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14 marzo 2012

Climb Yourself è la risposta? L’intervista agli ideatori

Sabato 10 marzo a Roma si è tenuto il seminario di formazione personale Climb Yourself. Il seminario, che svolge la funzione dell’antipasto rispetto al corso, è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire e migliore la gestione della propria vita quotidiana, superando i limiti e gli ostacoli che la stessa pone davanti.

Un tipico esempio possono essere le difficoltà incontrate dagli universitari per affrontare gli esami, per raggiungere la laurea o per superare un colloquio di lavoro.

Dietro a questo progetto ci sono due importanti figure: Stefano Tassone e Daniele Nardi. Stefano Tassone è un acclamato coach formativo, mentre Daniele Nardi è un importante alpinista d’alta quota, che ha raggiunto svariate fra le più alte vette mondiali.

Noi di Controcampus abbiamo incontrato i due autori di questo programma per farcelo spiegare e soprattutto capire se veramente ci può essere utile, in vista del seminario che si terrà a Pescara il 17 marzo.

  • Cosa vi differenzia dagli altri metodi in circolazione?

Daniele Nardi – “Credo che quello che ci differenzi sia, oltre che il metodo, la concretezza. In un momento di difficoltà italiana così forte spesso ci si butta su tante parole, ma senza fatti che le seguano, Climb Yourself si basa sui fatti e lo fa utilizzando la mia testimonianza diretta. Infatti io ho notato che quella che utilizzavo dentro l’ufficio era la stessa strategia mentale che applicavo in alta quota. Verificato ed accertato che ho scalato cinque montagne di 8000 metri e che ho tracciato delle vie nuove vi è una concreta dimostrazione che queste stesse strategie funzionano.

  • Tre metodologie per un unico obiettivo, come si integrano nel seminario?

Stefano Tassone – “Climb Yourself è prima di tutto un programma fatto di contenuti e metodologie, per essere erogato in incontri a numero chiuso di due giornate. Dal corso a numero chiuso di due giornate abbiamo pensato, per far conoscere, per far toccare con mano a più persone che magari non si sentono pronte per fare una full immersion di due giornate intere, di creare il seminario che tratta degli argomenti del programma completo del corso. Chi poi dal seminario dovesse ritenersi interessato, può dircelo ed avere le informazioni per fare il corso completo.

Daniele Nardi – “ClimbYourself in sostanza nasce dalla fusione di due elementi: da una parte il testimonial sportivo e dall’altra il coach formatore. Mettere insieme queste due cose abbiamo visto che è fortemente di impatto per le persone, perché si uniscono la credibilità alla tecnica formativa, che sono qualcosa che ultimamente mancano nei corsi di formazione in generale.

  • Insomma possiamo considerare il seminario una sorta di antipasto?

Stefano Tassone – “Credo che la parola antipasto renda l’idea, perché fa assaggiare la qualità e comunque, rimanendo in tema di cibo, è un antipasto corposo che sazia, poi è chiaro se hai tanta fame devi mangiare di più e per quello c’è il corso.

  • Il vostro programma formativo si avvale di tre metodologie differenti: la Media Interactive Generator (MIG), il Breathing Power e l’Extreme modeling performance (XPM). Iniziamo a dire che cosa è la MIG?

Stefano Tassone – “La MIG nasce dalla nostra esperienza – la mia come coach formatore, quella di Daniele come frequentatore di corsi da tanti anni a questa parte – che ci ha portato ad assistere a giornate d’aula dove si fanno vedere dei filmati di grandi performer, sportivi e non, che però non sono presenti in aula. Noi invece proponiamo attraverso la MIG filmati video effettuati da Daniele in persona in presa diretta e con lui testimone in aula.

Daniele Nardi – “Si si fanno vedere dei momenti molto veri di quello che io faccio in montagna perché Clymb Yourself nasce per questo: vedendo quelle immagini d’impatto si possono introdurre i vari temi della formazione. Sono immagini vere, non è il classico film che parla di …, è l’immagine vera che ha vissuto chi è già dentro l’aula. Le persone si devono emozionare quando devono imparare qualcosa, se non si emozionano rimane tutto vuoto. Noi l’emozione la creiamo con la nostra credibilità e con le nostre immagini vere.

  • Il Breathing Power?

Stefano Tassone – “Il Breathing Power è il potere del respiro. E’ un insieme di tecniche basate sulla sinergia tra una base di respiro che mutua dallo yoga, dal pranayama, con esercizi di visualizzazione mentale dove si danno in stato di assoluta e completa veglia degli stimoli. Questa metodologia viene ripresa nel outdoor training.

  • L’ XMP?

Stefano Tassone – “L’Extreme Modeling Performance mutua da una cosa che non abbiamo inventato noi, ma già altri prima di noi avevano parlare di modellamento. Modellamento non vuol dire imitare qualcuno, ma vuol dire estrapolare le strategie mentali e comportamentali che la persona attua per raggiungere dei risultati. Studiando ciò, chiunque può imparare a trovare le sue immagini, le sue strategie in modo tale da tirare fuori il meglio che ha. Nonostante non sia così scontato che estraendo le sue strategie vincenti, ne replico il modello, perché ci sono tante altre variabili che intervengono. Di certo (ed è stato dimostrato a livello scientifico) io innesco molta potenzialità di quella che ho, ma che non sapevo di avere. Il termine extreme sottolnea l’origine dei nostri studi: le performance estreme, dove in pochi al mondo sono riusciti. Questo è importante perché non ci si basa più sulla fortuna, ma sulla tecnica, sul capire determinate dinamiche che divengono basi quotidiane applicate alla disciplina che interessa alla persona.

  • Il concetto di talento va perdersi, o meglio tutti siamo in grado di fare qualunque cosa studiando?

Daniele Nardi – “No, perché? Noi partiamo sempre da una matrice ispirazionale che uno ha scritto nel proprio DNA. Io porto la mia testimonianza da sportivo, anch’io ho fatto a volte delle cose senza sapere esattamente cosa facessi, ma non per questo io non ho avuto il mio talento che in modo naturale mi ha portato a fare delle cose. Il problema è quando avvengono i momenti di crisi: come si fa a ritrovare la motivazione? Da che cosa si parte per ritrovare quel qualcosa che tu hai ma per qualche motivo l’hai disperso? Come si fa? Si aspetta del tempo? Può permettersi uno Scumacher o un Alonso di aspettare due anni prima di ritrovare la motivazione? Ci sono dei meccanismo che possono riabilitare in tempi più veloci? ClimbYourself da una risposta a questo.

Stefano Tassone – “Chiaramente noi non garantiamo alle persone di diventare un talento, Climb Yourself dice “possiamo darti gli strumenti concreti per farti tirare fuori il potenziale che hai dentro” e quello che hai lo sai tu, noi non diremmo mai cosa devi fare o come devi farlo. Invece tu ci dici quello che vuoi fare e se sei disposto a metterti in gioco ti possiamo dare questi strumenti che ti permettono di ottenere più risultati, ma non di diventare un talento, quello è scritto nel DNA.

  • Come avete iniziato a collaborare dando vita a questa metodologia?

Daniele Nardi – “Nel 2007 io purtroppo ho organizzato una spedizione alpinistica, coinvolgendo un certo numero di persone. Marco Mazzocchi della Rai ha seguito la spedizione con una troupe televisiva, c’erano dei giornalisti e dei collegamenti, con una visibilità mediatica che solitamente le spedizioni alpinistiche non hanno. Così oltre ad essere un giovane alpinista mi è stato riconosciuto il ruolo di giovane performante capo spedizione. La tragedia che ci ha colpito è stata che uno dei nostri è scomparso su quella montagna; io non ho scelto che uno degli alpinisti non tornasse più a casa, purtroppo. Quindi come ho fatto da tutto questo a ristrutturare la perdita di un amico e ricominciare a scalare? Facendo questo percorso qui. Io mi sono messo in gioco. Nel momento in cui io sono entrato in crisi, ho dovuto ristrutturare alcuni pensieri e prendere consapevolezza di come ho fatto a fare delle cose, come ho fatto a far si che il mio talento mi portasse sulle vette. Ed è esattamente così che abbiamo strutturato il corso, in un percorso fatto proprio a montagne, in cui ogni passo ti permette di scalare la vetta del successo, facendo tutta questa serie di passi uno riesce a prendere una consapevolezza con un metodo che fa riferimento a queste tre tipologie.

Stefano Tassone – “ In questo momento drammatico della sua vita, da capo spedizione lui ha dovuto giustificare quello che era accaduto. In quel momento lui ha avuto modo di conoscere me e abbiamo deciso di fare un lavoro insieme. Siamo andati a ristrutturare quello che era accaduto trasformando quello che poteva essere un ostacolo come un concetto legato a crisi. Noi siamo convinti della verità orientale per cui la parola crisi è scritta con due ideogrammi: uno significa pericolo, problema e l’altro significa opportunità. Tutto noi ci troviamo difronte a momenti di crisi ma se noi occidentali pensiamo alla parola crisi solo in maniera negativa, gli orientali la vedono in maniera neutra come se fosse un bivio, e solo la persona può scegliere come affrontarla.

  • Perché date così tanta importanza ai bisogni, primo step del vostro corso?

Stefano Tassone – “Perché alla base di tutto c’è l’essere umano con i suoi bisogni. La domanda che noi poniamo è “Siamo consapevoli dei nostri bisogni reali?” o forse stiamo vivendo investendo tempo, energia, denaro inseguendo bisogni che non sono nostri, ma sono quelli che ci hanno inculcato. E ipotizzando che io sia consapevole dei miei bisogni siamo sicuri che stia agendo verso la reale concretizzazione del bisogno? Queste sono le due domande potenti e chiave che le persone dovrebbero porsi. Spesso il bisogno è chiaro,ma si sbaglia il processo di conseguimento, comportando anche dei danni dal punto di vista psico-fisico. Altre volte invece si rendono consapevoli solo una volta messi di fronte alla scelta, e allora iniziano a lavorare sul raggiungimento del loro vero bisogno.

  • I livelli subito successivi riguardano i valori e le credenze

Stefano Tassone – “Sì, si pone la domanda cosa ha valore nella vita. E qui si aprono due strade, una vede i valori conciliabili tra loro e quelli che divergono, l’altra è fra i valori nostri personali e quelli che ci vengono imposti dalla nostra educazione, ma che in realtà non ci appartengono. Noi cerchiamo di creare un bilanciamento fra queste cose, ovviamente non abbiamo la risposta, perché la risposta ce l’ha già la persona, noi possiamo solo spingere la persona a raggiungere questo compromesso con se stessa. Allo stesso modo con le credenze. Ciò che facciamo dipende in larga misura da quello che noi crediamo possibile e fattibile. La domanda è di cosa siamo convinti? Una volta risposta a questa domanda si liberano infinite potenzialità nascoste.

  • Perché è così importante motivare gli altri, tanto che voi lo indicate in ben due punti del vostro programma?

Stefano Tassone – “Perché equivale a come ci relazioniamo con il prossimo. Quando una persona sotto la nostra responsabilità sbaglia come è giusto agire? Daniele può portare la sua testimonianza di leadership quando si è trovato in un campo base, stremato, al freddo, con pochissima acqua, come ha fatto a mantenere motivate le persone che gli stavano intorno? Anche qui il caso estremo, come esempio valido per il quotidiano, perché lì loro rischiavano la vita, qui in ballo c’è molto meno.

  • Non ti viene mai da pensare a quanto siano banali i problemi delle persone che vengono ai vostri seminari, visto che il metodo è stato creato mentre tu rischiavi la vita in alta quota?

Daniele Nardi – “Assolutamente no. Io ritengo che ogni problema che le persone affrontano è un problema estremo. E’ estremo per la persona se questa non riesce a dormire la notte, perché pregiudica la tranquillità di tutti i giorni. Climb Yourself parte proprio dal presupposto che tutti i problemi siano estremi e vadano affrontanti come tali, magari anche divertendoci.

  • A conclusione del vostro percorso c’è la Vision, che cos’è?

Stefano Tassone – “In poche parole si parte dal presupposto che tutto ciò di cui uno ha bisogno c’è, bisogna solo imparare ad educare il cervello ad attrarre quello che già c’è, ma che non riesce a cogliere. Noi diciamo alle persone “se non decidi tu dove vuoi essere fra un tot di tempo a fare cosa, stai sicuro che qualcun altro lo farà al posto tuo (i media, la pubblicità, le lobby, il caso), per evitare di ritrovarsi un giorno a dire “se tornassi indietro non mi comporterei in determinati modi”.”

  • Non è umana l’insoddisfazione verso le proprie scelte passate, il rimproverarsi per le scelte fatte?

Stefano Tassone – “C’è sicuramente questa componente, ma chiaramente se ci si ferma a riflettere prima, a fare un punto della situazione chiaro, le probabilità di arrivare a settant’anni e chiederselo diminuiscono radicalmente. Durante il seminario noi insegniamo una strategia che ovviamente va oltre queste semplici domande. Seguendo i nostri input, lasciandosi trasportare, visualizzadosi su dove vorrebbe essere nel breve periodo per riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissatoti sul lungo.

  • Nel seminario cosa sviluppate di questi punti?

Stefano Tassone – “Nel seminario non si possono toccare per intero questi punti, ma si lavora sui bisogni, si passa a toccare il tema motivazionale sia per se stessi che per gli altri e ci si occupa ampiamente della vision. Ovviamente per un lavoro più efficace e funzionale si rimanda al corso completo.”

  • Le uscite in outdoor come sono costituite?Vi è bisogno di una certa preparazione?

Stefano Tassone – “Per chi intende seguire il corso di due giornate, c’è la possibilità di uscire in arrampicata o in orienteering. Si crea un contesto in cui si fa un lavoro che dura molto di più che facendo il seminario in cui ci sono solo pochi minuti per mettere in pratica il sapere acquisito. Ovviamente alla base vi è la teoria che predispone la mente, il respiro e poi i messaggi che ti dai da solo di autostima e di serenità.”

Daniele Nardi – “Anche se in futuro contiamo di fare qualcosa di più estremo. Ovviamente per queste attività non è necessaria nessuna capacità. L’outdoor nasce perché ci siamo resi conto che tutte le parole che noi diciamo durante i corsi, possono essere attivate immediatamente tramite il fare. Ovviamente così si arriva a capire l’importanza del lavoro di gruppo , dell’affidarsi all’altro, del bisogno che c’è dell’altro, dell’importanza del non procrastinare una decisione, perché non ci sono i tempi per farlo.”

  • Ancora una volta l’importanza della gestione del tempo..

Stefano Tassone – “Le persone pensano di gestire bene il loro tempo, ma in realtà non riescono a dare la giusta priorità. Seguono una logica, ma non una priorità. E a volte essa diverge dai criteri più logici e automatizzati. Sembrano cose ovvie, ma la mia esperienza mi porta a dire che la maggior parte delle persone non lo fa in modo ottimale. Spesso se non si è allenati si va di istinto, ma l’istinto non sempre ha ragione.”

  • I n Italia quanto è importate la figura del formatore?

Stefano Tassone -“E’ talmente importante che nonostante ci sia la crisi, le aziende continuano ad investire nella formazione e nella crescita di chi resta a lavorare al loro interno. Il ritmo del mondo sta cambiando talmente velocemente , che se non ci si ferma un attimo e si ascolti chi ci aiuta a vedere le cose da un altro punto di vista, si diventa antichi in un istante. Oggi è fondamentale fermarsi e fare una sorta di check, capire cosa si sta facendo, se lo si sta facendo bene, con quali competenze e con quali consapevolezze. E questo lo si fa solo per rimanere competitivi.”

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