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22 aprile 2009

Un 2008 con pochi laureati e molti fuori corso

Il ministero dell’università ha presentato l’annuale rilevazione degli iscritti e dei laureati nelle università italiane. I Il ministero dell’università ha presentato l’annuale rilevazione degli iscritti e dei laureati nelle università italiane. I dati, riferiti all’anno accademico 2008, tratteggiano un panorama universitario italiano a tinte più che fosche.  Nell’ultimo anno accademico si è raggiunto il record di ripetenti e fuori corso all’università.
Il numero di studenti in ritardo con gli studi ha raggiunto la percentuale più alta degli ultimi trent’anni e coloro che arrivano al famigerato pezzo di carta subisce un brusco passo indietro. Dopo anni in cui il numero dei laureati è cresciuto a ritmi serrati sembra essere cominciata la fase discendente.
I numeri diffusi dal ministero sono da questo punto di vista estremamente esplicativi: Su oltre 1 milione e 776 mila studenti iscritti nell’anno accademico in corso quelli in regola con il precorso di studio scelto sono appena 945 mila. La restante parte è fuori corso o ripetente. Si tratta di 831 mila ragazzi e ragazze che con tutta probabilità hanno incontrato difficoltà o dopo essersi iscritti hanno deciso di abbandonare l’università. Una scelta che pesa sulle casse dello Stato per circa 5 miliardi di euro l’anno. Il costo sostenuto dalla collettività per uno studente universitario si aggira infatti attorno agli 8 mila euro l’anno.
Guardando al dato dei ripetenti e dei fuori corsi scopriamo che Nel 2008/2009 appartengono a questa categoria  47 studenti su 100.
Il dato è ancora più significativo se paragonato a quello del 1980/1981 ( 27 per cento)  e al 1990/1991 (31 per cento). Quando nel 2000 venne istituito il 3 più 2 il tasso di studi irregolari viaggiava sul 44 per cento per scendere nel 2006/2007 al 42 per cento. Dati che confortavano la scelta del triennale ma evidentemente poco duraturi. Se si scorre poi la lista delle facoltà con oltre la metà di studenti in difficoltà si scoprono corsi di studio con pochissimi studenti: Scienze ambientali, Studi arabo-islamici del mediterraneo e Musicologia che annoverano, per ogni facoltà, meno di 500 iscritti in tutta Italia. Tra le facoltà “classiche”più ostiche c’è Ingegneria ma anche Psicologia, Lettere e Filosofia e Scienze politiche. Gli studenti di Medicina e quelli di Farmacia sono invece tra i più virtuosi: 26 e 31 per cento di "irregolari" a testa.
Anche sul fronte dei laureati le notizie non sono migliori: nell’anno solare 2008 sono riusciti a conseguire il titolo di dottore in 293 mila, quasi 6 mila in meno rispetto al 2007. E’ la prima volta da quattro anni a questa parte che si registra un calo così vistoso: meno 2 per cento. Dal 2000 ad oggi si è registrata una vera e propria impennata di giovani e meno giovani dottori: da 160 mila a 293 mila. Dal 2005 al 2007 in particolare le università italiane hanno prodotto ben più di 299 mila laureati l’anno. Ma il calo registrato nell’ultimo anno lascia intravedere un’ inversione di tendenza. Il calo vistoso di laureati tocca in questo caso in particolare i dottori in Medicina e i colleghi di Veterinaria: meno 6 per cento e 7 per cento. Ma anche altre facoltà classiche come Giurisprudenza (meno 5 per cento) e Scienze della formazione (meno 4 per cento).

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