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23 gennaio 2012

Megaupload: Kim Schmitz per ora resta in carcere

ROMA, 23 GEN – “Per ora Kim Schmitz – fondatore di Megauploadrimarrà in carcere “: cosi ha deciso il tribunale di Auckland, in Nuova Zelanda, il quale doveva pronunciarsi in merito ad un eventuale rilascio su cauzione. Contro il 37enne, cittadino tedesco, pende un mandato di cattura dagli Stati Uniti, con l’accusa di pirateria su Internet e riciclaggio di denaro. Megaupload, secondo le autorità americane, avrebbe prodotto almeno 500 milioni di dollari di danni per violazione del copyright:

Megaupload, il portale “P2P” di “Dotcom” – nickname che sta per Kim Schmitz- è stato chiuso la settimana scorsa in seguito a una grossa operazione anti-pirateria delle autorità americane. L’Fbi, in collaborazione con il Dipartimento di giustizia, ha chiuso Megaupload e Megavideo uno dei più popolari archivi di film e musica online. Il sito veniva visitato ogni giorno da 50 milioni di persone.

“Dotcom” non si è lasciato arrestare senza opporre resistenza: Un’ottantina di agenti hanno circondato la casa mentre un elicottero sorvegliava dall’alto per evitare fughe. Il guru del file-sharing allora si è barricato in una stanza protetta da serrature elettroniche, ed armato di fucile, è stato tratto in arresto nella propria casa in Nuova Zelanda.

Dall’abitazione di Kim requisite una Cadillac rosa e una Rolls-Royce Phantom Drophead coupé. I conti correnti sono stati bloccati, e circa 8 milioni di dollari presunti proventi d’attività illecita , congelati.

I 150 milioni di utenti registrati e altrettanti incalcolabili utenti indirizzati da link esterni di altri siti contenitori, verso contenuti multimediali provenienti dal sito incriminato , resteranno a secco di file gratuiti, almeno per un pò, giusto il tempo di far calmare le agitate acque del “Peer-to-peer”.

Naturalmente l’arresto di Kim «Dotcom» Schmitz e la dura azione repressiva decisa dall’Fbi americana stanno facendo molto discutere in rete ed hanno scatenato subito l’offensiva degli hacker di Anonymous, i quali hanno reso irraggiungibili i siti del dipartimento di Giustizia, della Universal, di Ria e Mpaa:

Anonymous, l’organizzazione di hacker, ha risposto attaccando anche il sito stesso dell’Fbi, quello del Dipartimento della Giustizia americano, l’Universal Records, la Record Industry Association of America ed ha colpito anche in Francia i siti di Hadopi, l’arsenale di norme contro la pirateria informatica, e la stessa presidenza della Repubblica.

Emilio Pantuliano

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