• Google+
  • Commenta
13 febbraio 2012

ACAB, All Cops are bastards

Esordio sul grande schermo per il figlio d’arte Stefano Sollima. Dopo le due fortunate serie televisive di Romanzo Criminale, prodotte da Sky Italia, il giovane regista si presenta al grande pubblico cinematografico con una pellicola dal titolo accattivante e con chiari fini commerciali: All Cops are bastards, ACAB.

Se in precedenza Sollima aveva descritto la Roma degli anni di piombo dal punto di vista di spietati criminali, resi idoli dal piccolo schermo, nel suo esordio cinematografico punta tutto sulla storia di quattro poliziotti in servizio nella Capitale. Un film molto cruento capace di suscitare sentimenti variegati. Al contrario delle attese il film non riabilita la figura del poliziotto. Gli spietati Pier Francesco Favino, considerato dai più il  primo attore italiano, Filippo NigroAndrea Sartoretti e Marco Giallini sono i veri protagonisti di questa storia che poi storia non è. Infatti una delle pecche principali di questa nuova pellicola è la mancanza di un filo conduttore. Tutto è lasciato decisamente al caso, troppe le scene di scontri fra polizia, tifosi, neo fascisti e via dicendo.

Sembra che gli eventi storici (come l’assalto alla Diaz o l’omicidio di Gabriele Sandri) siano funzionali al tema “picchiaduro” che molto affascina per la sua violenza esplicita. Oltre questo il nulla. Le storie banali dei protagonisti servono solo ad enfatizzare i loro comportamenti, a volte a giustificarli, come se ad agire fosse la rabbia innata dell’uomo.

La morale dovrebbe essere nella denuncia della giovane recluta con passato da teppista che sceglie il “bene”, metafora della giustizia istituzionale che è presente in ogni corpo sociale. Di contro una buona fotografia è svalutata dai passaggi troppo repentini e dalle inquadrature in movimento, che cercano di dare azione a scene altrimenti noiose. La colonna sonora non originale contiene vari pezzi d’effetto dei Joy Division, Kasabian e i Pixies che modernizzano un cinema italiano ancora troppo ancorato alla musica che fu.

 

Giuseppe De Lauri

Google+
© Riproduzione Riservata