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17 aprile 2011

Il coaching

Il coaching è una disciplina relativamente recente. Nata nel mondo anglosassone qualche decennio fa si sta sviluppando in Italia solo a partire da 10-15. Sono però ancora in pochi a conoscerne le caratteristiche e le potenzialità. Inoltre bisogna tener presente che la parola stessa “coach” si presta a molteplici interpretazioni.

Come per tutte le nuove discipline definire una cosa nuova è sempre solo un tentativo. Se pensiamo ad un coach sportivo ad esempio potremmo pensare subito al coach di una squadra calcistica e credere che sia quello l’unico significato della parola. Un allenatore sportivo è una persona che conosce la disciplina ed è in grado di creare schemi di gioco, allenamenti, schieramenti in campo che risultino vincenti. In realtà questa è solo una delle accezioni possibili della parola Coach.

Può risultare utile pensare ad una delle origini etimologiche della parola coach: in inglese la parola “coach” significa “carrozza”, “vettura”. Dunque il coach può essere considerato come una “vettura” che permette al “coachee”, colui che decide di salire sulla vettura, di arrivare nella destinazione che si è prefissato.

Coaching dunque può anche l’attività che avviene tra un coach e un coachee. Il coach in questo caso è una persona che avendo seguito un ben preciso iter di formazione e preparazione sia in grado di fare in modo che il secondo trovi nuove risposte, nuove consapevolezze e nuove possibilità nella sua vita, personale e lavorativa. Il coachee è la persona che si avvale del coach. Bisogna subito chiarire che il coach non è necessariamente un esperto nel campo del coachee. Non dà risposte e consigli al coachee. Al contrario fa in modo, utilizzando tutta una serie di strumenti, procedure, accorgimenti, che sia il coachee stesso a trovare dentro di sé nuove letture e nuove possibilità.

Il presupposto del coaching può essere fatto risalire all’antico pensiero della maieutica socratica. Quest’ultima poneva l’accento sul fatto che fosse auspicabile e più utile fare in modo che l’altro partorisse la sua verità, invece che convincerlo della propria verità. La maieutica come “arte di aiutare” dunque. E contrapposta all’idea di “insegnare” qualcosa a qualcuno. Non si tratta di una differenziazione valoriale. Infatti entrambe le attività, “insegnare” ed “aiutare a scoprire autonomamente” hanno una loro ragione d’essere e risultano attività utili in specifici contesti.

Per comprendere il coaching può risultare utile paragonarlo a discipline affini, ad esempio la formazione. Di solito un consulente formatore è chiamato in causa quando il cliente necessita di risposte, di sapere da fonte esterna cosa fare e perché. Un formatore è una professionista esperto in un’area, in grado di offrire nuove letture, spunti, possibilità inesplorate. Un coach è invece un professionista che non conosce le risposte ma, se vogliamo, sa fornire le giuste domande affinché il cliente trovi le sue risposte.

Di solito il rapporto tra un coach ed un coachee inizia con quest’ultimo che chiede una o più sessioni di una durata temporale concordata reciprocamente. Il presupposto fondamentale è che il coachee abbia identificato su cosa intende lavorare. Sarà compito del coach chiarire dettagliatamente qual è l’obiettivo specifico che si intende raggiungere attraverso la sessione. Tendenzialmente il processo si basa sul fatto che il caoch faccia domande e ascolti attentamente le risposte che riceve dal coachee. Dall’ascolto delle risposte il caoch capirà cosa chiedere successivamente per esplorare ulteriormente una questione o un determinato aspetto. Sarà sempre responsabilità del coach restituire al coachee un feedback su quanto ha ascoltato, ma non un giudizio! Il coach infatti non deve e non può giudicare giuste o sbagliate le risposte che riceve. Semmai può offrire al coachee le sue impressioni su quanto ha ascoltato, ma sempre nell’ottica di stimolare nel coachee ulteriori prese di consapevolezza e nuove letture dell’oggetto della sessione. Il coach dunque continuerà la sessione facendo esplorare la questione al coachee, ragionando soprattutto su quale sia l’obiettivo che intende raggiungere e su cosa gli impedisce di farlo (gli ostacoli).

Continuerà il suo lavoro stimolando il coachee a individuare un piano d’azione che gli consenta di superare (o rimuovere) gli ostacoli e lo motiverà lasciandogli intuire e percepire quanto e come migliorerà nel momento in cui avrà raggiunto il suo obiettivo. Teoricamente chiunque potrebbe avere interesse nell’avvalersi di un coach, così come chiunque, teoricamente potrebbe aspirare a diventare un coach. Penso a studenti che potrebbero decidere di puntare a questa professione e penso a docenti, quadri, dirigenti che potrebbero decidere di scoprire e quindi adottare uno stile relazionale vicino al coaching. Se da una parte infatti si potrebbe decidere di certificarsi come coach professionisti, dall’altra si potrebbe decidere di scoprire le potenzialità di questa disciplina ed utilizzarne alcuni strumenti nelle proprie attività quotidiane. La potenza del coaching risiede infatti nella sua valenza, appunto, maieutica: non pretende di dire alle persone cosa fare, ma ha l’obiettivo di fare in modo che le persone arrivino a capire cosa dovrebbero fare, in che modo e perché.

Di solito quando una persona arriva da sola a capire cosa dovrebbe fare e perché, risulta molto più motivata nel passare all’azione, perché sente una propria motivazione interiore ad attivarsi, rispetto a quando, invece, sente di “dover fare qualcosa”, perché “imposta” da altri.

Esistono diverse scuole di pensiero sul coaching, così come esistono delle associazioni internazionali che hanno l’obiettivo di regolamentare i percorsi di certificazione di tale “nuova” professione. Chi fosse ulteriormente interessato all’argomento potrebbe tranquillamente cercare sul web tutte le realtà esistenti ed informarsi sulle credenziali di ciascuna. Si scoprirebbe poi che esistono diversi tipi di coaching: life coaching, business coaching, corporate coaching,

Ciò che cambia è l’ambito nel quale si va a lavorare: vita personale, mondo del lavoro, etc… Ma l’impianto teorico-metodologico, così come i presupposti fondamentali della relazione coach-coachee rimangono gli stessi. Io rimango a vostra disposizione per eventuali ulteriori curiosità dovessero nascere in voi.

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