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12 marzo 2008

13 atenei chiedono indipendenza e meritocrazia. Fuori dalla CRUI.

Il documento è stato inviato a tutti i candidati premier alle prossime Politiche ed è stato accolto da 13 atenei del Belpaese che chiedoIl documento è stato inviato a tutti i candidati premier alle prossime Politiche ed è stato accolto da 13 atenei del Belpaese che chiedono, al prossimo governo nazionale, di riconoscere le differenze esistenti tra le università, in termini di ricerca, controllo dei costi e internazionalizzazione dell’ateneo, in modo da canalizzare i finanziamenti verso le strutture più efficienti e quindi sovvenzionare le università secondo criteri di merito. Gli atenei che hanno sottoscritto il documento, tutti situati al nord eccetto il Politecnico delle Marche, Tor Vergata e l’Università della Calabria, hanno dato vita, in questo modo, ad una vera e propria “dichiarazione di indipendenza” nei confronti di altri centri meno funzionali, e nell’appello ai premier rivendicano esplicitamente la loro superiorità in termini di eccellenza e di conseguenza un diritto ai finanziamenti maggiore in confronto agli altri. Più finanziamenti devono essere assegnati agli atenei di eccellenza sulla base dei progetti di sviluppo presentati. Niente rispetto degli obiettivi, niente soldi. Ma anche nella stessa Conferenza dei rettori (Crui) la frattura si è consumata è sabato — in occasione del forum organizzato dai rettori firmatari a Bologna, in cui verrà illustrato un progetto aperto all’adesione dei migliori atenei pubblici del Paese — potrebbe essere ufficializzata la rottura tra “atenei di ricerca” (di serie A) e “atenei di istruzione” (di serie B). Sono una ventina, su 77 pubbliche, le università che rientrerebbero nella prima categoria: a loro fa riferimento il 40 per cento della popolazione studentesca. Undici quelle che hanno firmato l’appello: l’Università Politecnica delle Marche, Bologna, Calabria, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Padova, Roma Tor Vergata, Politecnico di Torino, Trento, Verona. Due, Ferrara e Parma, hanno dato la loro adesione. «Si tratta — si legge in una nota — di alcuni degli atenei statali che si distinguono per produttività, sostenibilità finanziaria e competitività internazionale». Di fatto, a poter vantare tali requisiti di eccellenza, sono le stesse università firmatarie del “documento di indipendenza” che lo scorso autunno avrebbero meritato i finanziamenti promessi dal patto per l’Università siglato ad agosto tra governo e vertici degli atenei. I fondi sono stati però bloccati, utilizzati in parte per tamponare la vertenza con gli autotrasportatori. E in parte, dicono gli stessi rettori firmatari, proprio per garantire la sopravvivenza delle altre università. Ma “i 13” sembrano portare male a molti. E il Rettore dell’Università di Torino, Ezio Pelizzetti, professore di chimica, si scaglia contro “i ribelli” del Politecnico della sua stessa città e sulla Stampa afferma: «La minacciata rottura del sistema mi suscita molti dubbi, sia per l’efficacia sia per le conseguenze». La soluzione? «Trattare il sistema universitario come un’infrastruttura. L’Università come le autostrade o le ferrovie. Non si può chiedere solo di tagliare. Il sistema va rafforzato. Penso a fondi assegnati su una base valutativa, non dati in modo asettico ». I 13 atenei vogliono mandare all’aria il sistema dei finanziamenti pubblici e lasciare le briciole alle altre università italiane. Sabato i 13 rettori di quelle che si considerano di Serie A si riuniranno a Bologna e consumeranno la secessione: pretendono più libertà e più soldi, perché nessuno è ai loro stessi livelli in Italia. Staremo a vedere.

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