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20 maggio 2008

Il segreto della longevità? Un affare di famiglia

Non c’è periodo nella storia dell’umanità in cui non ci sia posti la domanda, esiste un elisir della lunga vita? Esiste un modo per sconNon c’è periodo nella storia dell’umanità in cui non ci sia posti la domanda, esiste un elisir della lunga vita? Esiste un modo per sconfiggere per quanto sia possibile il tempo e prolungare il nostro soggiorno in questo mondo? Di fronte a tali interrogativi la scienza cerca, scruta e investiga l’essere umano stesso in cerca di risposte. E sembrerebbe averle trovate.
Due studi paralleli condotti rispettivamente da Giovanni Passarino, professore straordinario di Genetica all’Università della Calabria, e da Luca Deiana, docente di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica all’Università di Sassari, suggeriscono una soluzione alla “questione longevità” da ricercarsi nel proprio albero genealogico. In altre parole, i figli nati da genitori legati da un vincolo di parentela (cugini di secondo, terzo o quarto grado) avrebbero una maggiore speranza di vita. Vari indizi dedotti dal campo della genetica molecolare confermano questa ipotesi ed è stato osservato come i geni, una volta varcata la soglia dei novant’anni, funzionino meglio a coppie. Passarino ha condotto un’indagine in loco, in una regione come la Calabria che conserva ancora molte zone selvagge e isolate: è il caso di alcuni paesi della provincia di Reggio Calabria e di alcune località del cosentino. In posti come questi, spesso completamente chiusi al mondo esterno, non era infrequente che i matrimoni avvenissero tra membri della stessa famiglia: caso strano, queste stesse zone presentano una longevità altissima, quattro volte superiore a regioni del nord Italia come Lombardia e Piemonte.
Hanno imboccato la stessa strada le ricerche di Luca Deiana, ormai da più di dieci anni impegnato nel progetto Akea (acronimo del sardo A kent’annos) che si occupa di individuare i fattori di salute e longevità in Sardegna. Anche qui, nelle aree che hanno vissuto isolate per centinaia di anni soprattutto nelle regioni più interne dell’isola, spesso i figli nascevano da genitori in qualche modo imparentati: un riflesso di questi concepimenti “incestuosi” è la frequenza di alcune malattie genetiche come la beta-talassemia o il diabete e, probabilmente, lo è anche la forte presenza di ultracentenari (22 ogni 100mila abitanti, un record).
“Ma- precisa il professor Deiana- bisogna ricordare che la durata della nostra vita dipende da vari fattori: il primo è genetico, poi entrano in gioco livello culturale e sociale, l’ambiente in cui si vive, l’alimentazione e la salubrità dell’ambiente. E, non dimentichiamolo, il caso”.

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