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2 ottobre 2011

Carnage: l’ultima “chicca” di Polanski

Una lite al parco. Un ragazzino di 11 anni colpisce un coetaneo al volto con un bastone. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. Queste si danno perciò appuntamento nell’appartamento della famiglia Longstreet, dove, inaspettatamente rimarranno “incastrate” per un intero pomeriggio.

Si parte da qui. Un atto unico, tutto d’un fiato, scenografia fissa, in cui gli iniziali convenevoli si trasformano in velenosi battibecchi.

E allora c’è Penelope Longstreet (Jodie Foster), pungente più di un cactus, mai al proprio posto, sempre in prima linea, saccente, a tratti isterica, incapace di arrendersi alla mediocrità che ahimè è perfettamente incarnata dal marito, Micheal Longstreet (John C.Reilly), padre inoperoso e vizioso.

Poi c’è Nancy Cowan (Kate Winslet), donna posata, silenziosa, palesemente frustrata da un marito che vive attaccato a un cellulare: Alan Cowan (Christoph Waltz) stimato avvocato cinico e sprezzante.

Inizia il gioco, quello delle parti. Dapprima coppia contro coppia, i Longstreet rimproverano i Cowan di aver educato il proprio figlio alla violenza, poi i Cowan, che si attaccano al riprovevole gesto di aver abbandonato il criceto giù per la strada. Poi mogli contro mariti ed è di nuovo palla al centro.

Un quadro completo, chiuso nelle quattro mura di un appartamento di New York che però raccoglie quante più combinazioni di carattere e relazioni sociali.

Un riferimento palese al capolavoro di Luis Bunuel, l’Angelo Sterminatore, in cui la classe borghese viene ripresa nelle sue vesti più ridicole, quasi ad indicare le assurdità eccentriche del genere umano, paralizzato nell’anima e prigioniero delle sue stesse istituzioni.

L’atmosfera ricostruita da Polanski è così assurda che l’anormalità diventa normalità, consuetudine: Nancy, nauseata dai discorsi inconcludenti vomita sui libri della signora Longstreet, la quale costringe il marito ad asciugarne le pagine col phon.Tutto è così stravagante, strambo; e allora tutto diventa comico, ironico, pirandelliano.

Una sottile ironia che diverte, fa sorridere.Quasi privo di una reale trama, il film riesce comunque ad estrarre dalla descrizione di un contesto mediocre, numerosi e sottili spunti riflessione su una società che predica l’eccezione ma resta inetta nella sua ignoranza.

Roman Polanski torna sul grande schermo col suo Carnage, basato sull’opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza, e lo fa in grande stile, con una attenzione al dettaglio propria del grande regista polacco.

Un’originalità che lascia il pubblico soddisfatto, una sofisticheria dei dialoghi che, messi in bocca ad un cast senza riserve, non poteva di certo deludere.

Margherita Teodori

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