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14 maggio 2008

Istat, in Italia livelli di istruzione tra i più bassi d’Europa

Sfiora il 50% il numero di italiani tra i 25 e i 64 anni che possiedono come unico titolo di studio la licenza media inferiore: ben il 48,2% della popSfiora il 50% il numero di italiani tra i 25 e i 64 anni che possiedono come unico titolo di studio la licenza media inferiore: ben il 48,2% della popolazione secondo il rapporto Istat 2007 “Cento statistiche per il Paese”. E’ un dato che sorprende se si tiene conto di come i laureati siano una “merce” bistrattata nel nostro Paese, non cercata sul mercato del lavoro e remunerata pressoché allo stesso livello dei diplomati. Secondo la più semplice delle regole economiche un bene, quanto più raro è, tanto più dovrebbe costare. Ma in Italia questa regola non sembra trovare applicazione: non resta che considerare questo fenomeno come l’effetto di una mancata crescita del nostro Paese negli ultimi decenni tale da assorbire adeguatamente a livello occupazionale le risorse (umane) provenienti dagli atenei.
Ci troviamo quindi in fondo alla classifica europea, come ormai di consueto, insieme a Spagna, Portogallo e Malta. La media dei 27 Stati europei per la stessa voce (livello minimo di scolarizzazione) è infatti inferiore al 30%.
Non consolano neppure i dati sull’abbandono scolastico. Nell’anno scolastico 2005-2006 ben l’11%dei giovani che si erano iscritti a scuola ha interrotto il proprio percorso formativo, anche se con notevoli differenze tra nord e Sud del Paese ( si va dal 6% del Friuli Venezia Giulia al 15% della Sicilia). Solo il 75% dei giovani italiani consegue quindi un titolo di studio superiore, anche qui facendo scivolare il nostro Paese in uno dei gradini più bassi della scala europea, il cui tasso di scolarizzazione medio è del 77%.
Infine le immatricolazioni all’università: solo 4 diplomati su 10 decidono di proseguire il loro percorso di studi approdando in un ateneo, quindi uno scarso 41%. Probabilmente le cause del fenomeno sono da rintracciare ancora una volta nelle poche prospettive lavorative che un giovane sa di avere dopo essere uscito dall’università, stando alla triste realtà occupazionale dei nostri giorni.

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