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15 gennaio 2008

Foggia: lontani dal Cheratocono

Il metodo generalmente utilizzato in occidente per rappresentare quella che è, per noi, la realtà è il sistema visivo. Per questoIl metodo generalmente utilizzato in occidente per rappresentare quella che è, per noi, la realtà è il sistema visivo. Per questo, lo sguardo diventa la parte più esteriore della nostra coscienza. Quando si parla di occhi, dunque, tutti alzano i livelli di attenzione, in particolar modo se la Ricerca Scientifica è approdata a nuovi risultati per la sconfitta di peculiari patologie.
Ogni anno, in Italia, cinquanta ragazzi ogni centomila, tra i 20 ed i 30 anni, sono colpiti dal “Cheratocono”, una grave malattia che assottiglia la cornea fino a farle assumere una forma piramidale o, appunto, di “cono”. È un’affezione che si manifesta dall’adolescenza, è più diffusa tra le femmine e, nell’85% dei casi, riguarda entrambi gli occhi. I sintomi si presentano, in genere, con un peggioramento della visibilità, fino ad un’alta opacizzazione e, addirittura, alla perforazione della cornea stessa. Con la Cheratoplastica si è sempre cercato di stabilizzare lo stadio soggettivo della patologia, sia attraverso la completa sostituzione degli strati corneali, sia con il mantenimento in sede dei soli strati più profondi, cioè la membrana endoteliale.
Dal 2007, invece, è stato riconosciuto il “Cross-Linking” a livello europeo, permettendo una specializzazione più diffusa tra i medici rispetto al passato. A portare prestigio in questa materia, in ambito universitario, in Puglia è la Struttura Complessa di Oftalmologia Universitaria degli “Ospedali Riuniti” di Foggia. Anche nel barese vi sono diversi centri specializzati per il Cheratocono ma gli universitari foggiani sono diventati il punto focale, altresì, per le regioni limitrofe.
Diretta dal prof. Nicola Delle Noci, la gara contro il tempo con il Cross-Linking, a Foggia, è tenuta mirabilmente dal dott. Silvio Di Monaco, giovane Dirigente Medico con elevato dinamismo organizzativo. Tra un ricovero urgente ed un intervento siamo riusciti a strappargli un’intervista.
– “Dott. Di Monaco, ci spieghi in parole povere, di cosa si tratta?”.
– “Il Cross-Linking è una terapia che permette l’indurimento della cornea grazie all’esposizione indotta ai raggi UVA di una sostanza foto-sensibilizzante e foto-assorbente. In altre parole, vengono instillate negli occhi più volte, secondo un protocollo medico, delle gocce di “Ricrolin” (Riboflavina-Vitamina B2) che, con l’ausilio di una fonte artificiale di raggi ultravioletti, favoriscono un ripopolamento cellulare che parte dagli stati più profondi, strutturalmente integri”.
– “Dottore, cosa comporta un intervento del genere?”
– “Il Cross-Linking è un metodo non invasivo, indolore e, fino ad oggi, non ha presentato effetti collaterali sui pazienti trattati. Inoltre, è previsto che si svolga in regime di Day-Hospital ed è riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale come cura di malattia rara, quindi è gratuito”.
– “Ma dopo si guarisce?”
– “Devo aggiungere che, questo trattamento, avrebbe la necessità di essere ripetuto dopo circa quattro-cinque anni ma, considerando l’arresto della patologia e, in alcuni casi, addirittura un miglioramento del 30% della vista, non c’è da preoccuparsi”.
Da tenere presente che nel Mezzogiorno sono rari i presidi per Cheratocono, individuati dal Ministero della Salute con apposito Decreto. E, questo, è uno tra i motivi per cui bisogna valorizzare i cervelli italiani, considerando che la Ricerca Scientifica, fino ad oggi, si mantiene poco con gli aiuti statali e molto di più con il sacrificio di questi Ricercatori.

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