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30 ottobre 2011

I primi vent’anni di Sonic

Lo scenario videoludico degli ultimi anni ’80 aveva visto esaurirsi l’era delle console ad 8 bit, con il lancio del Sega Megadrive ( “Genesis” negli Stati Uniti) da parte di Sega e, poco dopo, del Super Nintendo Entertainment System (SNES) da parte di Nintendo.

C’è da dire che con la precedente console ad 8 bit, il Nintendo Entertainment System (NES, “Famicom” in Giappone), Nintendo aveva conquistato il titolo di assoluto dominatore nel campo delle console, grazie alla tecnica innovativa che permetteva di far girare su NES tutta una serie di storici videgames, a partire da Donkey Kong, prima apparizione del personaggio che sarebbe divenuto la celebre mascotte di Nintendo, l’idraulico Mario. Quasi del tutto fallimentare si era invece rivelato il tentativo di Sega di tenere testa al Nes con il suo Master System.

Dunque, per quanto riguarda il passaggio ai 16 bit, Sega si trovava a competere con l’indiscusso dominatore del mercato, e nonostante il Megadrive risultasse più potente del SNES (la console di Sega girava a 7.6 Mhz contro i 3.58 Mhz della controparte Nintendo), l’azienda aveva bisogno di qualcosa che concentrasse l’attenzione del pubblico sul proprio prodotto.

Hayao Nakayama, allora presidente di Sega, non ebbe dubbi sul da farsi: ordinò ad una divisione dello studio (la AM8, che in seguito verrà denominata Sonic Team) di tirare fuori un personaggio “portabandiera” della compagnia, una mascotte caratteristica che rappresentasse la controparte di Mario, il quale nel frattempo mieteva successi con Super Mario World (1990), il primo capitolo delle sue avventure sulla nuova console di Nintendo.

I quindici componenti di AM8 cominciarono ad elaborare possibili personaggi prendendo ispirazione dai più svariati esponenti del mondo animale: una idea particolarmente acclamata aveva a che fare con uno scoiattolo capace di afferrare e lanciare oggetti. La trovata si dimostrò difficile da applicare, ma venne recuperata in un successivo famoso gioco di Sega, Ristar (1995). Si pensò allora ad un personaggio che potesse proiettarsi contro i nemici assumendo la forma di una palla: per incattivirne l’aspetto si pensò a degli aculei. Questo restringeva la scelta a due animali: il porcospino e l’armadillo. Il porcospino prese il sopravvento e nacque il cosiddetto “Mr. Needlemouse”, che avrebbe poi assunto il nome definitivo di Sonic.

Sonic è di colore blu per intonarsi al logo di Sega, mentre l’origine dei suoi stivaletti rossi e bianchi pare risalire al contrasto dei colori della copertina dell’album “Bad” di Michael Jackson (1987). Com’è Sonic? Innanzitutto veloce. La velocità è alla base del personaggio, il suo nome ha a che fare con l’assunto secondo cui correrebbe a velocità superiore a quella della luce. Ancorato all’età di 15 anni, Sonic rappresentava in un certo modo il tipico adolescente esplosivo ed impaziente, pronto a darsi da fare e stanco di ciò che è vecchio, lento e noioso.

Naturalmente l’intenzione era quella di decretarne la lontananza dal rivale Mario, lento e grassottello, e in generale dalla impostazione di Nintendo, principalmente orientata all’intrattenimento per le famiglie: Sega proponeva invece il proprio marchio, la propria console, e lo stesso Sonic, come quanto più “cool” fosse disponibile al momento, puntando ad un pubblico che andava ben oltre i ragazzini.

Va letta in questa chiave la spettacolare campagna pubblicitaria che l’azienda propose nei primi anni ’90: selvaggia e comparativa con crudeltà, era basata sullo slogan “Sega can what Nintendon’t” e prevedeva la presenza di celebrità dello sport e dello spettacolo come testimonial e spietate ridicolizzazioni della concorrenza (in uno degli spot un Megadrive è legato ad una auto da Formula 1, un Super Nintendo sul retro di un furgoncino dei gelati rotto).

Sonic appare per la prima volta nel racing game “Rad Mobile” (1991) in forma di un pupazzetto che penzola nell’abitacolo dell’auto che si guida; l’esordio ufficiale avviene invece il 23 Giugno 1991 con l’uscita del videogame Sonic The Hedgehog, naturalmente in esclusiva per Sega Megadrive (anche se in seguito trasferito anche sul citato Master System oltre che sulla console portatile di Sega, il Game Gear), che lo vede impegnato nella ricerca dei sei “Chaos Emeralds” prima che possa ottenerli il suo nemico Ivo Robotnik, che li userebbe per conquistare il mondo.

Il gioco era stupefacente, la grafica coloratissima, “piena”, e di una fluidità mai vista prima, il gameplay veloce ed articolato, tanto semplice da poter essere accessibile a tutti (il controllo del gioco era basato solo su frecce direzionali ed un solo pulsante), tanto ricco da non annoiare il giocatore più smaliziato. Il primo Sonic The Hedgehog, (dopo poco venduto anche in bundle con la console) vendette oltre 15 milioni di copie e, si è stimato, consentì a Sega di sottrarre a Nintendo il 65% del mercato.

Sonic era destinato a diventare una stella: negli ultimi anni il porcospino è apparso in oltre 70 videogames, contando quelli afferenti alla serie principale, spin-off, ed “altri” (come i due recenti giochi dedicati ai giochi olimpici che lo vedono fare coppia con il rivale di sempre, Super Mario).

Ancora, Sonic è stato protagonista di tre serie televisive, altrettanti lungometraggi, ed un cortometraggio di animazione, sei serie a fumetti, due manga. Fino al 1997 Sonic fu sponsor della squadra di calcio giapponese United Ichihara Chiba, e nel 1993 della team di Formula 1 Williams, oltre che del loro primo pilota, un certo Alain Prost (che proprio quell’anno vinse il titolo piloti).
Da un sondaggio effettuato a metà anni ’90 risultava che Sonic fosse più riconoscibile, da parte dei bambini americani, di Mario e Mickey Mouse.

l tempo, però passa per tutti. Il personaggio di Sonic ha reagito sorprendentemente bene allo scorrere degli anni, ma non c’è dubbio che dall’era “post-Dreamcast” la qualità di molti dei giochi che lo vedevano protagonista fosse andata gradualmente abbassandosi, anche forse in relazione alla sempre difficile transizione verso le tre dimensioni di un videogame progettato per il 2D: in ogni caso, i migliori risultati di questa nuova serie di avventure di Sonic (Sonic Unleashed, 2008, e Sonic Colors, 2010) sembravano aver trovato una loro strada, presentando un Sonic dalla figura più slanciata ripreso dalle spalle mentre corre ed attacca in ambientazioni tridimensionali sviluppate in lunghezza, quasi si trattasse di un racing game.

Nel corso di quest’anno, naturalmente, non sono per niente mancate occasioni per festeggiare il ventesimo anniversario della nascita del personaggio, principalmente nella forma di sconti e promozioni sull’acquisto di buona parte degli episodi degli scorsi anni (ad esempio, chi ha un dispositivo iOS ha potuto usufruire gratuitamente di un capitolo di Sonic 4).

Culmine delle celebrazioni sarà senza dubbio l’uscita, prevista per i primi giorni di Novembre, di un ennesimo videogame intitolato Sonic Generations. Disponibile per Nintendo 3DS, PC, Xbox 360 e PS3, Sonic Generations vede un nuovo misterioso nemico affacciarsi all’Universo di Sonic con l’intenzione di sconvolgere il flusso del tempo: ciò fa in modo che il Sonic dei giochi più recenti, rinominato Modern Sonic, venga a contatto con il “primo” Sonic (Classic Sonic) ed insieme decidano di combattere la nuova minaccia ripercorrendo il proprio passato, dunque scorazzando all’interno di ricostruzioni dei livelli di vecchi episodi del gioco, che per metà procedono in due dimensioni, per l’altra secondo modalità più attuali.

Sonic Generations è veramente un tributo all’icona Sonic pensato sia per mostare il cammino fatto finora ai “nuovi arrivati”, sia per garantire lacrimoni amarcord a chi nel 1991 era davanti ad un televisore con il joypad del Sega Megadrive in mano. Con in più una certezza. Sonic continuerà ad esserci. D’altra parte, a vent’anni si è nel pieno della giovinezza.

Pasquale Parisi

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