• Google+
  • Commenta
7 luglio 2009

Differenza e differenziata anche nell’Università

Differenza e differenziata anche nell'Università
Differenza e differenziata anche nell'Università

Differenza e differenziata anche nell’Università

Differenza e differenziata anche nell’Università: come e dove!

La plastica delle nostre bottigliette di acqua e dei bicchierini da caffè che diventa parte delle panchine su cui ci sediamo mentre aspettiamo i nostri amici nel cortile del campus.

Il nostro vecchio quaderno di appunti che ritorna nuovo di zecca sugli scaffali della cartoleria dove lo abbiamo comprato.

Questi sono i piccoli miracoli che pochi gesti consapevoli possono far avverare. E la protagonista è lei: la raccolta differenziata che fa la differenza, tanto amata e sostenuta dal cittadino comune, ancora ben lontana dall’essere messa  in atto per davvero.

Tutti ci siamo indignati di fronte ai cumuli di immondizia accantonati lungo le strade dei nostri paesi, tutti abbiamo urlato all’ingiustizia e abbiamo promesso che uno scempio del genere non sarebbe accaduto mai più.

Ma quanti di noi hanno dato davvero seguito alle parole? Pensiamo al nostro ambiente universitario:c’è la possibilità di differenziare i rifiuti? In parte si: tutto il campus pullula di bidoncini che raccolgono plastica e alluminio,ma purtroppo a causa dell’incuranza di noi tutti, i rifiuti vengono gettati alla rinfusa,senza soffermarsi troppo sul reale scopo per cui i bidoni sono lì. E la carta? Una nota dolente:in un luogo in cui per antonomasia, di carta se ne utilizza molta, non c’è la possibilità di smaltirla adeguatamente.

Differenza e differenziata anche nell’Università: ecco come farla, esempi da considerare

Esiste solo un piccolo raccoglitore nel terminal degli autobus. Quintali e quintali di fogli di quaderni, block-notes e quant’altro finiscono miseramente in un piccolo cestino posto nell’angolino di ogni aula.

Forse è importante capire la grande rilevanza sociale e ambientale della raccolta per fare in modo che i nostri gesti diventino più consapevoli per fare la differenza. Innanzitutto è utile chiarire un concetto: ogni nostra azione produce inquinamento, dal  bere un semplice caffè al guidare un automobile. La plastica che utilizziamo, il quantitativo di anidride carbonica che immettiamo nell’aria costituiscono un impiego di risorse naturali (acqua, petrolio, energia ecc.) che con la raccolta possono essere in gran parte risparmiate. Basti pensare che ognuno di noi produce circa 30 kg di plastica all’anno: se si riuscisse a riciclarla completamente,un comune di circa 100.000 abitanti riuscirebbe a risparmiare 10.000 tonnellate di petrolio e carbone. Non male.

Oppure che per produrre una tonnellata di carta vergine occorrono circa 15 alberi, 440.000 litri d’acqua e 7600 kwh di energia elettrica e per ottenerne di riciclata servono “soltanto” 0 alberi, 1800 litri d’acqua e 2700 kwh di energia elettrica (dati educambiente.tv 2008). L’osservatorio nazionale sui rifiuti,in seguito ad indagini, è giunto alla conclusione che in media ogni cittadino italiano produce quotidianamente circa 1,5 kg di rifiuti di varia natura. Ciò significa che in un anno gettiamo nei bidoni quasi mezzo quintale di materiale a testa.

Queste cifre dovrebbero indurci alla riflessione per fare poi la differenza: la raccolta differenziata segue il semplice principio secondo cui in natura non esistono rifiuti. Tutto viene riutilizzato,tutto fa parte di un ciclo che si ripete garantendo equilibrio ed armonia. Introdurre piccoli gesti pensati nella nostra esistenza quotidiana, gesti che hanno la finalità di salvaguardare le nostre risorse naturali e consentire un futuro migliore, più verde, alle generazioni successive, dovrebbero ripagare lo sforzo di dedicare maggior tempo allo smistamento dell’immondizia di casa, dell’università, di qualsiasi luogo pubblico dove se ne può produrre.

La raccolta che fa la differenza, effettuata porta a porta, oppure svolta tramite l’ausilio delle classiche campane che vediamo spesso nelle strade dei nostri paesi, ha indubbi vantaggi non solo sull’ estetica urbana (grazie all’eliminazione dei cassonetti), ma soprattutto sulla qualità della vita dei cittadini. Senza le pericolose discariche, grandi contenitori a cielo aperto dove vengono ammassati indistintamente rifiuti di varia natura, senza gli inceneritori, che rilasciano nell’aria diossina,  ne guadagna senza dubbio la qualità dell’aria che respiriamo, che non si mescola alle esalazioni tossiche provenienti dai materiali lì depositati. Ma a guadagnarci sono anche le nostre tasche di futuri contribuenti. Il DDL 152/2006 ha imposto a tutti i comuni di raccogliere entro il 2009 in maniera differenziata il 35% dei rifiuti. Ma lo scopo è quello di superare il 65% entro il 2010. Questa sfida viene lanciata agli organismi comunali a suon di sostanziosi incentivi: il principio applicato, in sintesi, è quello del “più inquini, più paghi. Più ricicli, più risparmi”. Tutto questo va a favore di noi cittadini che, in cambio della nostra buona volontà, possiamo ottenere agevolazioni fiscali e sacchetti per la raccolta gratis, sebbene le imposte sui rifiuti solidi urbani siano leggermente più salate.

Un esempio di grande città dove la raccolta si è insinuata con successo tra le abitudini dei cittadini è Torino. I cittadini della Mole hanno raggiunto nel 2007 la percentuale del 40,7 di raccolta differenziata. Probabilmente, ciò che manca a molti di noi è la cultura ecologica, la responsabilizzazione o molto più semplicemente l’aver presente che ogni nostra singola azione può avere un peso determinante sull’ambiente in cui viviamo. Per questo si rende necessario educare noi stessi e le prossime generazioni a vivere il riciclo dei rifiuti come un qualcosa che non va fatto alla leggera, ma con consapevolezza. E’ un gesto che costa fatica ma che alla lunga ripaga.

E’ giusto che le persone sappiano quanto i rifiuti non smaltiti o riciclati male possano essere dannosi alla propria salute e all’ambiente. E’ giusto anche che vengano fornite istruzioni più dettagliate e consigli utili su come smaltirli, magari facendo in modo che queste informazioni si trovino in posti accessibili, come ad esempio le dirette vicinanze dei bidoni. Sarebbe istruttivo organizzare campagne informative in strada, tra la gente, coinvolgerla direttamente in attività di sensibilizzazione al problema, farla sentire parte della soluzione.

La strada dell’informazione e dell’ educazione, intesa come aiutare i cittadini a partecipare attivamente alla gestione di un servizio che interessa loro, sono le piste da battere per accrescere la percezione che è il cittadino stesso ad avere in mano il proprio futuro.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy