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16 giugno 2011

The Hunter – il cacciatore

Il regista iraniano Rafi Pitts ci porta nel luogo della sua infanzia, una Teheran ancora tesa nonostante i trent’anni passati dalla Rivoluzione, per raccontarci la storia di un uomo, Alì, che cerca disperatamente di passare più tempo con la sua famiglia. I turni lavorativi notturni non gli permettono di condividere pienamente la sua vita con la bella moglie e la figlioletta, e ciò provoca nell’uomo una lacerazione che lentamente lo porta al limite della sopportazione.

Il protagonista è solo uno dei tanti abitanti della città che negli ultimi anni è scesa a patti con il progresso. I cittadini, che a tutte le ore del giorno percorrono la giungla di autostrade per fare avanti e indietro dalla propria abitazione al luogo di lavoro, la chiamano ironicamente Los Angeles, proprio per sottolineare la recente perdita di identità di Teheran, la cui vita è scandita dai ritmi della società moderna.

Il cemento asettico fa da sfondo alla disperazione di Alì, la cui felicità familiare è stata sradicata dal progresso tecnologico che lo ha portato all’isolamento e alla pazzia. La morte improvvisa della moglie durante uno scontro tra polizia e manifestanti, e la conseguente scomparsa della figlia, sono la goccia che fa traboccare il vaso. L’uomo si ritrova solo, davvero questa volta, senza un rifugio dove potersi ritrovare, senza alcuna ragione per cui portare avanti la sua esistenza.

La tensione aumenta e investe violentemente lo spettatore, che sa che qualcosa sta per accadere. Alì prende il suo fucile da caccia e, mirando a caso nel traffico autostradale da un’altura, uccide due poliziotti. Segue la fuga e la cattura a nord della città, nella foresta dove l’uomo amava praticare il suo passatempo preferito. La sua vita è segnata per sempre.

Pitts ha centrato il segno mirando dritto al cuore dell’intimo di ognuno di noi. La vicenda di Alì è quella di un uomo qualsiasi che si sente strappato ai suoi cari senza poter fare nulla se non eruttare tutta la sua rabbia su chi ritiene responsabile della propria tragedia, in questo caso l’autorità statale. Il protagonista è un ex galeotto che non è stato aiutato a rientrare nella società; costretto a lavorare di notte e trasformato cosi in una bomba ad orologeria, è un eroe negativo dei nostri tempi, una pedina di un sistema troppo grande per essere cambiato.

Nel protagonista, interpretato dallo stesso regista, è racchiusa tutta l’ingiustizia dell’umanità che si muove inconsapevolmente verso un destino di dolore e disperazione senza via d’uscita. La fotografia del 1980 su cui si apre la prima scena della pellicola, risalente alle celebrazioni per il primo anniversario della Rivoluzione Iraniana, dichiara subito la volontà di Pitts di raccontare una dimensione di violenza che, partendo dalle vicende storiche del paese, arriva a profanare la profonda intimità dell’essere umano, figura vuota che muove i suoi passi in una desolazione mortifera rappresentata perfettamente dal paesaggio spento della foresta e della città.

La scelta del regista di girare durante il periodo invernale in una foresta spoglia e dai colori freddi è la mossa vincente che fa del film un piccolo gioiello della cinematografia iraniana e mondiale. Prediligendo una violenza psicologica a quella visiva più immediata, Pitts riesce con misurazione ed intelligenza a raffigurare un mondo, quello lento e micidiale della burocrazia, fatto di interminabili silenzi, in cui i giovani, il 70% della popolazione iraniana, sono continuamente in attesa di risposte circa il proprio futuro.

I due poliziotti che catturano Alì, sono anche loro vittime di una situazione fuori controllo in cui l’individualità si perde nei corridoi di un labirinto che termina in un oscuro vicolo cieco. Ciascuno crede di fare la cosa giusta, cerca di salvare la propria anima, ma non c’è scampo per nessuno.

Il cast, composto da attori non professionisti ad eccezione della giovane Mitra Hajjar, è riuscito ad infondere al film un senso di realismo e di oppressione che sicuramente non lascerà indifferente il pubblico. Pervasa da un’ atmosfera neorealista, la pellicola può avere diverse chiavi di lettura, tra cui quella politica, ma è lasciato a chi guarda interpretare lo sguardo attento del regista su una realtà, quella della sanguinosa “lotta tra poveri”, che da sempre tormenta ogni angolo del nostro pianeta.

Titolo Originale: The Hunter

Paese / anno: Iran, Germania / 2010

Regia: Rafi Pitts

Sceneggiatura: Rafi Pitts

Montaggio: Hassan Hassandoost

Montaggio sonoro: Noemi Hampel

Scenografia: Malak Khazai

Fotografia: Mohammad Davudi

Produzione: Thanassis Karathanos, Mohammad Reza Takhtkeshian

Distribuzione: Fandango

Durata: 92 min

Data di uscita: 17 giugno 2011

Interpreti: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat, Ali Mazinani, Amir Ayoubi, Ossta Shah Tir, Hossein Nickbakht e Gholamreza Rajabzadeh

Gabriele di Grazia

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