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24 luglio 2009

“No alle docenze gratuite”

Meno di vMeno di venti giorni fa l’Onda pisana aveva occupato il Rettorato per mettere in luce le contraddizioni dei provvedimenti presi dal Senato Accademico a seguito della legge 133.
Ora il testimone della protesta passa nelle mani dei cosiddetti “precari della ricerca e della didattica” dell’Università di Pisa. Questi ultimi, di fronte all’ufficio protocollo in Lungarno Pacinotti, lunedì 20 luglio, hanno manifestato tutto il loro dissenso a proposito dell’ennesima nefasta conseguenza di tagli voluti dal Ministro della Pubblica Istruzione (o Distruzione?): le docenze gratuite.
Nei giorni scorsi, infatti, sono stati pubblicati i bandi di “assunzione” per l’anno accademico 2009/2010 che prevedono 175 contratti annuali di insegnamento alla facoltà di Lettere e a quella di Scienze, di cui 145 a titolo completamente gratuito. A questi si aggiungono i 16 gratuiti (su 22) a Farmacia e i 3 (su 4) a Lingue. Ai bandi possono partecipare anche i dottorandi, nonostante la loro posizione sia incompatibile, per legge, con incarichi di docenza.
Abbiamo imparato che la legge 133 prevede la possibilità di attivare insegnamenti sia in forma gratuita che retribuita (pur senza specificare le modalità e l’entità di tale retribuzione). L’ateneo pisano, con la decisione di effettuare gratuitamente la stragrande maggioranza dei corsi, ha portato alle estreme conseguenze tali provvedimenti. “Che fine hanno fatto – si chiedono i precari – i 600.000 euro per i contratti di insegnamento stanziati nel bilancio preventivo per il 2009? E cosa si intende fare dei 2 milioni e 660mila euro previsti per affidamenti interni a personale strutturato che pure da quest’anno, a norma di legge, non può più ricevere integrazioni di stipendio?”
La scelta dell’Università di Pisa di bandire corsi di insegnamento non retribuiti è un’iniziativa grave, che colpisce la dignità di coloro che prestano la propria opera intellettuale al servizio della formazione delle giovani generazioni. Essa risulta ancora più grave se si considera che i dottorandi, i contrattisti, i borsisti, gli assegnisti sono candidati a poter insegnare. Un vero e proprio paradosso: prima si nega a costoro lo status e i diritti di lavoratori, considerandoli alla stregua di “studenti” che fanno ricerca, poi li si vuole coinvolgere ad effettuare gratuitamente quelle attività di insegnamento senza delle quali le facoltà non potrebbero andare avanti. Bisogna, quindi, che l’Università chiarisca la posizione del personale di formazione: deve occuparsi solo di ricerca e essere, quindi, esentato dall’insegnamento, oppure, se è vero che anche l’attività didattica fa parte del processo di formazione di un ricercatore universitario, può ambire alla docenza che però deve essere pagata in maniera congrua rispetto al servizio svolto? È questo il punto di vista dei COBAS che sono schierati a favore dei precari della didattica e della ricerca di Pisa. È questo il punto di vista di tutte le persone dotate di un minimo di raziocinio. È questo il punto di vista della stessa Costituzione italiana che all’art.36 dice espressamente: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

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