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28 febbraio 2012

Lisbeth Salander ispira la “bad collection” firmata H&M

Dopo la fortunata collaborazione tra Donatella Versace ed H & M, è la volta di Stieg Larsson. Il celebre ma ormai defunto scrittore della saga “Millennium”, nonché creatore della “bad girl” Lisbeth Salander (vero fulcro della trilogia), ha prodotto post vitam la fortuna di H&M. L’azienda di abbigliamento svedese infatti, sulle orme del look di Lisbeth Salander , ha creato, per mano della costumista Trish Summerville, una collezione alla “Uomini che odiano le donne”. Ma chi è Lisbeth?

Lisbeth è una ragazza dal passato oscuro, triste e tormentato. Le brutte pagine della sua vita l’hanno resa combattiva, forte, taciturna ma straordinariamente intelligente ( anche se molti la credono affetta da turbe mentali). È un hacker senza eguali con una memoria fotografica impressionante. È una donna coraggiosa allo stremo delle possibilità umane, capace di affrontare un mondo di “uomini che odiano le donne” (come il suo stupratore) con un coraggio inspiegabile. Il suo look ha il sapore del nero e del grigio e il suo corpo conosce bene piercing e tatuaggi.

Trish Summerville dunque ha creato una linea d’abbigliamento, che rifacendosi alla personalità e alla grinta di Lisbeth, potesse rappresentare l’ eroina  che c è in ogni donna. Nascono così giubbini in pelle, felpe con cappuccio, skinny jeans o in pelle stappati e anfibi alla vista alquanto consumati.

La collezione, lanciata il 14 dicembre (poco prima dell’uscita nelle sale del remake americano di David Fincher la cui protagonista è Rooney Mara), è stata molto apprezzata. In poche ore i punti vendita H&M pareva che fossero stati saccheggiati da un’orda di “cattive ragazze”.

Il successo è dovuto al fatto che molte donne, in quei capi stranamente così poco eleganti e sexy hanno trovato la parte più autentica di se stesse. Non si tratta di un’ abbigliamento particolarmente ricercato, al contrario, vanta una grande semplicità di forme e una gamma ridotta di colori; che variano dal nero al grigio per arrivare a piccole sfumature sul bianco e sul rosso. Forse per la prima volta, capita di affacciarsi su una vetrina e rimanere colpite da una collezione che non risalta le linee di chi la indossa, non pone l’accento su curve e formosità , ma le maschera non facendole quasi trasparire.

Trish Summerville, realizzando questo tipo di abiti, ha fatto si che gli stessi rappresentino unicamente il mezzo attraverso il quale le donne possano sfoggiare qualcosa di più attraente di un bel seno: il loro carattere, la parte più “virile” e allo stesso tempo più audace di se stesse. La linea, gioca su una contraddizione però: da un lato esprime l’intento di livellare agli occhi degli altri le sinuosità femminili (basta guardare Lisbeth) d’altro canto è un look che richiama l’attenzione (Lisbeth infatti appare agli altri “strana”, “diversa”).

Ciò è la trasposizione sul versante dell’ abbigliamento, di una immutabile ambiguità di fondo (in un certo qual modo) innata della donna;  fragile quanto basta e spietata all’occorrenza. Si tenta di ribadire e comunicare una nuova, irruenta e vulcanica idea di femminilità che zittisca il silenzioso ma spesso radicato maschilismo dei nostri tempi ( cosa che Lisbeth tenta di combattere).

Sorge spontaneo però, richiamando alla mente il total – look di Lisbeth, che il pensiero vada al proprio guardaroba e curiosandoci dentro ci accorgeremo di possedere almeno una felpa con cappuccio o uno skinny jeans; questo a conferma della tesi che Lisbeth (a prescindere dal lancio della collezione, che ad ogni modo propone capi comuni ma rivisitati ) vive inconsapevolmente in ognuna di noi.

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