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28 dicembre 2010

Tomba monumentale di S.Sidero e i suoi insoluti Misteri

La Tomba monumentale di S.Sidero
La Tomba monumentale di S.Sidero

La Tomba monumentale di S.Sidero

La tomba monumentale di S.Sidero riportata fortuitamente alla luce durante i lavori per un metanodotto un maestoso sepolcro di pietra e altri tre tumuli coevi ma misteriosamente a diverso rito di sepoltura.

Era un uomo di 35 anni, un giovane ricco di nascita, l’uomo che verso la fine del IV sec. a.c. fu inumato nella magnifica teca di pietra bianca ritrovata fortuitamente fra i detriti trascinati dal fiume Bagni ai piedi del monte Temponeto.

Ci troviamo in Calabria, nella piana di S. Eufemia, località S.Sidero, non distante dal sito invece a lungo cercato, e ora in corso di scavo, dell’antica città Magnogreca di Terina, florida tanto da battere moneta. Dopo due millenni e trecento anni, quella tomba è di nuovo sotto gli occhi di altri uomini, genti della stessa stirpe di quell’abitante antico : i suoi probabili e ignari discendenti l’ammirano nelle sale del Museo Archeologico di Lamezia Terme, nuovo nome di nuova città della piana nel cui comprensorio è stata ritrovata.

E’ la prima volta che una tomba con queste caratteristiche viene trovata in Calabria, mentre esemplari di dimensioni simili esistono a Lipari, Metaponto e soprattutto in Sicilia.

Il ritrovamento della tomba monumentale di S.Sidero avviene durante i lavori per un metanodotto, che data la vicinanza al sito, e secondo le norme di quella che oggi viene definita “Archeologia preventiva”, vengono seguiti dall’occhio vigile della Dott.ssa Giovanna Verbicaro. Sarà lei, insieme al Dott. Roberto Spadea, a Lucia Bianchi e Carlo Scuderi, ad occuparsi degli scavi che porteranno alla luce, in un’area di soli 50 mq , ben quattro diversi tumuli, tutti databili fra la fine del IV sec. a.c. e l’inizio del III.

Tumuli vicini eppure del tutto differenti fra loro, non solo nella struttura materiale ma anche nella tipologia del rito di sepoltura . L’ultimo in ordine di classificazione – quello di pietra – e il primo, che è fatto di tegole, sono sepolture ad inumazione: ricevono cioè il cadavere integro. Nel terzo il cadavere è stato cremato, mentre il secondo tumulo presenta un rito di cremazione parziale : solo le ossa del defunto venivano preservate dall’incinerazione. Sono stati ritrovati nella stessa area anche due ustrina, fosse di discreta profondità dove i cadaveri venivano bruciati. Nel loro sostrato – enigma nell’enigma – non si trova nessuna traccia di carbone. Come venivano bruciati i corpi? Perché non veniva usata legna? E soprattutto: a cosa si deve questa varietà di rituali concentrati in un tempo e in uno spazio così limitati?

Ancora da accertare anche la natura e la provenienza della pietra  della  tomba monumentale di S.Sidero – Eolica forse – che compone le 5 lastre della nostra teca, agganciate agli estremi della base con incastri ad elle rovesciata. Per mantenere l’esatto ordine di incastro gli antichi costruttori incisero 4 lettere dell’alfabeto greco – iota, kappa, lambda, tau – tuttora utili e intatte. Ma intatti sono anche i suoi misteri. La tomba infatti, fastosa e imponente, a parte delle ossa e una piccola lucerna a pittura nera non contiene nulla. A cosa si deve l’assenza del corredo funebre? E chi era veramente il giovane che vi ha riposato per millenni? Un Greco, o forse un Brettio? Terina cadde sotto le armi dei Bretti, popolo osco-italico autoctono, proprio alla fine del IV secolo.

Nulla di certo è ancora possibile dire, a parte una cosa. Si conserva negli archivi del museo un disegno risalente al 1921, opera dell’Archeologo Paolo Orsi che per lungo tempo si interessò alle meravigliose antichità di questi luoghi. Il disegno ricalca una descrizione di oggetto visto da genti del posto ma mai ritrovato. E’ molto preciso, e assolutamente identico, con i suoi profili a doppio spiovente, alle lastre che coprirono per millenni la nostra teca affiorando soltanto durante le secche del fiume.

Intervenuti alla conferenza Stampa sulla tomba monumentale di S.Sidero, a parte gli Archeologi responsabili, l’Antropologa fisica, Dott.ssa Mattei, la Soprintendente ai Beni Culturali della Calabria Dott.ssa Bonomi, il Sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza e la Prof.ssa Giovanna De Sensi Ordinaria di Storia Greca all’Università della Calabria e delegata del Sindaco ai Beni Culturali. Tutti hanno auspicato il proseguimento degli scavi in quell’area, ai quali ha finora partecipato anche l’Associazione Archeologica Lametina, nella speranza di restituire a Terina una delle sue tre perdute necropoli.

Giulia De Sensi

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