un allegato nel quale la situazione del mondo e dell’umanità odierne viene inquadrata dettagliatamente. Una sfilza di cattive notizie, ovviamente, ma trapela anche qualcosa di buono.
Si calcola che l’attività dell’uomo ha alterato quasi il 35% della superficie del pianeta per destinarla alle colture o all’allevamento del bestiame; la pesca ha danneggiato l’ecosistema degli oceani al punto che le popolazioni di alcune tra le specie di pesce più consumate si sono ridotte del 10%. Per non parlare dell’inquinamento: si calcola che, nel corso della sua vita, un individuo del mondo industrializzato produce una quantità di rifiuti pari a 600 volte il proprio peso e di essi il 12% è plastica. Se le responsabilità di questo danno fossero equamente spartite fra gli abitanti del pianeta, significherebbe che esiste una parità anche nella distribuzione dei “beni” industriali, la cui produzione è la causa di questo sfacelo. E invece no: il divario fra ricchi e poveri aumenta sempre di più, tra chi vive nel benessere e godendo del progresso e chi a mala pena sopravvive. Il rapporto del National Geographic parla chiaro: le 2 persone più ricche del mondo hanno più soldi del prodotto interno lordo complessivo dei 45 Paesi più poveri. Siamo al punto di non ritorno? Forse no e una speranza è proprio l’emigrazione, tema assai scottante di questi tempi. “L’emigrante spesso invia a casa soldi che le famiglie investono sui figli o per migliorare le proprie condizioni di vita”, spiega Alessandro Rosina, demografo all’Università Cattolica di Milano. L’emigrazione quindi “potrebbe portare, da un lato, all’equilibrio demografico e dall’altro a una crescita della prosperità nelle aree più povere”, segue Rosina. Ci fa ben sperare l’aumento negli ultimi anni delle colture biologiche, passate dai 7,5 milioni di ettari nel 2000 ai 30,5 milioni nel 2007. Anche la biogenetica, con tutte le critiche che l’accompagnano, ha permesso di dare vita a prodotti che richiedono meno acqua e sono più resistenti ai parassiti. In merito al problema dell’acqua, che attanaglia ogni giorno quasi due miliardi di persone, si stanno compiendo grossi sforzi per diminuire i costi di desalinizzazione dell’acqua marina. E’ dunque in mano alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e al buonsenso degli investitori, che affidiamo le sorti di questo pianeta in stato di coma non ancora irreversibile.

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