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20 novembre 2008

L’importanza della famiglia nella salute mentale del bambino

E’ un triste dato di fatto che la depressione sia in aumento anche fra i giovanissimi. E c’è da dire che, spesso e volentieri, al preoccupante E’ un triste dato di fatto che la depressione sia in aumento anche fra i giovanissimi. E c’è da dire che, spesso e volentieri, al preoccupante fenomeno non viene data l’importanza che merita, nella radicata convinzione che l’adolescenza sia di per sé un momento critico della vita. Una combinazione di fattori di diversa natura è causa del primo manifestarsi della sindrome depressiva in età adolescenziale; proprio tali fattori sono stati oggetto di un recente studio, portato avanti con gli strumenti della psicobiologia, realizzato da ricercatori dell’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Prendendo in esame un campione di preadolescenti italiani, gli studiosi hanno individuato alcune variabili (genetiche e psicosociali) la cui interazione gioca un ruolo chiave nell’insorgenza del quadro depressivo. Alcuni studi precedenti avevano già dimostrato come la genetica potesse essere causa di sintomi depressivi nei bambini e negli adolescenti, in particolare nei casi in cui un determinato allele (5-HTT) sia più corto del normale e “trasporti”, di conseguenza, meno serotonina. Anche alcune variazioni nel gene TPH2 sono state associate a disordini emozionali. Lo studio portato avanti dai ricercatori lombardi ha considerato, per la prima volta congiuntamente, la componente genetica e quella ambientale, ovvero la struttura familiare e quella monoparentale: attraverso un campione di 607 individui fra i 10 e i 14 anni (i cui genitori hanno compilato un questionario che indaga diversi sintomi emotivi e comportamentali presenti dall’infanzia all’adolescenza) si è notato come varianti genetiche specifiche e contesti familiari caratterizzati dalla presenza di un solo genitore (a causa di separazione, divorzio o morte di un coniuge) sono dei fattori di rischio indipendenti l’uno dall’altro, ma che, in sinergia, incrementano sensibilmente la possibilità di insorgenza di disturbi psicologici nei giovani.
Il dottor Massimo Molteni, direttore sanitario e responsabile della ricerca all’ IRCCS Eugenio Medea, spiega: “Ci sono numerosi lavori che evidenziano come la famiglia disgregata è un importante fattore di rischio. Del resto la disgregazione familiare è il punto di arrivo di una situazione di relazioni familiari molto difficili che spesso durano nel tempo e che agiscono da stress cronico, su cui poi si scarica l’evento traumatico della separazione, che, non dimentichiamolo, è sempre un trauma per il bambino. In aggiunta, gli equilibri relazionali e gli schemi educativi che si determinano dopo la separazione sono spesso precari e lontani dall’essere adeguati alle esigenze dei bambini e degli adolescenti. Non quindi la famiglia monoparentale, ma la disgregazione famigliare causata da conflitti relazionali, è uno dei fattori di rischio più importanti per la salute mentale del bambino”.

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