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15 maggio 2008

A Pisa un ciclo di conferenze per parlare dell’“oro blu”

Benché nel mondo occidentale l’appellativo “oro blu” riferito a un bene comune come l’acqua possa risultare incongruo, la sperequazione di quesBenché nel mondo occidentale l’appellativo “oro blu” riferito a un bene comune come l’acqua possa risultare incongruo, la sperequazione di questa risorsa ha portato addirittura a parlare di “petrolizzazione dell’acqua”: 1 miliardo e 400 milioni di persone nel mondo non possono usufruire di acqua potabile. A Pisa si cerca di sensibilizzare gli studenti, in un Paese che, in quanto a sprechi, si fa superare solo dagli Stati Uniti e dal Canada con 1.200 metri cubi consumati l’anno pro capite. Dal 7 al 21 maggio viene infatti organizzato un ciclo di conferenze da “Ingegneria senza frontiere” intitolato “Acqua in bocca”.
Il primo incontro, svoltosi il 7 maggio, si intitolava: “L’ABC dell’Acqua. Definizioni, analisi e parametri: tutto quello che dovremmo sapere su ciò che beviamo”, a cui ha fatto seguito, mercoledì 14 maggio: “La legge dell’Acqua: un quadro legislativo nazionale e internazionale della gestione del sistema acqua” tenuto da Rosario Lembo, Segretario Nazionale Comitato Italiano per il contratto Mondiale sull’Acqua – ONLUS. Si concluderà mercoledì 21 maggio alle 21 in Aula Magna con una conferenza dal titolo: “Accesso all’Acqua: una problematica economica, politica o ambientale?”, trattato dal professor Roberto Spandre, ricercatore universitario al dipartimento di Scienze dell’Uomo e dell’Ambiente.
Uno studente che ha partecipato al primo incontro commenta: “Si tratta di un vero e proprio percorso formativo sul tema dell’acqua, sotto forma di un ciclo di tre conferenze serali aperte sia agli studenti che alla cittadinanza. Come preannuncia già il gioco di parole del titolo dell’evento, il ciclo fornirà una panoramica completa sull’elemento indispensabile della nostra vita: dai parametri che lo caratterizzano alle leggi che lo tutelano, fino ad indagare il problema della sua distribuzione”.
Inoltre, spiega: “Bisognerebbe rendersi conto che l’acqua un bene comune a cui deve essere dato un valore, non lasciandolo alla libera regolamentazione del mercato. Poi, un secondo passo da fare sarebbe quello di razionalizzare l’utilizzo dell’acqua. Ci sono molte campagne per sensibilizzare la popolazione a diminuire lo spreco di acqua per esempio non lavando la macchina d’estate, non lasciando il rubinetto aperto e via dicendo. Questo va benissimo ma bisogna anche pensare che l’utilizzo di acqua per attività domestiche ammonta al 10% circa. Mentre il grosso del consumo d’acqua riguarda l’uso agricolo e, in seguito, quello industriale. Anche in questi ambiti sarebbe dunque opportuno cercare di evitare sprechi, limitando l’inquinamento delle falde. Poi ovviamente bisognerebbe collaborare a livello internazionale per rendere possibile a tutti l’accesso all’acqua. In questo caso è necessaria una collaborazione internazionale per trovare soluzioni generali al problema per poi agire nei vari paesi in base alla situazione particolare di ognuno”.

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