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6 giugno 2008

Al Suor Orsola il presidente Napoletano da lezione di moralità

«La situazione in questi ultimi due anni è precipitata. Occorre senso dell’urgenza e della legalità per una battaglia vincente contro la«La situazione in questi ultimi due anni è precipitata. Occorre senso dell’urgenza e della legalità per una battaglia vincente contro la camorra». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commentato così la drammatica vicenda dei rifiuti in Campania nella cerimonia di intitolazione a Giancarlo Siani di un’aula multifunzionale della Scuola di Giornalismo del Suor Orsola Benincasa.
Il professor Francesco De Sanctis, rettore dell’università Suor Orsola Benincasa, ha aperto la cerimonia che si è svolta mercoledì 4 giugno con gli interventi di Mario Orfeo, direttore de “Il Mattino” e Simona Petricciuolo allieva della scuola di giornalismo.
«La Napoli di oggi è piena di contraddizioni così come lo era quella di Giancarlo. Per questo crediamo che dedicare un’aula alla sua memoria significhi anche ricordare il suo atto di coraggio» ha detto Simona Petricciuolo, che nel 2006 ha vinto il “premio Siani” assieme a Roberto Saviano, noto per le pagine di “Gomorra”. Il “premio Siani” quest’anno giunge alla sua quinta edizione ed è rivolto ad autori di studi, ricerche, tesi di laurea che abbiano come oggetto prevalente il giornalismo, l’editoria, la multimedialità, il sistema della comunicazione di massa e l’analisi e il contrasto ai fenomeni criminali visti dai profili della storia, della sociologia e delle più avanzate
tecnologie, con particolare attenzione al Mezzogiorno.
Il direttore Mario Orfeo nel suo discorso dedicato alla memoria del giovane cronista del “Mattino” ha chiesto al presidente Napoletano di rivolgere ancora una volta una sua parola di speranza. Napolitano con grande forza si è rivolto ai rappresentanti delle istituzioni campane e agli studenti presenti nella sala degli Angeli dell’Università partenopea dicendo: «c’è voluto tanto tempo per conoscere la verità sull’uccisione del giovane giornalista e ricordare Siani vuol dire rendere onore a tutte le energie positive, ma fino a quando non saranno state debellate le infiltrazioni della camorra sarà estremamente difficile promuovere nuove iniziative di sviluppo e consolidare attività già esistenti nel mezzogiorno. Il coraggio che hanno tanti giovani come Siani e Saviano – ha continuato Napolitano – è espressione di senso civico e moralità».
Non poteva poi non affrontare il problema rifiuti il presidente lanciando un appello di ansia, affetto e fiducia: «la salute di milioni di cittadini si difende collaborando a situazioni di emergenza; l’opinione pubblica sia consapevole del traffico illecito di rifiuti tossici dal nord». Un invito quindi a non dimenticare la propria corresponsabilità e il proprio dovere di partecipazione a problemi che, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutto il mondo. Dopo aver rivolto i ringraziamenti alle forze dell’ordine e alla magistratura per il loro lavoro e invitato quest’ultima ad attuare misure urgenti, il presidente Napolitano ha sollecitato i cittadini campani alla comprensione e alla disponibilità perché come egli stesso ha affermato: «la difesa della salute non può riguardare questo o quel quartiere: c’è una sola Napoli, con tanti volti, in cui bisogna vivere con responsabilità».
Giancarlo Siani era un giornalista d’inchiesta ed è stato assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985. Lavorando per “Il Mattino” Siani compì le sue importanti indagini sui boss locali, ed in particolare su Valentino Gionta, che aveva costruito un business basato sul contrabbando di sigarette. Le vigorose denunce del giovane giornalista lo condussero ad essere regolarizzato nella posizione di corrispondente dal quotidiano nell’arco di un anno. Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra le cosche. Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie ad un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di lui.

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