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13 gennaio 2008

Studio sulla malaria condotto da un gruppo di ricerca dell’ateneo fiorentino

“Functional deficit of T regulatory cells in Fulani, an ethnic group with low susceptibility to Plasmodium falciparum malaria” (Deficit funzionale

“Functional deficit of T regulatory cells in Fulani, an ethnic group with low susceptibility to Plasmodium falciparum malaria” [Deficit funzionale delle cellule T regolatorie nei Fulani, un gruppo etnico con bassa suscettibilità alla Plasmodium falciparum malaria): questo il titolo dell’articolo pubblicato sulla rivista internazionale PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), da un gruppo di ricercatori dell’ateneo fiorentino, in collaborazione con l’università romana La Sapienza, l´Istituto Superiore di Sanità e il Centre National de Recherche et de Formation sur le Paludisme dello stato africano del Burkina Faso.
I ricercatori hanno pubblicato i risultati dello studio condotto sui Fulani, gruppo etnico dell’Africa subsahariana, già noti per la loro resistenza al virus della malaria, e di cui infatti si è scoperto un deficit funzionale di linfociti T regolatori, cellule responsabili del controllo e della soppressione delle risposte immunitarie e infiammatorie. Grazie a quest’anomali, la popolazione ha potuto espandersi nei territori ad elevata trasmissione malarica perché in grado di sviluppare una risposta immunitaria efficace nel contrastare l’agente eziologico della malattia.
Maria Gabriella Torcia del Dipartimento di Fisiopatologia clinica dell’ateneo fiorentino spiega: “I dati ottenuti nella nostra ricerca dimostrano che la ridotta suscettibilità all´infezione malarica dei Fulani, a lungo studiata dall’equipe di David Modiano dell´Università di Roma “La Sapienza”, è correlata ad una alterata funzione delle cellule T regolatorie. Grazie a questa “anomalia” i Fulani riescono a sviluppare risposte immunitarie efficaci contro il Plasmodium falciparum sin dai primi anni di vita. Le cellule T regolatorie sono quindi fondamentali nell’attenuare le risposte immunitarie al Plasmodium falciparum. I nostri prossimi studi saranno centrati sull’identificazione degli antigeni del parassita in grado di attivare queste cellule e su possibili strategie di controllo del loro funzionamento”.

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