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15 luglio 2009

Il J8:la carica dei “grandi” di domani

Se è vero che,come citaSe è vero che,come cita un famoso proverbio popolare, ad essere giovani si impara da vecchi, i grandi del G8 hanno trovato un valido modello a cui ispirarsi. Infatti, contemporaneamente al famoso G8 de L’Aquila, tenutosi dall’8 al 10 luglio, l’Unicef ha organizzato dal 4 al 12 la sua annuale edizione del J8, il summit dei “piccoli” della Terra. I protagonisti sono adolescenti dai 14 ai 17 anni, 54 per la precisione, provenienti dagli 8 paesi membri del G8 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti) e dei principali paesi in via di sviluppo ( Brasile, Cina, Egitto, India, Messico e Sudafrica). Il compito è quello di riunirsi attorno ad un tavolo e confrontarsi su alcune delle tematiche che vengono affrontate nell’analogo summit degli adulti. Quest’ anno quindi il carnet era ricco di argomenti interessanti tra cui ricordiamo: la creazione di nuove regole per combattere la crisi economica, il rilancio del commercio internazionale, lo sviluppo dei paesi poveri, e in particolar modo dell’ Africa, la sicurezza alimentare e l’accesso all’acqua, la politica internazionale (con uno sguardo speciale all’ Afghanistan e alla Corea del Nord) e il tanto discusso accordo sui cambiamenti climatici. Accordo risoltosi, con un mezzo successo ( o mezzo insuccesso che dir si voglia).
A rappresentare l’Italia 2 bambini e 2 bambine,tutti di Meda (Milano), scelti tra i vincitori della J8 Competition 2009, un contest in cui i giovani studenti hanno presentato i propri elaborati riguardanti i principali temi in agenda del G8 e J8. Questi poi sono stati giudicati da un apposita commissione composta da un partecipante alla passata edizione della manifestazione, un rappresentante dell’Unicef e dei Ministeri dell’Istruzione e della Gioventù. I loro nomi sono Elisa Asnaghi, Fabio Giorgetti, Camilla Grassi e Thomas Oggioni, tutti quattordicenni dalla carriera scolastica di tutto rispetto.
L’avventura comincia il giorno 4 quando la delegazione dei 54 si riunisce a Roma per lasciare dei messaggi scritti ai loro rappresentanti senior. Tutti questi biglietti vengono infilati in un gigantesco orecchio di cartapesta di 4 metri circa, esposto proprio accanto al Colosseo. Un chiaro invito ad “ascoltare” la voce delle persone. A seguire un workshop di cucina multietnica a cura del famoso chef Gualtiero Marchesi. Perché è vero che la tolleranza e la scoperta dell’altro si impara anche a tavola, a partire da piccoli ma importanti gesti. Ma non dimentichiamo che questi futuri leader hanno avuto un compito molto gravoso da svolgere: quello di produrre proposte e richieste poi personalmente presentate dall’intera delegazione, capitanata dal Ministro per le politiche giovanili Giorgia Meloni, al summit dei grandi della Terra, riunito a Coppito il giorno 9. I lavori dei nostri giovani rappresentanti si sono soffermati in particolare su 3 punti dell’agenda poc’anzi presentata: la crisi economica, i cambiamenti climatici, lo sviluppo dell’Africa e l’istruzione, tema aggiuntivo scelto dalla maggioranza dei delegati. Tutti hanno lavorato suddivisi in 4 gruppi, coordinati da altrettanti facilitatori, ossia figure specializzate che hanno il compito di stimolare il dibattito e ricondurlo sui giusti binari quando l’attenzione svicola. Alla fine di ogni giornata veniva poi organizzato un momento di confronto in cui i gruppi esplicitavano il senso delle loro riflessioni, in vista della stesura del documento finale. La bozza è stata scritta più e più volte per giungere alla soluzione definitiva, quella approvata integralmente da tutti i partecipanti. La discussione e la volontà di inglobare e condividere il punto di vista di tutti i partecipanti è stata sentita come un esigenza primaria, lasciando a tutti la possibilità di esprimere eventuali dissensi.
Un vero lavoro certosino e, senza dubbio, un grande successo diplomatico a cui i “grandi” non ci hanno ancora abituato!
Il documento,che è possibile consultare sul sito www.g8italia.it ,nella sezione “Junior 8 summit”, si rivela un testo acuto,ma che purtroppo ha valore soltanto ideologico. Tuttavia è confortante sapere che tra i giovani, e in particolar modo i giovanissimi, ci sia una sensibilità e una conoscenza così profonda di queste tematiche. L’empatia con quelli che dovrebbero essere i problemi degli adulti lascia piacevolmente sorpreso chi pensava che nell’era postmoderna l’opportunismo,il disinteresse per il sociale e la soddisfazione del proprio ego fossero le principali preoccupazioni. Perfino quando posano assieme ai grandi per le foto di rito,questi ragazzi sembrano la loro versione 2.0. Una grande lezione per i piccoli bulletti di scuola come per i grandi bulli che affollano i Parlamenti del mondo: le nuove generazioni, quelle impegnate, vi osservano, ma hanno ben poco da imparare da voi. Per fortuna.

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