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15 gennaio 2012

Sacco e Vanzetti

Stati Uniti, 1920. A seguito di un attentato attribuito al movimento anarchico e mai rivendicato, vengono rastrellati numerosi italiani le cui condanne dovevano servire da monito per un intero contesto sociale. Così Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono accusati di rapina a mano armata ed omicidio. Ben presto appare evidente che i due imputati sono innocenti e che la giustizia americana li vuole condannare solo perché italiani ed anarchici.

Sacco e Vanzetti

Sacco e Vanzetti

A nulla valgono gli sforzi della difesa, le prove e le testimonianze che li scagionano, la mobilitazione internazionale a loro sostegno, finché i due immigrati innocenti vengono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto del 1927. L’esecuzione non fu errore giudiziario bensì omicidio legalizzato e lucidamente e consapevolmente perpetrato, quale culmine di un clima di repressione politica, rappresaglia ed isteria collettiva realizzato dallo xenofobo e reazionario Governo Statunitense contro ogni minoranza considerata rivoluzionaria, particolarmente se straniera.

Il film, diretto da Giuliano Montaldo nel 1971 ed interpretato in maniera eccellente da Gian Maria Volonté nel ruolo di Vanzetti e Riccardo Cucciolla nel ruolo di Sacco, fa parte di una corrente cinematografica che si affermò in Italia a partire dalla metà degli anni sessanta fino alla fine degli anni settanta. Si tratta di film di denuncia, intrisi delle contingenze politiche di quegli anni, dotati di una efficace comunicazione attraverso una narrazione incisiva e vigorosa.

Il film Sacco e Vanzetti, perciò, vuole essere ricostruzione storica della vicenda di Sacco e Vanzetti, prime vittime di un’intolleranza collettiva che si era impossessata dell’opinione pubblica e delle istituzioni giudiziarie americane e che sfociò tragicamente nel fanatismo più crudele. Nella notte del 23 agosto 1927 il primo a morire sulla sedia elettrica della prigione di Charlestown, Stato del Massachussets, fu Nicola Sacco, otto minuti dopo Bartolomeo Vanzetti seguì la stessa sorte, così si concluse la tragedia del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese durata sette anni, tre mesi e ventidue giorni.

La scenografia ben si intreccia con i documentari dell’epoca, mentre la musica incide abilmente nella narrazione con una tra le più celebri colonne sonore di Ennio Morricone accompagnata dall’intensa voce di Joan Baez, cantante folk e di impegno americana, che contribuisce a scuotere le nostre coscienze. Tale impostazione del film concorse al suo successo internazionale e contribuì non poco alla revisione del processo e alla riabilitazione dei due italiani avvenuta nel 1977 a distanza di cinquant’anni dalla loro morte.

Avversari temuti di quel sistema massonico-capitalistico, che non ha mai fatto mistero della repulsione verso idee progressiste che ha sempre cercato di ghettizzare, e per questo assassinati dallo Stato del Massachussets, Sacco e Vanzetti sono ancora oggi icone universali della lotta all’ingiustizia e all’ottusità del potere, martiri per la tolleranza e la mutua comprensione fra gli uomini, in un affresco tuttora vivido, nonostante siano trascorsi ottantacinque anni, e destinato ad agitare le coscienze americane per molto tempo ancora.

Daniela Angius

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