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20 maggio 2009

Università, via ai tagli. Scompaiono i corsi stravaganti

20% in meno di corsi di laurea nel prossimo anno accademico. Tradotto in cifre fino a 1100 tra corsi triennali e specialistici in chiusura. Un drastic20% in meno di corsi di laurea nel prossimo anno accademico. Tradotto in cifre fino a 1100 tra corsi triennali e specialistici in chiusura. Un drastico ridimensionamento da attuare entro il prossimo 15 giugno.  Dopo quella data, se l’offerta formativa sarà ridondante, ovvero conterrà troppi corsi privi dei necessari requisiti, a partire dal numero dei professori delle materie di base, verrà ridimensionata direttamente dal ministero dichiarandola fuori norma e senza valore legale. A fronte di questo ultimatum  negli ultimi due mesi i Senati accademici hanno tagliato decine e decine di corsi di laurea, in qualche caso anche facoltà. «La Sapienza» di Roma ha cancellato più di tutti. L’ateneo più grande d’Italia e uno dei maggiori in Europa è stato quello che ha tagliato più in profondità: 46 corsi. All’università di Siena ce ne sono 34 in meno. Firenze e Genova hanno previsto un taglio dell’ offerta rispettivamente del 20 e 15 per cento. La Federico II di Napoli, lo scorso anno, ha cancellato 9 corsi di laurea e ora si appresta a tagliare ben 100 insegnamenti. Roma Tre, Bologna, Ferrara e Bergamo elimineranno da uno a due corsi. Il Politecnico di Milano un corso nella sede distaccata di Cremona. Ancona ha soppresso 10 corsi e 100 insegnamenti. A Messina è stata eliminata addirittura una facoltà, quella di Statistica e altri 15 corsi di laurea. L’Orientale di Napoli perderà circa la metà dei corsi di laurea. In tutti gli atenei del Paese i Senati accademici stanno facendo i conti. La scure dei tagli si abbatte dovunque, innanzi tutto sui corsi creati più per ragioni accademiche che per soddisfare una reale domanda degli studenti. Corsi a volte stravaganti e pressoché deserti (come non ricordare a proposito il corso di laurea in verde ornamentale?) ma con tanto di cattedre e docenti. Via  all’accorpamento di corsi simili dunque con un conseguente snellimento delle docenze: tutto questo con buona pace del prestigio personale dei professori che si fregiavano di insegnare in quattro, cinque corsi contemporaneamente. Del resto il sistema accademico “vanterà” il prossimo anno un buco di circa 500 milioni di euro. E così via ai tagli. Sperando di non fare troppi feriti.

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