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25 gennaio 2009

Università on line, l’esempio tedesco

Il tema dell’università virtuale continua a prendere piede e a fare proseliti nel mondo. Il processo è iniziato negli Stati Uniti, al Massachusetts InIl tema dell’università virtuale continua a prendere piede e a fare proseliti nel mondo. Il processo è iniziato negli Stati Uniti, al Massachusetts Institute of Technology (MIT), ma in diverse forme e metodologie, sta registrando adesioni un po’ dovunque.
Nella vecchia Europa un esempio vincente è stato portato avanti in Germania. La VHB, cioè Virtuelle Hochschule Bayern (scuola superiore virtuale di Baviera) è la capostipite di un trend che sta portando nelle scuole tedesche un ripensamento delle classiche metodologie d’insegnamento a favore di modalità multimediali e digitalizzate. Materiali accademici e didattici e lezioni sono offerte ad esempio dall’Università di Friburgo, che per farlo utilizza la piattaforma iTunes, come molte università americane. Grazie a queste tecnologie chiunque può scaricarsi sul proprio Ipod materiale didattico audio o video. Diventa così quasi superfluo seguire i corsi, magari in aule spesso sovraffollate e male illuminate. Basterà avere un computer e un collegamento ad Internet e voilà il sapere ti raggiungerà direttamente a domicilio. Un modo anche per stimolare lo studente più recalcitrante, poco invogliato da una lezione noiosa e ripetitiva tenuta da professori non motivati. L’uso di stili e linguaggi nuovi può aprire a possibilità di apprendimento inedite e finora quasi sconosciute. La Germania l’ha capito: le università a distanza registrano da anni un aumento degli iscritti. Un esempio è appunto la VHB bavarese. Nel suo primo anno accademico, il 2000-2001 ha avuto solo duemila iscrizioni: ora sono diventate 50 mila. La VHB non nasce come istituzione indipendente, ma come rete di cooperazione e sinergia delle università e istituti superiori bavaresi. Lo Stato di Baviera ci crede nelle potenzialità di questa università e partecipa all’iniziativa finanziandola con tre milioni di euro l’anno, ed entro il 2013 vuole investirvi 10 milioni supplementari. E la vita universitaria sembra diventare sempre più virtuale.

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