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26 febbraio 2008

Bocconi e Rinascente, quando l’università diventa imprenditoria

Il nome “La Rinascente” fu opera della mente del vate Gabriele D’Annunzio. I fratelli Bocconi che acquisirono dai fratelli Buono il palazzo di via TolIl nome “La Rinascente” fu opera della mente del vate Gabriele D’Annunzio. I fratelli Bocconi che acquisirono dai fratelli Buono il palazzo di via Toledo a Milano che oggi ospita i grandi magazzini omonimi erano gli stessi della famosa università milanese, la Bocconi appunto.
Ferdinando Bocconi, imprenditore e fondatore dell’Ateneo, aprì nel 1865, in via Santa Radegonda, nel cuore di Milano, i Magazzini fratelli Bocconi, il primo emporio italiano di abiti confezionati, seguendo l’esempio di “Le Bon Marché”, il grande magazzino aperto a Parigi nel 1852 che aveva spopolato oltralpe. L’iniziativa riscuote un enorme successo anche in Italia, tanto che un grande magazzino viene aperto nella vicina Piazza Duomo (1877), oltre ad altri negozi in tutta la nazione (inizi del XX secolo). Nel 1917 Senatore Borletti rileva l’attività, puntando sull’eleganza dei grandi magazzini, impegnandosi da subito ad aumentare la qualità della merce venduta, pur senza alzare eccessivamente i prezzi. Ma Bocconi non riuscì a consolidare l’impresa, tant’è che nel 1917 il senatore Borletti, industriale tessile milanese, coadiuvato da una cordata di investitori, rilevò i Magazzini Bocconi e li inaugurò l’anno successivo, trasformati e rimodernati, con il nuovo nome “La Rinascente” e la gestione fu affidata a un manager capace, Cesare Brustio, in qualità di amministratore delegato. Nacque così il sodalizio Borletti-Brustio che durerà sino agli anni ‘60, e che rappresenta il secondo motivo di legame tra Bocconi e Rinascente.
L’archivio Brustio, ovvero la raccolta di tutti i primi documenti relativi alla Rinascente, è infatti conservato e consultabile presso l’istituto di Storia economica della Bocconi. Nel 1969 l’azienda venne venduta alla Fiat e nel 2005 è stata acquistata da una cordata di imprenditori (Borletti, Pirelli Re, Deutsche Bank, Investitori Associati). Moltissimi artisti hanno lavorato nel tempo per “La Rinascente”: oltre al già citato D’Annunzio, Giò Ponti, Max Huber, Bruno Munari, Giorgio Armani, Patrick Demarchelier. A fine 2005 “La Rinascente” contava 2000 dipendenti, 80 per cento dei quali di sesso femminile, con un fatturato di 365,5 milioni di euro.

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