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20 febbraio 2012

Calendario “fai da te”: la rivoluzione dell’Unibg

“The times they are a-changing” all’università di Bergamo.

Nell’epoca del proliferare di corsi di laurea sempre più dispersivi e lezioni sempre più frammentate, l’ateneo lombardo prende perentoriamente posizione dalla parte degli studenti. E lo fa con una scelta epocale e coraggiosa, con la quale il rettore Stefano Paleari non teme di esporsi al rischio di un fallimento.

Si era parlato appena pochi giorni fa dell’università Ca’ Foscari e della sua “operazione svecchiamento”, che arriva a coinvolgere tanto i docenti quanto i membri del personale amministrativo. Iniziativa lodevole ed intraprendente, che evidentemente non costituisce però l’unico caso di “campus virtuoso” nel nostro paese.

Una rivoluzione simile si può dire in atto presso l’ateneo di Bergamo, ad opera del più giovane rettore italiano (47 anni). La grande novità riguarda, in questo caso, una radicale riorganizzazione degli orari dei corsi, atta a rimodellare gli stessi in base alle esigenze degli studenti.

Facciamo un esempio: un pendolare è nella spiacevole condizione di non poter seguire con regolarità un determinato corso, perché si trova a diverse ore di pullman dalla sua università o a causa di orari eccessivamente spezzettati: un bel problema, specie nel caso in cui il corso in questione sia propedeutico o comunque rilevante ai fini dell’esame.

Nella “rivoluzione” immaginata da Paleari, inconvenienti del genere non hanno ragione di esistere: a problemi di questo tipo si andrebbe ad ovviare attraverso varie soluzioni, dai corsi pomeridiani e serali alle lezioni concentrate esclusivamente in alcuni giorni della settimana, selezionati ovviamente su richiesta degli studenti.

Ciò che verrebbe meno è lo “schema fisso” degli orari di lezione. In breve, se sei impossibilitato a frequentare l’università alle dieci di mattina, verrai accolto alle sei di sera; se lunedì sei indisponibile, il corso di cui hai necessariamente bisogno sarà attivo il martedì ed il mercoledì.

 “In realtà la cosa è molto semplice – spiega il rettore – : abbiamo deciso di lanciare, anche in preparazione dell’accreditamento nazionale, un programma di qualità della didattica, dove daremo una mano agli studenti, perché gli studenti sono l’elemento centrale in un’università. In passato si puntava ad avere un corso di laurea in più, quindi quantità, ad avere un insegnante in più, quindi quantità, ad avere un appello d’esame in più, quindi ancora quantità…

Oggi – prosegue – noi dobbiamo puntare ad avere lo stesso corso di laurea organizzato meglio, che si modifica in funzione dei bisogni della società, la stessa efficienza formativa ma più adatta alle nuove esigenze degli studenti.

E le priorità dei professori? Finiranno del tutto in secondo piano, a quanto pare. O almeno, sembrerebbero destinate a rivestire un’importanza molto relativa in un progetto che ruota esi sviluppa interamente intorno alla figura dello studente.

Un’ipotesi indubbiamente affascinante, ma la cui attuazione presenterà non pochi problemi, a cominciare proprio dalla disponibilità dei docenti, che resta tuttora da valutare.

È necessario aggiungere, a tal proposito, che non vi sarà alcuna imposizione: i vertici dell’ateneo bergamasco sono intenzionati ad aprire un tavolo di dialogo con i professori, ai quali sarà naturalmente concesso di esporre le proprie perplessità.

Paleari specifica infatti che “non è una cosa da fare la sera per la mattina. Perché ha un contenuto educativo molto forte sia per i docenti, che magari sono abituati a vedere di più la loro centralità e meno quella dello studente. Sia per gli studenti, magari abituati a volere senza capire che ogni cosa in più ha un costo.

Un dibattito aperto e, si spera, fruttuoso, in modo da scongiurare il pericolo di incorrere nel sempre temuto “passo più lungo della gamba”: “In effetti questo è certamente un cambiamento rivoluzionario, sono consapevole che ci vorrà del tempo per mandarlo a buon fine. Ma sono anche convinto che io non posso esprimere all’esterno il concetto di qualità e non di quantità e poi non cercare di applicarlo al mio interno, perché altrimenti non sarei coerente.

L’idea di Paleari è quella di inaugurare il “new deal” dell’Unibg con un esperimento che, gradualmente, spianerà la strada alla rivoluzione vera e propria, in modo da individuare subito i principali pregi e difetti di un simile approccio: “Negli anni qualche corso farà da apripista e qualche corso farà da freno. Poi saranno gli studenti a scegliere cosa piace loro di più.

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