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14 marzo 2009

Laureati, giù l’occupazione nelle imprese

Crolla la domanda di laureati nelle imprese italiane. E’ dentro ci finiscono tutti dai laureati nelle materie economico-statistiche agli ingegneCrolla la domanda di laureati nelle imprese italiane. E’ dentro ci finiscono tutti dai laureati nelle materie economico-statistiche agli ingegneri. La crisi economica si fa sentire e le esigenze degli uffici del personale scendono. Un riscontro immediato di quanto detto si ha dalla banca dati Almalaurea, fonte di curriculum di giovani laureati di tutta Italia sempre meno consultata dalle aziende. A gennaio e febbraio 2009, rispetto all’anno scorso, le richieste di nuovo personale sono scese del 23 per cento. E, come si diceva, a veder diminuire la richiesta sono tutti. Anche quei laureati che sono considerati da sempre la punta di diamante, quelli che le imprese vedono come più preparati e adatti a fare il loro ingresso in azienda. I dottori del gruppo economico statistico hanno subito una flessione del 35 per cento mentre la domanda di ragazzi e ragazze con studi di ingegneria alle spalle è scesa del 24 per cento. I dati provengono dallo stesso consorzio Almalaurea e sono stati presentati a Bari il 12 marzo insieme all’undicesimo Rapporto 2009 sulla condizione occupazionale dei laureati che ha coinvolto 300 mila laureati di 47 università italiane di cui 140 mila laureati post-riforma. Almalaurea raggruppa 52 atenei italiani, e custodisce nella sua banca dati i curriculum di un milione e duecentomila laureati. Un grande bacino di talenti che in un anno ha ceduto alle imprese ben 460 mila profili di studenti usciti dalle aule universitarie ma che ora sembra avvertire inesorabile l’arrivo della crisi economica. Ma se i dati più recenti non sono incoraggianti non sono da meno quelli forniti dal Rapporto annuale. Negli ultimi sette anni, dicono gli autori del Rapporto, la percentuale dei laureati (del vecchio ordinamento) che ha trovato impiego, ad un anno dal conseguimento del titolo, si è contratta di oltre sei punti percentuali passando dal 57,5 per cento del 2001 al 51,4 per cento del 2008. Più di un quarto poi (il 26,8 per cento) di quelli che lavorano da cinque anni si ritrova in mano solo un contratto atipico. E la situazione di precarietà lavorativa contraddistingue soprattutto i laureati triennali che hanno una percentuale di contratti atipici pari al 49 per cento. Non va meglio per quanto riguarda il guadagno netto che negli ultimi 5 anni è sceso del sei per cento con discrepanze tra il nord e il sud del Paese.

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