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28 maggio 2008

L’Istat traccia l’elenco dei corsi di laurea per trovare lavoro

Sono ingegneria, infermieristica e ostetricia i corsi di laurea che offrono maggiori sbocchi lavorativi.
L’Istat traccia l’elenco delle miglioSono ingegneria, infermieristica e ostetricia i corsi di laurea che offrono maggiori sbocchi lavorativi.
L’Istat traccia l’elenco delle migliori facoltà per riuscire a trovare lavoro.
Si lavora più con la laurea che con il diploma, ma il rischio è di essere precari, di accontentarsi di un’occupazione per cui non si è studiato e, soprattutto, di una paga media iniziale che sfiora i 1.300 euro mensili. Ma ovviamente il “canale giusto”, non è la raccomandazione, ma facoltà come ingegneria che sforna lavoro per l’88% dei laureati o infermieristica e ostetricia (72,3%).
In tempo di maturità e di scelta universitaria per le prossime matricole, l’Istat ha pubblicato l’indagine “Università e lavoro: orientarsi con la statistica”, che offre un quadro completo sulla situazione delle facoltà e sulle prospettive di lavoro che lo studio (triennale o specialistico) offre.
L’anno accademico 2006/2007 ha registrato 803 mila matricole: l’83% di loro ha scelto i corsi triennali, il 15,1% quelli a ciclo unico, come medicina, giurisprudenza, farmacia o architettura, e l’1% quelli previsti dal vecchio ordinamento. Sempre più donne si iscrivono all’università dopo gli studi liceali: su 100 matricole, 56 sono ragazze. Gli abbandoni avvengono all’inizio: il 19,9% degli immatricolati nel 2005/06 non si è rescritto, mentre nel 2006 il 66 per cento dei 271.115 studenti ha terminato fuori corso. I corsi di laurea specialistica che favoriscono facile accesso nel mondo del lavoro sono del gruppo ingegneria: meccanica (a tre anni dalla laurea l’88,5% ha un’occupazione continuativa); delle telecomunicazioni (88,2%) e chimica (85%). Buone le prospettive per farmacia (81,7%), economia aziendale (76,6%) e odontoiatria (75,3%). Hanno più difficoltà a trovare lavoro i laureati del gruppo medico (svolgono un lavoro continuativo solo il 24%), seguono il gruppo giuridico (38%), educazione fisica (46%), geo-biologico (47%) e letterario (49%). Le lauree triennali consentono un inserimento lavorativo più facile se ci si laurea nei corsi per le professioni infermieristiche e ostetriche (il 72% dei laureati ha un’occupazione continuativa), nelle scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) o nelle scienze e tecnologie informatiche (66,6%). Sopra alla media anche scienze della mediazione linguistica (61,6%) e disegno industriale (60,3%). Meno bene il gruppo giuridico (soltanto 22 su 100); seguono i gruppi geo-biologico (31,3%), psicologico (31,9%) e letterario (35,3%). Con il livello di istruzione aumenta la coerenza tra titolo di studio e occupazione: 59% tra i laureati triennali e 69% per gli specializzati. Purtroppo il precariato riguarda anche, e forse soprattutto, i laureati: nel 2007 il 40% circa dei laureati in corsi lunghi e il 48% dei triennali lavora con contratti a termine o in attività lavorative “parasubordinate”. Ad avere un contratto a tempo indeterminato è il 41% di chi ha conseguito un titolo di studio specialistico o a ciclo unico e il 42% di quanti lavorano dopo una laurea triennale. Un’attività autonoma è stata intrapresa dal 19% dei laureati in corsi lunghi e dal 9% dei laureati triennali. E i guadagni? A poco più di tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati che svolgono un lavoro iniziato dopo la laurea guadagnano in media circa 1.300 euro. Lievemente più alto lo stipendio netto mensile dei laureati specialistici: 1.317 euro contro i 1.296 dei triennali. La cultura quando paga, paga poco.

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