Alessio Ceccherelli su e-learning e didattica partecipativa

Redazione Controcampus 6 Giugno 2011

Si parla ormai da molti anni di innovazione didattica, di utilizzo delle nuove tecnologie, di rivoluzione metodologica ed epistemologica del processo di insegnamento apprendimento: il punto di Alessio CeccherelliTermini, concetti, sistemi complessi come e-learning, costruttivismo, collaborative learning inondano la letteratura scientifico-pedagogica, adducendo ragioni di opportunità storica e culturale.

Nel momento di rendere operative queste metodologie, e di dare un volto pratico a parole come e-learning e costruttivismo, iniziano però le idiosincrasie strutturali di sistemi dall’identità forte come la scuola e l’università.

Se da un lato ogni università italiana ha il suo centro e-learning, o comunque sta aprendo all’e-learning come necessaria prospettiva dell’immediato futuro, dall’altro la “cultura” dell’e-learning (con tutto il suo corollario teorico) fatica – e non poco – a farsi strada tra le aule delle nostre accademie.

C’è ancora una sostanziale diffidenza e ignoranza rispetto a cosa si può fare grazie al supporto di una piattaforma didattica, e soprattutto a come si possa farlo. Molto spesso, almeno nel corpo docenti italiano, la stima nei confronti della formazione on line è piuttosto bassa: una sorta di modello Radio Elettra avanzato, con lustrini tecnologici a fare da effetti speciali.

A dire il vero, in moltissimi casi, la realtà dei fatti è piuttosto simile a questo modello; ma questo non preclude le tante potenzialità migliorative insite nell’e-learning. Potenzialità che, del resto, risiedono in gran parte proprio in quell’innovazione metodologica di cui si parlava, e che è racchiudibile nelle parole magiche del costruttivismo e del cooperativismo/collaborativismo.

L’esperienza portata avanti in questi ultimi tre anni negli atenei della Sapienza e di Tor Vergata, grazie a due corsi gemelli che hanno avuto l’e-learning come loro forma e sostanza, ha evidenziato che l’ignoranza e la diffidenza riscontrabile tra i docenti è presente in eguale – se non maggiore – misura anche tra gli studenti.

Ignoranza perché 9 su 10 non ne avevano mai sentito parlare, e fin qui niente di strano; ma ad essa si è aggiunta la diffidenza non tanto verso qualcosa che, del resto, non era conosciuto, quanto verso un modo diverso di approcciarsi al proprio apprendimento e – questo sì è strano – verso quelle nuove tecnologie che quotidianamente e “naturalmente” usano per comunicare. L’impatto, insomma, è stato spiazzante: in tutti e tre gli anni e in entrambi i corsi. Ma scendiamo nel dettaglio.

I due insegnamenti sono parte di una laurea magistrale. Negli anni presi in considerazione (dal 2008/2009 al 2010/2011), la partecipazione è stata in totale di circa 90 studenti, suddivisi in gruppi di numero variabile da 3 a 7 studenti. La progettazione del corso ha previsto alcuni incontri in presenza ed una “pausa” di un mese dopo le lezioni teorico-pratiche, in modo da permettere la definizione della progettazione e la realizzazione pratica del corso in e-learning sulla piattaforma di testing appositamente predisposta.

Dopo la pausa i gruppi hanno dovuto presentare al resto della classe il corso da loro creato. Per ogni lezione, oltre ad una parte di introduzione teorica all’e-learning basata su “classiche” lezioni frontali, era prevista una parte laboratoriale di interazione con l’ambiente formativo previsto per la realizzazione del corso.

Tra un incontro e l’altro, durante la settimana, gli studenti erano tenuti a interagire in piattaforma in un percorso semistrutturato: a turno ogni componente del gruppo doveva svolgere una sintesi della lezione svolta, e gli altri membri avevano il compito di discuterne, integrando, correggendo, migliorando, offrendo spunti di dibattito; i vari studenti dovevano inoltre popolare un glossario dell’e-learning sulla base dei concetti ritenuti più importanti tra quelli emersi nelle varie lezioni.

Il progetto del corso, fatto in gruppo, doveva essere elaborato e definito collettivamente tramite un wiki. L’esame orale non era previsto.

Durante i tre anni, la fase di riprogettazione finale del corso, ha portato ad alcune modifiche e integrazioni:

  • se nei primi due anni era programmato un solo incontro dopo la pausa, quest’anno ne è stato aggiunto un altro, al fine di consentire ai gruppi di “aggiustare” il proprio lavoro sulla base delle indicazioni del docente e di eventuali commenti da parte degli altri studenti;
  • è stato aggiunto un diario pensato per l’autovalutazione, con lo scopo di indurre gli studenti a riflettere gradualmente sul proprio percorso di apprendimento: alla fine del corso, è stato chiesto anche di darsi un voto in trentesimi. Nel primo anno questo elemento era assente, mentre nel secondo è stato reso esplicito soltanto alla fine del corso, come semplice strumento di autovalutazione ex-post. Quest’anno, esplicitarne subito la presenza e la funzione ha costituito una sorta di esperimento, per vagliare il grado di capacità metacognitiva di studenti che ormai possono considerarsi adulti, e che devono pertanto sempre di più abituarsi a prendere possesso del proprio apprendimento: gli esami non finiscono mai, è vero, ma non si può pensare che per tutta la vita ci possa essere un “professore” a dirci se sono superati e a darci un voto;
  • il test di verifica è passato da strumento di autovalutazione (con due tentativi liberi, senza limiti di tempo) a strumento di valutazione oggettiva (con un solo tentativo, da fare in 90 minuti): il motivo risiede nell’esigenza – emersa in fase di riprogettazione – di avere uno strumento più “solido” per testare l’apprendimento degli elementi teorici; a tal fine, da domande esclusivamente a risposta chiusa multipla, si è passati ad una struttura mista di risposte aperte e risposte chiuse multiple. Alla struttura del corso e alla modalità di valutazione è stato dato ampio spazio durante la prima lezione, tramite l’esplicitazione del cosiddetto “patto formativo”.

Come anticipato in precedenza, l’impatto ricevuto durante questa primissima fase di presentazione del corso è stato di sostanziale disorientamento, se non di perplessità e scetticismo: l’argomento “e-learning”, e tutta la complessità che lo contraddistingue, è risultato praticamente sconosciuto (dato ricavato sia da colloqui in classe che da un breve questionario introduttivo disponibile on line), nonostante sia d’uso comune da ormai 15 anni e venga ritenuto un po’ a tutti i livelli come l’inevitabile futuro prossimo della formazione quantomeno superiore.

Questo feedback iniziale ha avuto del resto riscontro in piattaforma, in cui l’attività on line ha faticato ad avviarsi: lo strumento che si utilizza nella vita di tutti i giorni per comunicare con i propri amici o per informarsi non necessariamente viene riconosciuto come spazio di apprendimento.

Anzi. Una buona percentuale di studenti non ha neanche tentato l’accesso tra il primo e il secondo incontro, e in linea generale l’andamento degli accessi delle prime due-tre settimane ha avuto una forma sinusoidale, con – paradossalmente – picchi in alto durante le ore di lezione in presenza, e un livello molto basso durante la settimana.

Già nella seconda lezione, comunque, con la ripetizione di alcune caratteristiche del corso e con l’entrata nel vivo del lavoro, la percezione in aula ha cominciato ad essere quella di un interesse vivo e di un’attenzione sempre piuttosto alta, a dispetto delle 4 ore di durata di ogni singolo incontro.

Con differenze sostanziali tra un gruppo classe e l’altro, a prescindere dall’anno e dall’Ateneo di riferimento, la crescita è stata tendenzialmente lenta ma graduale, presentando un’accelerazione dell’attività soltanto dopo circa un mese di lezione, e continuando poi in un crescendo piuttosto costante.

Il lavoro da fare in piattaforma (sintesi, discussioni e voci di glossario) ha di norma rispettato i tempi previsti, ma solo dopo continue e doverose sollecitazioni da parte docente, sia in aula che a distanza.

Il feedback conclusivo riguardo al corso è stato abbondantemente positivo. I testi di autovalutazione proposti negli ultimi due anni hanno fatto emergere alcuni punti interessanti. L’abitudine ad un modello didattico basato sull’individualità e sull’acquisizione di conoscenze ne rende difficile l’abbandono in favore di un modello differente, più responsabilizzante, ma alla fine del processo didattico i timori, le paure, le perplessità iniziali scompaiono quasi del tutto.

Molto apprezzata risulta infatti essere la possibilità, offerta dallo spazio on line e dal lavoro di gruppo, di mettere in gioco e in discussione i propri punti di vista e la propria capacità di autoapprendimento, elementi fortemente legati al lavorare in squadra e al continuo contatto con gli altri.

Se la prima fase, in cui l’attività in piattaforma era riservata pressoché esclusivamente al dibattito degli argomenti trattati a lezione (partecipazione che risultava dunque semi-indotta dal docente), ha evidenziato una certa “sofferenza” nello stare in piattaforma, nella seconda fase di lavoro di progettazione e realizzazione l’interazione è aumentata in maniera notevole, fino a far riconoscere quell’ambiente virtuale del corso come luogo di scambio finalizzato al proprio apprendimento.

Non sono mancati problemi di interazione e di coordinamento all’interno del gruppo, soprattutto in quei gruppi formatisi per varie ragioni “sul momento”, ovvero senza che i diversi componenti si conoscessero in precedenza. Ad ogni modo, tra i 19 gruppi che si sono formati nei tre anni soltanto in 2-3 casi è emersa una conflittualità forte, tanto da inficiare il lavoro collaborativo e da richiedere – in vari modi – l’intervento del docente.

Anche dal mio punto di vista l’esperienza di questi tre anni sta fornendo elementi di soddisfazione e di riflessione, sia metodologica che socioculturale. Una didattica che resti ancorata a modelli troppo rigidi e di impostazione comportamentista risulta sempre più difficile da condividere, proprio perché le attuali generazioni arrivano all’università con un tale bagaglio di saperi informali e di competenze alternative rispetto al proprio percorso di studi che sarebbe davvero un peccato non tenerne conto, quantomeno come elemento di motivazione e di stimolo.

Far apprendere nuove conoscenze e nuove competenze, per mezzo anche di competenze e conoscenze già possedute, facilita notevolmente il superamento di uno degli scogli più ardui per un docente: convincere i propri studenti della loro necessità di apprendere, e dei vantaggi che l’apprendimento porta con sé.

Allo stesso tempo, però, sarebbe sciocco credere che il solo sapere informale posseduto dallo studente possa bastare all’apprendimento, e il solo lavoro di gruppo – quello pratico e concreto finalizzato alla “costruzione” di un qualcosa nella più classica prospettiva costruzionista – non sempre risulta essere il più adeguato.

È il motivo per cui quest’anno il test è stato reso più rigido e vincolante rispetto al passato, andando a costituire uno degli elementi che contribuiscono alla valutazione finale: sebbene esso non rappresenti il migliore degli strumenti docimologici, è però in grado di fornire una sufficiente oggettività di valutazione riguardo ad alcune nozioni e concetti di base.

Esso contribuisce, del resto, a fornire un feedback sulla bontà delle lezioni in presenza, e sulla chiarezza espositiva del docente. Soprattutto, però, il test rappresenta ancora un buon sistema per “costringere” lo studente a concentrarsi su alcuni argomenti, e a mettere in campo la propria capacità di apprendimento simbolico-ricostruttiva, come direbbe Francesco Antinucci, vale a dire basata su un medium che – nonostante tutto – risulta ancora importantissimo nella società attuale: il libro.

Dal punto di vista socioculturale, questi tre anni dimostrano che la strada da fare è ancora tanta, se non altro per quanto riguarda la diffusione di una certa cultura e di una certa mentalità rispetto all’apprendere, sia lato docente che lato studente. Non sono soltanto i primi a dover accettare la sfida di un rapporto rinnovato e più integrato rispetto alle tecnologie digitali e della rete.

Anche gli studenti, i giovani, devono rendersi conto di almeno due cose: 1) Internet e il computer possono (devono?) essere efficacemente inseriti nel proprio “ecosistema” di apprendimento, al di là di Wikipedia e di un word processor che consenta si fare tesine e relazioni; 2) non è più possibile continuare a demandare ad altri la responsabilità del proprio apprendimento, ma bisogna prendere in mano sin dall’inizio le redini metacognitive della propria capacità di cambiare, ovvero di apprendere, cominciando dal mettersi in gioco, in discussione, esporre il proprio punto di vista al vaglio critico di altri punti di vista, e riflettendo costantemente sui propri progressi e sulle proprie difficoltà.

È un lavoro faticoso perché non si è abituati a farlo, ma sono anche e soprattutto il mondo del lavoro e la logica del lifelong learning a chiederlo, con malcelata ipocrisia, da più di qualche anno, senza però fornire gli strumenti e le chiavi giuste per poter consentire questo cambio culturale e di mentalità. Ecco perché, almeno all’università, risulta essere esigenza sempre più imprescindibile. A partire da adesso.

Alessio Ceccherelli

 

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto