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30 aprile 2008

“Talento da svendere”, il libro che scardina il mito del genio italico

Il libro uscito di recente sul falso mito della genialita’ italica porta la firma di Irene Tinagli, ricercatrice italiana del team dell’americano RichIl libro uscito di recente sul falso mito della genialita’ italica porta la firma di Irene Tinagli, ricercatrice italiana del team dell’americano Richard Florida, il padre della “teoria della classe creativa”. E questo la dice lunga sul contenuto del suo lavoro, perche’ evidentemente e’ vivendo all’estero che si riesce ad analizzare con maggiore lucidita’ le vicende nostrane. Quello che starebbe accadendo al Bel Paese, secondo la Tinagli, sarebbe un progressivo scemare verso il conservatorismo e il declino della popolazione italiana, insieme al suo tanto acclamato quanto difficilmente dimostrabile genio creativo. La causa, una sostanziale assenza di progresso (economico e non). Dati alla mano, se una grandissima percentuale di italiani che sfiora quasi la meta’ del totale, non sa utilizzare Internet e non conosce almeno un’ altra lingua straniera, se le iscrizioni all’ universita’ calano inesorabilmente e lo stipendio di un neo laureato e’ pressoche’ garanzia di mera sopravvivenza, non c’e’ genialita’ creativa innata che tenga. La potenziale creativita’ dell’ italiano medio non puo’ bastare a se’ stessa, ma andrebbe coltivata e soprattutto incentivata.
L’ analisi purtroppo non puo’ che vedersi confermata dall’ esperienza comune di tutti i giorni. Basta leggere un normale sito di annunci di lavoro per rendersi conto della triste realta’ italica, dell’ assoluto deficit di richiesta per le professioni altamente qualificate, in buona sostanza per chi spende anni ed anni a prepararsi e a studiare per delle professioni troppo moderne per la nostra penisola. A chi non e’ venuto il dubbio in questi anni che forse sarebbe bastato solo il diploma e non anche la laurea? Pare addirittura (dati di Repubblica.it) che le professioni in crescita in Italia siano quelle del commesso e dell’ impiegato, ebbene si. Stando cosi’ le cose, non c’e’ speranza per quelle menti brillanti che il nostro paese sfornerebbe secondo l’ antico mito della superiorita’ creativa italiana. Saremo pure geniali, ma il talento – se non richiesto dal mercato del lavoro – sara’ costretto ad emigrare con la deprimente alternativa di restare inutilizzato in casa propria.
Consoliamoci con le bellezze artistiche e il turismo. Ma con un pizzico di positivita’: la storia e’ fatta di corsi e di ricorsi come ci insegna Vico, chi l’ ha detto che non si possa ritornare in auge come un tempo a riprenderci quel prestigio offuscato in questi anni dalle notizie di attualita’?

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