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28 giugno 2009

PISA: “IL CANNOCCHIALE E IL PENNELLO. ARTE E SCIENZA NELL’ETÀ DI GALILEO”.

Nel 1609Nel 1609, 400 anni fa, Galileo Galilei utilizzò il cannocchiale per osservare i corpi celesti.
Questa operazione è stata, per la cultura del tempo, un atto rivoluzionario: ha segnato il passaggio dalla cosmologia aristotelica all’astronomia moderna.
Diversi sono stati, a Pisa, gli eventi organizzati per celebrare il docente più illustre che l’Ateneo pisano abbia mai avuto. Tra questi va segnalata la mostra d’arte “IL CANNOCCHIALE E IL PENNELLO. ARTE E SCIENZA NELL’ETÀ  DI GALILEO”, visibile fino al 20 luglio al Palazzo Blu.
L’esposizione, attraverso 150 opere tra quadri, sculture, disegni, incisioni, libri e oggetti vari, racconta la stretta relazione tra la nuova scienza galileiana e la cultura figurativa nell’Europa del XVI secolo, con inedite incursioni nella letteratura e nella musica.
Il percorso prende il via dagli anni della formazione di Galileo. Interessante, in questa sezione, la lampada del Duomo e le sfere lasciate cadere dalla Torre di Pisa, oggetti tradizionalmente associati ai primi studi del giovane scienziato.
Un gruppo di opere analizza il rapporto di Galileo con la cultura delle principali città italiane del suo tempo: Bologna, Firenze, Roma. Non è trascurato il collezionismo enciclopedico dello studioso, a testimonianza delle sue ottime doti da divulgatore.
Uno spazio espositivo è dedicato al grande pittore Ludovico Cardi, amico del Galilei, e a quegli artisti maggiormente influenzati dalle teorie galileiane: Artemisia Gentileschi, Orazio Gentileschi, Lo Spagnoletto sono alcuni dei nomi da ricordare.
Una delle sezioni più importanti della mostra analizza l’impatto, sulla cultura del ‘600, del SIDEREUS NUNCIUS, opera scritta nel 1609, a seguito delle osservazioni fatte con il cannocchiale, in cui si dà notizia della scoperta dei 4 satelliti principali di Giove. A conclusione del percorso è possibile ammirare il celebre ritratto di Galileo di Justus Sustermans.
Galielo Galileo non è solo il vanto di Pisa ma dell’Italia intera; egli fu un innovatore; seppe incarnare l’ideale umanistico di una scienza realmente utile nella quale importanza capillare ebbe, per la prima volta, l’applicazione tecnica.

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