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13 marzo 2008

Macerata: la lezione del dottor Pizzi

Sono state le parole del rettore dell’Università di Macerata, Roberto Sani, al momento dell’attribuzione, oggi pomeriggio, della laurea honor
Sono state le parole del rettore dell’Università di Macerata, Roberto Sani, al momento dell’attribuzione, oggi pomeriggio, della laurea honoris causa in “Scienze dello spettacolo: discipline della perfomance” al regista e attuale direttore artistico dello Sferisterio Opera Festival Pier Luigi Pizzi.
“E’ un riconoscimento al genio del maestro – ha aggiunto il rettore – e un segno di gratitudine per quanto egli fa per la crescita culturale della città di Macerata. Era già stato incoronato maestro delle discipline di cui, oggi diventa accademico. Pizzi rappresenta una vera eccellenza nell’ambito di tutte le sue attività: regista, scenografo, creatore di costumi”.
Sani ha, quindi, ricordato lo stretto sodalizio che lega l’Ateneo allo Sferisterio Opera Festival: la stagione della “Seduzione” si aprirà e si chiuderà proprio all’Università con le due conferenze di Philippe Daverio e del filosofo Umberto Curi che si vanno ad aggiungere ai due spettacoli di Marco Tutino e Filippo Mignini. “Macerata è stata tutta illuminata dalla presenza del Maestro, che, trasformando la stagione lirica nello Sferisterio Opera Festival, ha coinvolto tutta la città in questo evento”.
Quasi 500 persone hanno tributato un lungo e caloroso applauso a un Pizzi “sopraffatto dall’emozione”, come ha ammesso egli stesso. “Pizzi è riuscito a dimostrare la capacità di intervenire criticamente sul codice espressivo che egli è andato creando nel corso della sua attività, apportandovi costantemente riflessioni innovative atte a rendere nel linguaggio contemporaneo le complesse relazioni tra forme liriche e rappresentazioni sceniche” è stata la motivazione ufficiale, letta dal preside di Lettere e filosofia Gian Franco Paci, alla base di questo riconoscimento.
Un “uomo rinascimentale in tutte le sue manifestazioni” – così lo ha descritto nella laudatio Diego Poli, presidente del consiglio della classe in Scienze dello spettacolo: discipline della performance” – Pizzi ha avvinto la platea con una lectio doctoralis esposta “come in confidenza e tra amici”. Il tema è stato l’impazienza. “Più di altre attitudini – ha spiegato – definisce il mio carattere”. Una nascita all’insegna dell’impazienza e di un trauma conosciuto solo per caso “quando avevo quarant’anni”: la morte del fratello gemello al momento del concepimento. “Quel fratello deve avermi affidato il suo spirito per raddoppiare la mia energia, curiosità, voglia di fare”. La seduzione del teatro arriva immediata, da bambino. “Con il suo senso dell’effimero, mi ha convinto che non mi sarei mai annoiato. Attraverso il teatro potevo costruire un mondo esaltante, tutto mio. Inoltre, esso rappresenta un modo forte per lanciare un messaggio e ricevere risposte. Il teatro è una terra di avventure e di fermenti”. A 17 anni, “un’età magica”, l’Iscrizione al Politecnico di Milano per la laurea in architettura. Ma, già un anno dopo, inizia a formarsi a teatro accanto a Giorgio Strehler. Quando lo chiamano a lavorare a Genova, il padre “buono, parsimonioso, di grandi principi morali e poche distrazioni”, è durissimo: “O la laurea o fuori di casa”. Così il giovanissimo Pizzi parte, con i soli vestiti che aveva addosso. La riconciliazione con il genitore avverrà solo dopo i primi successi. “Ma era rimasta la spina della mancata laurea. E oggi, qui, sono felice di togliermi quella spina”.
Quando il padre morirà, nel 1978, Pizzi troverà una commovente testimonianza di affetto: un grande album con tutte le locandine e le recensioni dei suoi spettacoli. “Quanto amore tenuto nascoste dietro a un estremo pudore”.
L’unico rimedio all’inquietudine del maestro, la stessa di un’intera generazione che rinasceva dopo la guerra mondiale, è l’amore per il lavoro e l’amore per il bello “come categoria etica, che attraverso i sensi conduce alla passione, alla saggezza e alla conoscenza anelata dai filosofi contro la mancanza di valori, l’indifferenza, l’intolleranza e la volgarità”. Una costante ricerca per ritrovare quel fratello perso alla nascita. “Quando lo ritroverò, forse lui saprà spiegarmi cosa sia la pazienza”.

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