• Google+
  • Commenta
8 gennaio 2009

3+2 ma i conti non tornano

Il 3+2 non decolla: oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi non dIl 3+2 non decolla: oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi non dà neppure un esame e rischia di essere confuso con la tappezzeria delle aule universitarie. Tutto questo mentre si moltiplicano gli insegnamenti, i prof non mollano la cattedra ma anzi aumentano e la spesa universitaria lievita. I dati, come al solito poco incoraggianti, provengono dall’ultimo rapporto annuale del Cnvsu, il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, ente del ministero che a 6 anni dall’introduzione del 3 più 2 fa un primo bilancio della riforma. Su oltre un milione e 800 mila studenti che hanno frequentato i 58 atenei italiani nell’anno accademico 2006/2007 solo un milione è in regola con gli studi. Il 40,7 per cento di ripetenti o fuori corso rappresenta il valore più alto registrato in tutto il periodo considerato dal rapporto. Gli studenti faticano a seguire lezioni e dare esami ai ritmi imposti dal 3+2 dunque. Eppure l’esordio non era stato affatto drammatico ma anzi faceva ben sperare. Nel 2001/2002, anno d’introduzione del nuovo ordinamento (laurea triennale di primo livello e laurea specialistica di due anni)  le matricole in regola sfioravano l’88 per cento ma sei anni dopo la percentuale è scesa in picchiata, toccando quota 68,5 per cento. Ci sono poi gli abbandoni: uno studente su 5 dopo aver frequentato il primo anno decide di mollare tutto. Nel pre riforma la percentuale era inferiore. Stesso discorso per gli studenti tappezzeria di cui sopra che nel corso dell’anno precedente non hanno sostenuto alcun esame o acquisito crediti formativi. La riforma ha infatti introdotto i famigerati crediti formativi universitari (Cfu): per conseguire la laurea di primo livello occorre racimolarne 180 in un triennio (60 all’anno), per quella specialistica altri 120.  Ma gli studenti nostrani sono ben lontani dai 60 crediti l’anno. Solo gli studenti di 29 atenei italiani, in media, superano i 30 e in appena due università (Siena e Venezia Iuav) si superano i 45 crediti annui. I peggiori, con 22 crediti, sono i ragazzi dell’università di Palermo. La media comunque è intorno ai 25 crediti e così il traguardo si allontana: solo 3 studenti su 10 conseguono la laurea di primo livello in tre anni. Il 30 per cento raggiunge il traguardo con un ritardo di un anno e il 29 per cento con due o tre anni di ritardo. Si diceva della spesa universitaria, anche questa cresciuta negli ultimi anni. da 9,3 miliardi di euro si è passati a 12,4 nel 2006, un terzo in più. In sei anni i professori (ordinari, associati e ricercatori) sono aumentati di quasi 6 mila unità, con un netto incremento della spesa per il personale. Aumenti imputabili anche all’aumento delle discipline insegnate: i corsi di studio attivi sono passati dai 2.444 ante riforma a 5.734. Il numero degli insegnamenti ha fatto registrare un vero è passato da 116.182 a 180.001. Ma una consistente fetta di questi corsi, ben 71.038, valgono al massimo 4 crediti. E ancora: su 3.373 lauree di primo livello e lauree specialistiche a ciclo unico i corsi con meno di dieci immatricolati sono 340. Difficile parlare di riforma ben riuscita insomma.

Google+
© Riproduzione Riservata