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2 aprile 2008

Prestazioni … ”straordinarie”!!!

E’ tornata alla ribalta, proprio in questi ultimi giorni, la notizia che vuole denunciare prestazioni particolari in cambio del pagamento della retta E’ tornata alla ribalta, proprio in questi ultimi giorni, la notizia che vuole denunciare prestazioni particolari in cambio del pagamento della retta d’affitto mensile, da parte di studentesse universitarie, assai motivate a completare il proprio corso di studi, ma che versano in condizioni economiche più che mai precarie.
Tutti sappiamo che i problemi del “caro-affitto” e del mercato nero del posto letto sono stati più volte al centro dell’attenzione dei media.
Basti dire che nella città di Roma, per un posto letto con bagno in comune (e spesso neppure la possibilità di utilizzare la cucina) si arriva a chiedere tranquillamente 200, 250 euro al mese.
Per chi non intende rinunciare alla propria privacy, una camera singola può costare anche oltre i 400 euro mensili.
Questi prezzi, peraltro già elevati, vanno poi a crescere ulteriormente se si ha la fortuna (o sfortuna, a seconda dei punti di vista) di trovarsi nei pressi di uno dei principali Atenei romani, o anche soltanto ben collegati con i mezzi di trasporto pubblico.
Pagamento “in nero”, senza contratto d’affitto nè ricevute fiscali, naturalmente, con pretese di anticipi fino all’intero anno accademico, con la scusa che “a me chi lo garantisce che sua figlia da un giorno all’altro non molla tutto e mi lascia la stanza sfitta a metà dell’anno?”.
Insomma, i proprietari disposti ad affittare a studenti non rinunciano a nessuna garanzia, a salvaguardia e tutela del loro “business”.
Detto questo e considerato anche il difficile periodo storico, che purtroppo vede l’Italia (come del resto buona parte del mondo cosiddetto “civile”) in piena recessione economica, potrà forse sembrare meno assurda la notizia di cui vi ho anticipato.
E’ sempre più diffusa -ahimè- la richiesta di prestazioni sessuali nei confronti degli studenti (il più delle volte di sesso femminile) da parte di padroni di casa senza troppi scrupoli, che offrono, in cambio, di ridurre il canone da essi stessi imposto, o in alcuni casi addirittura di azzerarlo.
Per non parlare poi di internet.
Infatti da quando il web è divenuto un bene d’uso comune, il mercato del sesso virtuale non ha fatto altro che crescere a livelli esponenziali anche tra gli studenti universitari, attraverso lo scambio di foto, filmini, biancheria intima (rigorosamente indossata) e videochiamate da consumarsi nottetempo, al riparo da sguardi indiscreti.
C’è chi offre immagini fetish e chi mette all’asta il proprio wonderbra.
Le ragazzine più spregiudicate lasciano che le si raggiunga via webcam, promettendo esibizioni “on demand” in cambio di cospicue somme da concordare in privato.
Vien da pensare: cosa non si farebbe per una Laurea…
E dire che molti asseriscono non serva neppure granchè per trovar lavoro e sistemarsi!!

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