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25 febbraio 2008

Pupi Avati a Filmidea: l’amore per il cinema grazie a Fellini

Ha tenuto tutti incollati alle poltrone per quasi due ore, con un incontro inaspettatamente informale, a tratti molto divertente, e comunque mai noi
Ha tenuto tutti incollati alle poltrone per quasi due ore, con un incontro inaspettatamente informale, a tratti molto divertente, e comunque mai noioso. Così il regista Pupi Avati ha stregato il pubblico di Filmidea, raccolto molto numeroso anche ieri mattina presso l’Aula delle Lauree dell’ateneo salernitano. Ama parlare di sé e del suo lavoro il regista bolognese, senza trascurare qualche cenno ai suoi insuccessi, specie agli inizi della carriera, quando sul suo primo set come regista piuttosto che esordire con il classico “Azione!”, pronunciò un impacciato “Ciack!”, tra il riso e lo stupore generale. Prima di incontrare il pubblico ha rivelato, tra l’altro di conoscere bene Salerno grazie alla moglie, originaria di Baronissi. Ma prim’ancora che dietro la macchina da presa la sua voglia di “sfondare” lo vide nei panni del clarinettista jazz (anche al fianco di un giovane Lucio Dalla – ndr), lui che negli anni a venire avrebbe firmato pellicole indelebili come “La casa delle finestre che ridono”, “Una gita scolastica” e “Regalo di Natale”.Ma, come ha ricordato lo stesso Pupi Avati rivolgendosi alla giovane platea di Filmidea “C’è una bella differenza tra passione e talento. Ed io alla vostra età non lo sapevo. Così mi sentivo pronto per una sfavillante carriera da clarinettista, fino a quando non è arrivato il confronto con gli altri, che di talento ne avevano da vendere”. Pungolato poi dalle domande degli studenti di scienze della comunicazione, e dall’attenzione che regnava sovrana nell’aula “Cilento” Pupi Avati, in un racconto a carattere quasi familiare si è abbandonato ad aneddoti personali e professionali che hanno disegnato un volto sconosciuto del grande regista. “Dopo la musica, il mio grande sogno era il cinema, dal momento in cui restai catturato dal film di Fellini Otto e mezzo. Così, dopo aver lavorato per una ditta di surgelati, dal 12 settembre 1968 ho dato il via alla mia vita nel cinema”. Era un’altra Italia quella del giovane Avati, un Paese dove si sfornavano 350 film all’anno, a fronte di un mercato cinematografico attuale che oggi ne offre solo una cinquantina al grande pubblico, e non tutti di ottima fattura. E quando Daniele Santoni, iscritto a scienze della comunicazione, gli chiede cosa pensa della tecnologia applicata ai film, e a chi con una macchina da presa si improvvisarsi regista, a prescindere dal talento, il Maestro sogghigna “Tutto questo non ha nulla a che fare con la tradizione cinematografica italiana. Ma l’aspetto più commovente di questi film è vedere quanto ci si sofferma, con compiacimento, sui titoli di coda! In realtà io credo che, come per disattendere la grammatica sia necessario conoscerla, così prima di stravolgere il modo di fare un film ricorrendo alla tecnologia, bisogna dar prova di saperlo fare, il cinema”. E si compiace lo stesso regista ospite di Filmidea quando un altro giovane universitario, Fiorentino Palumbo, gli ricorda essere uno dei pochi ad esaltare le doti drammatiche, anche degli attori “meno impegnati,” o comunque noti per aver girato pellicole più leggere. Così si scopre che dopo Diego Abatantuono, Carlo Delle Piane e Massimo Boldi in passato, anche Ezio Greggio, nell’ultimo lavoro cinematografico, è impegnato in un ruolo drammatico. “Il problema del cinema nostrano – conclude Pupi Avati – è che molti autori e produttori inseguono gli attori del momento: oggi è così per Riccardo Scamarcio come per Elio Germano, qualche anno fa era così per Stefano Accorsi. È solo un problema di pigrizia. Con l’attore di grido si fa presto a fare un film”. Nel frattempo, tra un sorriso, un aneddoto ed una battuta – a volte anche irriverente – Pupi Avanti conquistava sempre più il cuore e la mente del giovane pubblico, non solo universitario. Intanto gli incontro all’Università degli Studi di Salerno proseguono, e ora l’attesa è tutta per il cast del film “Io non ci casco” di Pasquale Falcone, con Mariagrazia Cucinotta e Maurizio Casagrande, entrambi ospiti di Filmidea con il regista di Cava de’ Tirreni il prossimo 18 marzo. A seguire, il 9 aprile, ci sarà Bruno Bozzetto, maestro del cinema d’animazione in Italia, mentre si attende l’arrivo (per maggio) di Pierfrancesco Favino e Spike Lee.

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