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10 aprile 2009

A l’Aquila dopo il terremoto a rischio l’anno accademico

I dati dei ventisettemila e cinquecento studenti dell’ateneo dell’Aquila sono seppelliti sotto le macerie dell’università: sono tutI dati dei ventisettemila e cinquecento studenti dell’ateneo dell’Aquila sono seppelliti sotto le macerie dell’università: sono tutti dentro un database, forse distrutto, forse no.  Iscrizioni, carriere, esami sostenuti e formalità burocratiche, tutto lì sotto in quel che resta degli uffici amministrativi dell’Università, che avevano la sede nel centro storico dell’Aquila e che, come tutto intorno a loro, sono ridotti ad un cumulo di macerie. L’unica speranza è un backup. Un sistema di sicurezza che dovrebbe aver salvato (al momento del disastro) i dati fondamentali. Ma anche questo file è lì, tra le macerie, irrecuperabile, almeno per il momento.
Il responsabile della sicurezza dell’Ateneo ostenta sicurezza: attende il nulla osta della Protezione civile per accedere alla struttura e recuperare il backup e si dice certo di poter accedere al sistema in modalità remota utilizzando i dati depositati nelle altre sedi. Ben più preoccupato è il Rettore dell’università Fernando di Iorio. Preoccupato per i cinquemila studenti del polo umanistico, concentrato nel centro storico della città, che oggi non hanno più sede. Preoccupato, di non poter concludere l’anno accademico.
Le facoltà umanistiche, Il rettorato, la direzione amministrativa, sono distrutte, ma le altre facoltà, dislocate fuori dal perimetro del centro storico sono lesionate, inagibili ma ancora in piedi. Su queste fragili fondamenta il Rettore spera di poter poggiare quanto prima la rinascita dell’Università dell’Aquila. Nell’immediato gli studenti scappano dall’orrore di una città ferita con l’inganno. Dall’orrore degli amici fuori sede morti sotto le macerie di quella che era diventata la loro nuova casa, dalla sensazione di vulnerabilità che le scosse che continuano a tormentare questa terra portano.
Il rettore Di Iorio ricorda che l’Aquila è una città prettamente universitaria, e l’università è il cuore e il motore di questo luogo. Prolungare l’esodo degli studenti oltre l’emergenza sarebbe un tributo troppo grosso per l’Aquila. Nel breve periodo la richiesta, già espressa al ministro Gelmini, è quella di aiutare i ragazzi a sostenere gli esami, terminare l’anno accademico e a trovare una sistemazione idonea. Nel prossimo futuro andrà recuperato dalle macerie il patrimonio di sapere che solo un’università può dare ad un territorio. Per farlo occorrerà cominciare da un semplice database.

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