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7 aprile 2011

Costa d’Avorio: presto un ritorno alla calma?

Dopo quattro mesi di guerriglia tra le forze del presidente uscente Laurent Gbagbo e quelle del neoeletto Alassane Ouattara, si preparano le trattative per le dimissioni del primo.La situazione ad Abidjan la capitale economica della Costa d’Avorio Yamoussoukro è la capitale ufficiale – sembra quasi tornata alla calma. Laurent Gbagbo, il presidente ivoriano uscente che rifiuta di cedere il potere a Alassane Outtara, dichiarato vincitore dalla comunità internazionale nelle ultime elezioni del novembre 2010, ha riconosciuto ieri in una telefonata all’emissione francese LCI che la sua armata è stata chiamata al cessate il fuoco dopo la disfatta dei suoi armamenti da parte delle forze aeree francesi e dell’ONU. “Le condizioni delle dimissioni di Gbagbo sono l’unica cosa che resta da negoziare” ha dichiarato mercoledì 6 aprile su France Info Alain Juppé, ministro francese « des Affaires étrangères et européennes ».

Il quattro aprile gli elicotteri dell’Onuci –la misssione dell’Onu in Costa d’Avorio- insieme a quelli francesi sono entrate in azione bombardando numerosi punti strategici tenuti dai guerriglieri pro Gbagbo. Tra gli obiettivi colpiti: la residenza di Gbagbo a Cocody, il palazzo presidenziale, il campo militare di Agbam nel comune di Adjame. La Francia che si difende dall’accusa di essere entrata in guerra contro le milizie di Gbagbo, giustifica la sua azione in virtù della Risoluzione 1975 adottata nella scorsa settimana dal Consiglio di Sicurezza dall’ONU che autorizza l’ONUCI « à utiliser tous les moyens nécessaires pour s’acquitter de la tâche qui lui incombe de protéger les civils menacés d’actes de violence physique imminente, dans la limite de ses capacités et dans ses zones de déploiement, y compris pour empêcher l’utilisation d’armes lourdes contre la population civile ».

Alain Juppé fa sapere che soltanto la Corte penale internazionale potrà prendere delle decisioni riguardo una possibile perseguimento penale nei confronti di Gbagbo. Più di millecinquecento persone sono state uccise in Costa d’Avorio dalla fine di novembre 2010. Il procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno-Ocampo ha condiviso le sue preoccupazioni riguardo le presunte atrocità commessure in particolare nell’Ovest del paese dove, a quanto rivelerebbe l’emissione Europa1, alcune persone sarebbero state bruciate vive.

Da quando Abidjan è in preda ai saccheggi e alla violenza centinaia di francesi hanno richiesto le forze della “Licorne” l’operazione congiunta a quella dell’Onuci per il mantenimento della Pace in Costa d’Avorio. Domenica l’Eliseo ha deciso di raggruppare la comunità francese – circa 12000 persone- in tre punti, senza ordinarne l’evacuazione. Circa 250 stranieri, soprattutto libanesi e francesi hanno lasciato Abidjan per raggiungere Dakar (Sengal) e Lomé (Togo).


Dalle elezioni ad oggi: quattro mesi di guerriglia.

Il 31 ottobre e il 28 novembre 2010 gli ivoriani sono chiamati alle urne. I risultati del voto fanno sperare in un grande cambiamento per un paese straziato dalla guerra civile ed in preda ad un marasma economico. Un momento importante perché per la prima volta nella storia del paese le candidature alle elezioni sono aperte a tutti. Si presenta anche Ouattara candidato del RDR -Rassemblemeins des républicains-, impossibilitato a presentarsi nelle precedenti elezioni a causa di dubbi espressi sulla sua nazionalità.

Il 2 Dicembre
la commissione elettorale annuncia la vittoria di Ouattara, con il 54,1 % dei voti riconosciuta dall’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Unione africana, la comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (Cédéao) e il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il giorno dopo la Costa d’Avorio ha due presidenti: il Consiglio Costituzionale proclama infatti Laurent Gbagbo presidente, con il 51,4%.

I due presidenti prestano giuramento, e Ouattara fa dell’Hotel du Golf di Abidjan il suo quartier generale. Inutile qualsiasi tentativo di mediazione diplomatica tra i due. L’Hotel du Golf è protetto dai soldati della missione ONU in Costa d’Avorio (Onuci). La comunità internazionale decide di aumentare le pressioni su Gbagbo: la Cédéao sospende la Costa d’Avorio, l’Unione Europea decide di ricevere soltanto gli ambasciatori nominati da Ouattara.

In marzo l’ONU annuncia centinaia di morti e più di 90000 civili rifugiatisi in Liberia. Le forze dell’Onuci sono portate a 9000. Il 28 marzo le forze di Ouattara che tengono il nord del paese lanciano una violenta offensiva verso il sud. Tre giorni dopo Yamoussoukro la capitale politica cade senza combattere. Tra il 31 marzo e il 1 Aprile le forze di Ouattara arrivano alle porte di Abidjan dove si svolge la battaglia finale attorno al palazzo presidenziale e alla residenza di Gbagbo. Il 2 Aprile viene commesso il massacro di Duékoué nell’ovest del Paese, l’ONU accusa le forze di Outttara di essere responsabile della “maggior parte delle vittime”, ma il Presidente smentisce.

Rinforzata, la missione francese “Licorne” presente in Costa d’Avorio dal 2002 e che comprende ormai 1650 soldati, occupa l’aeroporto internazionale di Abidjan. Il 4 Aprile iniziano gli attacchi aerei uniti a quelli dell’ONU. L’obiettivo è quello di colpire i bastioni di Gbagbo. Il 6 Aprile confinato in un bunker della sua residenza, Gbagbo sembra aprire la strada alle trattative per le sue dimissioni. “Sono in corso delle trattative ma non ancora una resa” dichiara l’Eliseo.

Benedetta Michelangeli

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