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29 aprile 2008

Donne e ingegnere: una ricerca sugli inserimenti lavorativi

Il 28 aprile, presso l’Università di Pisa si è svolta un seminario per esporre i risultati di una ricerca di insolita indagine: “Donne eIl 28 aprile, presso l’Università di Pisa si è svolta un seminario per esporre i risultati di una ricerca di insolita indagine: “Donne e ingegnere: una ricerca sugli inserimenti lavorativi”. È proprio vero che nella società occidentale e in Italia in particolare, si è raggiunta la parità dei sessi? Per quanto sul piano giuridico la risposta all’evidenza è positiva, al lato pratico, studiando in particolare le tendenze degli inserimenti lavorativi dell’uomo da una parte e delle donne dall’altra, ci si accorge che permangono delle differenze. La coordinatrice della ricerca, la professoressa Rita Biancheri del dipartimento di Scienze sociali e presidente del comitato Pari opportunità, e il professor Marcello Braglia, professore del dipartimento di Ingegneria meccanica, nucleare e della produzione spiegano le modalità dello studio: “La è stata svolta su studenti che si sono laureati tra il luglio 2004 e il dicembre 2007 nei corsi di Ingegneria gestionale, meccanica e veicoli terrestri. Due laureandi, adesso dottori, Fabio Deidda e Katia Molinaro, hanno svolto un vero e proprio lavoro di ricerca sul campo, dal momento che hanno raccolto le informazioni mediante interviste telefoniche e ne hanno riprodotto i risultati nelle loro tesi. In pratica, le loro dissertazioni hanno rappresentato il fulcro dello studio, poiché hanno permesso di analizzare gli inserimenti lavorativi dei neolaureati in Ingegneria”.
Arrivando ai numeri, benché si registrino dati positivi per quanto riguarda l’iscrizione delle donne ai corsi di laurea in Ingegneria, dal 2001 al 2006 la percentuale è saluta dal 17,44% al 21,76%, con arrivando al miglior risultato in Ingegneria gestionale con una percentuale del 54%. La nota negativa, però, non manca, come spiega la professoressa Bianchieri: “Gli stipendi più bassi sono percepiti dalle donne anche se non c’è differenza coi colleghi maschi né sul tempo impiegato per trovare un’occupazione né sulle mansioni svolte. In alcuni casi, come per Ingegneria meccanica, la differente retribuzione è basata proprio su un principio di genere, dal momento che, in base al retaggio culturale imperante, la donna è ritenuta essere meno capace di farsi chiamare ‘ingegnera meccanico’ per il solo fatto di essere biologicamente femmina.”
Il cammino, quindi, non è ancora concluso, e il professor Braglia raccomanda: “È auspicabile che sempre più donne si iscrivano a corsi di laurea in Ingegneria poiché non è pensabile rinunciare a metà delle teste pensanti del nostro Paese; se sempre più donne studiassero tali discipline, sarebbe quasi automatico il loro passaggio nelle grandi aziende ed, una volta ottenuto il potere economico, sarebbe semplice per loro affermarsi anche politicamente e cambiare la storia di questa nazione”.

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