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3 marzo 2008

I laureati inoccupati italiani si affidano sempre più alle “raccomandazioni”

E’ stato pubblicato il decimo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani. Risultato? La maggior parte dei laureati, dopoE’ stato pubblicato il decimo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani. Risultato? La maggior parte dei laureati, dopo il conseguimento del titolo, si affida alla classica “raccomandazione” per farsi spazio nel mondo del lavoro. Con precisione nel 2006, ben 19 laureati su 100 (rispetto ai 17 dell’anno precedente, ndr) hanno trovato lavoro attraverso questo canale. E la situazione peggiora ogni anno di più. Una segnalazione, una buona parola da un parente, un amico. Insomma, tutto fa brodo. L’importante è entrare. Il tutto alla faccia della meritocrazia. Una parola sconosciuta, almeno in Italia. E fin che il lavoro scarseggia, la “raccomandazione” la fa da padrona. C’è gente che specula sui nostri problemi, sulle difficoltà che incontrano i giovani nel trovare un lavoro. In primis i politici. La cosiddetta “Casta”. Io ti offro un posto di lavoro (togliendolo a qualcuno che lo merita), e tu mi voti a vita, insieme a tutta la tua famiglia. Questa è la prassi. La regola. Chi non la accetta, è fuori. Fuori da un sistema. Fuori dal giro, dalla Casta. Ma una cosa è certa: con il suo rifiuto, il giovane inoccupato di turno contribuisce, se pur parzialmente, al miglioramento del Paese. La raccomandazione è una cosa vergognosa e bisogna cancellarla dal nostro vocabolario. Aiuta chi ne beneficia in quel momento, ma rovina allo stesso tempo altre migliaia e migliaia di giovani.

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