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8 Maggio 2011

Proverbio indiano per migliorare se stessi secondo Stefano Tassone

Proverbio indiano
Proverbio indiano

Proverbio indiano

Da un proverbio indiano per migliorare se stessi secondo Stefano Tassone.

Capita spessissimo per non dire quasi sempre a ciascuno di noi di criticare ciò che vediamo intorno a noi. Ci capita di notare comportamenti scorretti. Ci capita di notare scelte sbagliate.

Ci capita di vedere commettere errori. Spesso la prima cosa che facciamo è quella di criticare apertamente ciò che notiamo. Critichiamo amici e conoscenti, familiari e parenti, colleghi e docenti. Esiste dentro di noi una tendenza ancestrale a notare negli altri ciò che vi è di “sbagliato”. Possiamo anche estendere il ragionamento alla nostra tendenza di porre in tutto ciò che è al di fuori di noi stessi etichette quali “inadatto”, “inefficace”, “inadeguato”, “inutile”, “non proficuo” e così via.. Vediamo degli esempi.

Ci troviamo di fronte ad una nuova procedura, una nuova materia da studiare, una nuova lingua da imparare, un nuovo software, un nuovo macchinario.. e ben presto ci ritroviamo a dire: “non funziona”, “è impossibile studiarla o praticarla”, “è progettata male”, “è troppo complessa”, “è inadeguata”, e così via… Siamo cioè inclini a leggere in ciò che è fuori di noi “ciò che non va”! In realtà invece risulterebbe molto più proficuo prendere in considerazione qual è l’atteggiamento che noi stessi stiamo dimostrando di avere nei confronti della questione.

Sarebbe molto più utile e corretto chiedersi: in che modo sto approcciando questa cosa? Con quale strategia? Con quale impegno ed energia? Molto spesso risulta più facile vedere il “limite” fuori di noi che dentro noi. Risulta più comodo scaricarsi di dosso la responsabilità di ammettere che forse siamo noi che stiamo innalzando barriere, evitando di metterci realmente in gioco, evitando di attingere alla totalità della nostra energia, conoscenza, impegno. Ecco quindi che volendo raffigurare con una immagine il processo cui diamo vita…puntiamo il dito verso ciò che è fuori di noi, per criticarlo, per denunciarne i limiti, per indicarne i “difetti”.

A questo punto entra in ballo l’antico proverbio indiano.. il quale recita: “ogni volta che puntiamo il dito verso qualcuno o qualcosa…dovremmo considerare che tre dita della stessa mano stanno puntando verso noi stessi! Sì proprio così! Provate per crederci! Individuate di fronte a voi qualcosa che desiderate criticare, che non vi sta a genio, che non vi soddisfa.. tendete il braccio e puntate il dito.. e dite a voi stessi se non è vero che tre dita della stessa mano stanno puntando voi stessi!! Ciò dovrebbe farci riflettere, non credete? State additando qualcuno o qualcosa per indicarne limiti, difetti, difficoltà… quando in realtà potreste chiedere a voi stessi cosa ci sia in voi stessi che potreste modificare per cambiare la lettura di ciò che “non vi piace” fuori di voi!

Quindi mi permetto di ricordare a voi, come faccio quotidianamente con me stesso, di cambiare atteggiamento nella vostra vita.. Ogni volta che qualcuno o qualcosa non vi piace.. invece di puntare il dito.. chiedetevi cosa voi potreste fare per modificare la relazione tra voi e la cosa che non vi và a genio! PS: mi auguro al contempo che nessuno di voi da adesso in poi inizi a puntare qualcuno o qualcosa con tutte le dita distese!!!

Stefano Tassone

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