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19 dicembre 2011

Cassandra di Christa Wolf

“Cassandra” di Christa Wolf è il racconto che la celebre veggente figlia di Ecuba e Priamo fa della sua vita, proprio prima di trovare la morte a Micene. Il ricordo è scandito dall’alternarsi dei suoi stati d’animo ed è reso da una prosa incalzante, complici gli incisi che si susseguono a ritmo serrato. Talvolta con intento chiarificatore, come se la narratrice stessa cercasse di far ordine tra i ricordi e i pensieri, talvolta confermando la confusione che aleggia sui quei ricordi, in modo sorprendentemente realistico. Quasi si trattasse di un racconto in diretta, che non lascia spazio ad una linearità.

D’altra parte la narrazione è dettata da un’esigenza liberatoria. Alla fine del libro Cassandra dirà che “tutto quello che si deve vivere, l’ho vissuto” . Si tratta ora di ripescare i ricordi, che sembrano essere affondati. “Con questo racconto vado nella morte” , e per farlo è necessario rievocare.

E forse questo ritornare indietro sulle proprie parole significa non soltanto rimettere ordine, ma voler dare un significato al proprio vissuto. Lei che è narratrice e giudice di sé stessa. Prima di morire vuole testimoniare, ma forse prima di tutto vuole trarre un bilancio. “Non un dio, non un giudizio, me stessa soltanto. Chi rende così severo, perfino dentro la morte, perfino al di là di essa, il giudizio che pronuncio su di me.”

Si è subito preparati: in questo racconto nulla sarà indolore. “Faccio la prova del dolore. Come il medico punge un arto per verificare se è insensibile, così io pungo la memoria” . Perfino la storia dell’amore con Enea, fedele e innamorato, non lascia tracce di serenità. E’ un amore semplice, ma non del tutto realizzato. Sembra sempre mancare qualcosa alla sua completa attuazione. Ma quel qualcosa è destinato a non completarsi. Enea partirà, Cassandra morirà.


Christa Wolf
ha scritto Cassandra nel 1983, al culmine delle tensioni tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest. Il presente emerge in modo forte nelle pagine che parlano di vicende lontane. La Wolf nascosta in Cassandra può ammonire. Così questo diventa un libro contro la guerra, il sangue, la devastazione e la morte. Affiora anche il clima di emancipazione femminile di quegli anni ‘80: “Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere” . E a praticarla sono le donne della comunità dissidente dello Scamandro. E’ a loro, non agli uomini, che la Wolf attribuisce l’allontanamento e il rifiuto della violenza.

Benedetta Michelangeli

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