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16 gennaio 2012

Intervista al produttore Maurizio Santarelli della Trees Pictures

Il cinema, nella sua fase ultima di “fruizione”, è chiaramente una realtà conosciuta ai più.
Tutti ormai, con cadenza più o meno regolare, frequentiamo cinema e multisale e ci appassioniamo a determinati registi, di specifici generi, o andiamo a “decretare” alcuni attori/attrici quali nostri idoli o beniamini.
Ma quanti conoscono effettivamente il “cinema” nel suo insieme? Quanti conoscono o immaginano solamente, cosa si cela dietro a quello specifico film selezionato e di fronte al quale ci poniamo comodamente in poltrona, magari gustandolo insieme a un bel secchiello di pop corn?!

Quante vite dietro una produzione cinematografica, quali figure professionali “dentro e dietro” un film? Come funziona questo mondo? Di quali “ingranaggi” bisogna per funzionare?

Oggi Controcampus tenta di rispondere a queste domande, cercando di soddisfare le tante curiosità dei nostri lettori, aprendosi al mondo del cinema, però, da uno specifico punto di vista: quello della produzione cinematografica.
L’intento, nella fattispecie, è soprattutto quello di rispondere a quanti ci hanno scritto chiedendoci di affrontare questa tematica, in particolare studenti che oggi frequentano studi universitari legati al settore della cinematografia e degli audio-visivi.

Controcampus, ha l’onore e il piacere, quindi, di raccontarvi questo mondo tanto curioso e spesso “oscuro” della produzione cinematografica, attraverso gli occhi e il lavoro di un esperto per eccellenza del settore: il produttore cinematografico Maurizio Santarelli della Trees Pictures, casa di produzione che a 360° dell’audio-visivo (toccando sia la produzione di feature films che pubblicitaria).

Tra i tanti film prodotti di Maurizio Santarelli, basta ricordare l’ultimo lavoro (che ha fatto non poco parlare di sé) in co-produzione con Valeria Marini, “I want be a soldier”; ma anche “The moon and the stars”, ambientato nel mondo del cinema italiano durante la Seconda Guerra Mondiale; o ancora “Io, l’altro” con Raul Bova, “Il nostro messia”, “Thy Kingdome come”, “Hello, how are you?” e tanti altri (oltre alla produzione di importanti pubblicità per noti brand).

Andiamo quindi a conoscere il mondo della produzione, conosciamo dunque chi il cinema lo fa’ e lo sa fare da anni.

Il produttore: tutti sanno che esiste nel mondo del cinema, ma pochi conoscono la vera essenza di questo lavoro. Ma chi è, cosa fa un produttore?

Cominciamo dalla domanda più difficile così tutto il resto diventa semplice.
Come prima cosa deve individuare una sceneggiatura che gli piaccia e un regista che la realizzi e un buon cast che la interpreti. Poi deve trovare i soldi per fare il film. Scinderei da qui il “cosa fa” da “cosa faceva”. Fino a ventina di anni fa, dopo aver a trovare il denaro per il primo film, produceva con gli incassi i film successivi. Ora ci sono 3 tipologie di produttori. Quelli che controllano le grandi distribuzioni e producono le commedie di successo, quelli finanziari che sono quelli che artefici legati a contributi regionali, Europei, a crediti di imposta o fondi di investimento chiudono il budget del film, e poi in ultimo, e sono la maggior parte ancora in Italia, i sognatori, quelli cioè che avendo finanziata attraverso vari meccanismi una parte del budget investono il loro denaro o quello che riescono a farsi prestare, perdendolo, nella stragrande maggioranza dei casi. Io faccio parte della seconda categoria.

E’ improbabile che un bambino alla domanda “cosa vorresti fare da grande” risponda “Il produttore”! Maurizio, raccontaci la tua personale esperienza: produttori si nasce o si diventa?

Se si chiede ad un bambino questo risponde l’attore non il produttore. Il produttore non compare, non va in televisione, non è famoso ad esclusione di pochi. Io volevo fare il maestro di sci. Produttore lo sono diventato per caso iniziando a 18 anni, per aiutare un mio amico che stava girando un film e portando i caffè come la maggior parte delle persone che fanno questo lavoro.

Quali ritieni siano le virtù necessarie per essere un buon o un saggio produttore?

Per essere un buon produttore bisogna saper scegliere le storie, essere dei buoni lettori, poi scegliere un regista che realizzi quello che si vuole venga fuori. Se si vuole anche essere saggi pensare, senza mai perderli di vista, al mercato ed alla copertura finanziaria.

Un’ottima produzione deve avere…

E’ consigliato un capiente conto corrente bancario, soprattutto in momenti come quelli che stiamo vivendo, quando uno dei beni più preziosi è la liquidità. Poi deve avere sensibilità, pazienza, tenacia, caparbietà e saper capire i cambi di tendenza e i le nuove opportunità tecnologiche.

Secondo quali criteri scegli i film da produrre? Scelte di “tendenza” o eminenti valutazioni soggettive?

I criteri sono principalmente due e purtroppo raramente coincidono. La storia e la vendibilità. A me piacciono storie forti, emotivamente coinvolgenti, meglio se drammatiche. Il mercato sceglie commedie e horror.

Cosa pensi della qualità del cinema italiano? Roba da Cinepanettoni o c’è dell’altro?

C’è molto altro ma molto purtroppo non si vede. L’imbuto distributivo del sistema italiano, al quale pochi hanno accesso, impedisce l’uscita di moltissimi film. Decine di film l’anno non riescono ad arrivare in sala o lo riescono a fare solo regionalmente.
Il cinema italiano sta crescendo e questo grazie a commedie intelligenti e grazie al pubblico che le apprezza.
Poi i cinepanettoni sono in calo e la cosa mi riempie di gioia e speranza.

E le fiction, che ormai sembrano essere diventate l’unica strada percorribile dalla televisione italiana?

La televisione è una delle tante anomalie del nostro paese. Fiction, serialità, talent show, reality, calcio. Dove sono finiti cultura, documentari, teatro? Credo purtroppo che la deriva che la tv a presto sia inarrestabile. Se prevarranno profitto e politica vedremo solo scendere il livello qualitativo.

Che ruolo ha il produttore durante le fasi di scelta del cast, del set, delle scenografie, etc: in queste decisioni ha poteri decisionali o il produttore riveste solo un ruolo da “supervisor”?

Relativamente al cast un produttore si occupa di quello principale. Su tutto il resto c’è una supervisione.

Nel corso della tua vita professionale hai avuto a che fare con numerosi attori, registi, grandi brand. C’è un’esperienza o una collaborazione in particolare che porti nel cuore?

L’incontro con Sean Connery sicuramente. Una delle persone più affascinanti che io abbia mai incontrato.

Ritieni che la situazione economica italiana e internazionale stia incidendo sul settore cinema e audiovisivi in generale?

Si e in maniera preoccupante e per due motivi principali. Il primo è che la contrazione dei consumi parte dalle spere voluttuarie, il secondo è collegato alla stretta creditizia che rende difficilissimo finanziare iniziative produttive.

Il tuo ultimo film “I want to be a soldier” in co-produzione con Valeria Marini: molto apprezzato nei cinema e al Festival del Cinema di Roma eppure c’è qualcuno che ha così criticato, “Un’eccezionale prova d’attore per una sceneggiatura confusa come lo zapping televisivo” (articolo di Nicoletta Dose per Mymovies). Cosa pensi di quest’ultima osservazione?

Una delle tante cose belle del cinema è che in un film 10 persone ci possono trovare 10 cose diverse. Se Nicoletta Dose ha visto questo vuol dire che questo ha visto. Io ci vedo altri difetti come qualche riproduzione di troppo, oltre a trovarlo a tratti un po’ didascalico.

Il nostro magazine fa’ soprattutto informazione universitaria e si rivolge in particolare a studenti. Tra i nostri lettori e redattori, ci sono tantissimi che hanno il sogno del cinema a diversi livelli. Chi aspira a diventare regista, chi critico cinematografico, chi sceneggiatore. Cosa diresti o consiglieresti a questi giovani studenti che ambiscono ad una carriera da produttore come te?

Direi loro di non cercare di bruciare le tappe. Lavorare sotto la supervisione di qualcuno che ha esperienza è straordinario. C’è tempo per fare la propria strada. A chi ha fretto consiglio la televisione.

Per diventare un produttore di successo e noto ai più negli ambienti “giusti”, occorrono maggiormente anni di esperienza e studio o, ha più peso avere un buon “capitale sociale” e quindi conoscere direttamente o per vie traverse i “contesti”?

No serve quello che serve generalmente nella vita. Quando si produce un film raramente si ottengono i risultati attesi. È il pubblico che decide le sorti di un film. Progetti sui quali si punta molto spesso non danno frutti mentre film fatti con poca convinzione invece danno risultati incredibili.

C’è spazio in Italia a tuo parere per chi vuole lavorare nel cinema o anche in questo caso esiste una “fuga di cervelli”?

Io onestamente credo che la Mitteleuropa offra più possibilità rispetto al nostro paese sia a chi vuole intraprendere sia dal punto di vista di attenzione alla cultura. In Italia, nel settore ci sono moltissime anomalie. Al di là di avere le due principali distribuzioni che appartengono a reti televisive, Medusa a Mediaset e Rai Cinema a Rai e pensare che una televisione sia felice se il cinema prospera mi è difficile da credere.
Una fuga di cervelli c’è anche se è rallentata dalla crisi generalizzata che crea difficoltà, seppur ridotte, anche all’estero.
Auguriamoci che il decreto liberalizzazioni che il Governo Monti varerà comprenda misure anche per il mercato distributivo cinematografico.

Pasqualina Scalea

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