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12 agosto 2011

Angela Pellicanò – Il corpo del sogno

Una fittissima sovrapposizione di piani iconografici mostra le mutazioni imponderabili, sospese tra la profondità sensoriale e il più fine surrealismo onirico.

Palpitanti di una vita silenziosa anche quando esibiscono forme istologiche desertificate, i soggetti e le storie dell’artista Angela Pellicanò rivelano una moltitudine di condizioni possibili e una serie di cause ed effetti psichici e fisiologici che investono le due sfere opposte del sogno e del reale da cui dipende la vita umana.

In lei e nella sua opera, queste condizioni riescono a orbitare leggere, intorno alla stratificazione materica e cromatica che emerge anche dalle forme delicatissime e patetiche della figura umana.

Una figura, quindi, che entra ed esce tacitamente dalle trame, sottoponendosi a traumi ed incanti: s’ingigantisce o si riduce mentre si rapporta di continuo con le allegorie e le rappresentazioni della mente onirica, materiale fecondo e rischioso: sentiero che di rado s’interseca con i grovigli della coscienza. Sostanza inaccessibile alla veglia.

L’impronta sottile di fragilissimi frammenti si va ricostituendo in un’unità che si comporta come un ossimoro quando, scoprendosi, si frantuma nuovamente nella lettura, senza tuttavia provocare una rottura sul piano della conoscenza, piuttosto uno stordimento solo in apparenza estraniante.

Dante Maffia, nel segnalare i pesanti abusi subiti dalla pittura nella contemporaneità, esalta il contributo della Pellicanò, sottolineando la tendenza dell’artista a voler comunicare attraverso una forma riflettente le sedimentazioni e gli accumuli del sentire storico, etico ed estetico.

In effetti i diversi piani cromatici e le giustapposizioni dei soggetti possono essere investigati in due sensi: dalla superficie alla profondità e viceversa; in questo spostamento si avverte l’indagine di un livello comunicativo che si comporta come il linguaggio verbale e che, per questo, si avvicina alla prassi dialettica.

Di lei scrive Gabriele Salvatores: << la ricerca della comunicazione, i sogni misteriosi, a volte inquietanti, ma sempre concreti della Pellicanò e il dolore di una censura antica che pulsa nelle sue tele, sembrano contenere anche una piccola, tenera utopia: che il maschile possa proteggere questa creatività femminile lasciandola volare senza costrizioni. Come in certe specie di migratori, dove la femmina vola verso i paesi caldi e il maschio protegge il nido.>>.

Le sue rappresentazioni reclamano l’urgenza di una vita e di una dimensione temporale da rivolgere al metafisico, che si astraggano dal vissuto individualista per abbracciare una visione oggettivata del reale – ma non per questo meno emotiva – in cui la percezione sensuale e l’immaterialità dello spirito possano convivere, entrando e uscendo l’una dal perimetro dell’altra, metastoricamente.

L’artista, che di recente è stata selezionata dalla Fondazione Roma e invitata ad esporre per la LIV Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia (Padiglione Lazio), si trova impegnata anche in Calabria, nella provincia reggina, in una serie di iniziative legate alla galleria Techné Contemporary Art della quale è presidente.

Delia Dattilo

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