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4 gennaio 2012

Salento, necropoli del III secolo a.C. distrutta per un campetto da calcio

Che l’Italia sia ricca di due “C” è cosa nota, come noto è lo sbilanciamento popolare per una delle due “C” che vanta milioni di appassionati su tutto il territorio nazionale al contrario dell’altra “C”, che ogni giorno combatte per far valere la sua importanza e la sua necessità di esistere.

Le “C” in questione sono il Calcio e la Cultura (se qualche malizioso ha potuto fraintendere pensando ad altro, mi scuso ma al momento il popolo italico non gode di suddetta “C”, utilizzata per indicare anche la fortuna), protagoniste nel Salento di una storia che se non fosse vera, sarebbe tragicomica ma che, in quanto reale, resta solo un’altra storia tragica “all’italiana”.

Il fatto: ad Oria, cittadina in provincia di Brindisi nel cuore del Salento, nel cortile del palazzo dei missionari di san Vincenzo sul colle di Sant’Andrea, si scava per realizzare un impianto sportivo.

La sfortuna però si accanisce contro la realizzazione del suddetto campetto da calcio.

Ai vincoli di divieto di edificabilità sanciti da un decreto del 1998 da parte del Ministero dei Beni Culturali per quell’area, vincolo che fortunatamente non ha demotivato la voglia di “partitella 5 contro 5”, si aggiunge una tremenda beffa: gli scavi portano alla luce un sito archeologico costituito da quindici tombe di notevoli dimensioni con corredo funebre risalenti al III secolo avanti Cristo.

Avvertita la Soprintendenza e fatte le verifiche del caso, viene accertata l’importanza storica dei ritrovamenti e il bisogno di mettere in sicurezza l’area.

In questa storia però il Calcio è come il Bene e vince su tutto.

Il passato diventa semplicemente passato, roba vecchia, soprattutto poi se si parla di tombe. La partitella di pallone è un bene inalienabile per la cittadinanza di Oria, come confermato dal sindaco Cosimo Pomarico che in merito ai fatti ha rilasciato questa dichiarazione: <<Un impianto del genere non c’era in città, mentre di siti archeologici qui a Oria, ve ne sono tanti >>.

Il campetto da calcio è stato quindi completato, e le fastidiose tombe che per inciso, potevano pure farsi trovare altrove (che bisogno c’era di farsi scoprire proprio lì, a dar fastidio al prossimo, al sindaco, ai seminaristi e agli scapoli contro ammogliati) sono state distrutte.

Diversi cittadini, probabilmente gente che non ama il calcio, stanno intanto organizzando una raccolta firme per chiedere una commissione d’inchiesta sulla necropoli distrutta per cercare di far luce sull’operato del Comune e della Soprintendenza.

PS. Ma poi questo campetto da calcio non si poteva fare altrove? La gente sportiva, abituata a correre sul campo, siamo certi che avrebbe capito e fatto qualche metro in più per recarsi in una nuova sede priva di cultura ai suoi piedi.

Davide Ronza

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