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15 dicembre 2009

Funziona la mano bionica

La prima mano bionica mossa dal sistema nervoso del paziente funziona. È stata impiantata a un volontario ventiseienne (con amputazione dell’arte superiore) nel Campus Biomedico di Roma, da un team composto da tre chirurghi, due anestesisti, tre neurologi e un bioingegnere. In questa prima fase del progetto l’arto è stato rimossi dopo circa un mese di addestramento del paziente.
L’arto è stato realizzato nell’ambito del progetto “LifeHand”, della Scuola Sant’Anna di Pisa, finanziato dall’Unione Europea per circa due milioni di euro.
Sono stati necessari parecchi mesi si allenamento, dopo il quale i quatto elettrodi necessari al controllo dell’arto sono stati inseriti all’interno delle fibre nervose. Con l’impianto di questi filamenti biocompatibili all’altezza dei nervi mediano e ulnare l’uomo può controllare il movimento della protesi di mano sensorizzata, comandabile dal soggetto per vie neurali, anziché meccaniche e muscolari, e capace al contempo di restituire al soggetto informazioni sensoriali.
La mano bionica pesa circa due chili, è dotata di meccanismi d’acciaio, palmo e copertura in fibra di carbonio e dita in alluminio, della stessa misura di una mano umana. Le dita sono tutte indipendenti una dall’altra: il trapiantato riesce già a chiudere il pugno, serrare le dita e muovere il mignolo.
Un vero successo per tutte le istituzioni partecipanti: la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha progettato e realizzato la mano biomimetica e gli algoritmi di comunicazione tra essa e il sistema nervoso del paziente, l’Università Campus Bio-Medico di Roma (Unità Operative di Neurologia, Ortopedia e Traumatologia, Anestesia, Ingegneria Biomedica), che ha avuto la responsabilità della sperimentazione clinica, l’ IBMT Institute Fraunhofer Gesellshaft, che ha progettato e prodotto gli elettrodi e l’Università Autonoma di Barcellona, presso cui ha avuto luogo la sperimentazione degli elettrodi tf-LIFE su animali.

Adesso che la scienza ha provato che è possibile connettere uomo e parte di macchina si apre una nuova sfida: installare protesi artificiali neuro-controllate che siano stabili, che sostituiscano a tutti gli effetti gli arti mancanti.

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