Processo al Bologna Process

Redazione Controcampus 27 Febbraio 2012

Con Bologna Process si intende il progetto di riforma internazionale del sistema formativo superiore, che si proponeva di realizzare entro il 2010 lo Spazio europeo d’istruzione superiore.

Con Bologna Process si intende il progetto di riforma internazionale del sistema formativo superiore, che si proponeva di realizzare entro il 2010 lo Spazio europeo d’istruzione superiore. Il primo atto fu l’incontro di ventinove ministri dell’Istruzione europei che ha avuto luogo il 18 e il 19 giugno 1999 a Bologna, a seguito del quale fu sottoscritto un accordo, noto come Dichiarazione di Bologna.

Politicamente può dirsi che l’Italia, con Luigi Berlinguer al Ministero della Pubblica Istruzione, è stata il primo Paese europeo ad avviare, a partire dall’anno accademico 2000-2001, il nuovo assetto formativo. Cavallo di battaglia del Processo di Bologna è stata la promozione della riforma dei percorsi universitari con l’introduzione del cosiddetto 3+2 (laurea triennale/degree + laurea specialistica/master). In questo modo, si ritenne di operare per favorire la circolazione degli studenti in Europa e il riconoscimento dei titoli accademici.

In altri termini: da più di un decennio è in corso un progetto di riforma dall’alto delle università europee per adeguarle ai cambiamenti economici ed ideologici del mondo globalizzato. Non è questione di partiti, ma di competitività, perché nella produzione il mercato detta legge. E ormai, tutto è visto in relazione al mercato, anche istruzione, formazione e ricerca. I criteri sono dettati da paradigmi altrettanto “globali”, oggettivati, sdoganati al di fuori delle forme tradizionali della democrazia.

Le linee di gouvernance di questo progetto possono così riassumersi: favorire la crescita economica promuovendo un maggiore investimento nel capitale umano e nella innovazione produttiva, e allargare la base sociale della popolazione laureata. Sul versante dell’università gli strumenti sono stati: la definizione di due livelli indipendenti di titoli di studio, l’introduzione dei crediti formativi e l’organizzazione dei piani di studio in classi omogenee, articolati in contenuti definiti per la metà dal Ministero e lasciati per il resto alla autonomia universitaria.

Le critiche furono immediate. L’opposizione fu agita, più che da istanze partitiche ed istituzionali, da movimenti spontanei di studenti e di gran parte del corpo universitario: riflessioni e manifestazioni per l’Autoriforma della scuola.

In realtà, da subito, potevano prevedersi le derive di questo disegno politico: l’imposizione di un modello unico di aziendalizzazione e mercantilizzazione dell’università avviata a modulizzazioni degli insegnamenti; lo sviluppo della cultura della ipervalutazione; la quantificazione della qualità; la riduzione dell’insegnamento a somministrazione di nozioni professionalizzanti. Una perfetta catena di montaggio.

La proposta fondamentale che viene fatta è quella dell’università-azienda. Si sta tentando di ripensare la didattica e la valutazione secondo un sistema (debiti, crediti, incentivi, moduli) che nel linguaggio tradisce un’idea di università-azienda, in cui i docenti per ora si chiamano ancora docenti .., ma in cui studenti e studentesse sono già pensati come “utenti e clienti. All’università l’autonomia avrebbe potuto essere l’occasione per ripensare un grande molte cose.” (Letizia Bianchi, Quale scuola, quale università, quale società, in La bravura di ogni giorno, Atti del quarto incontro nazionale del Movimento di Autoriforma gentile della Scuola, Bologna 26-27 febbraio 2000)

Resistenze e ragionamenti che non hanno cessato di sottolineare i guasti irrimediabili che minano le fondamenta del rapporto di formazione e apprendimento, sintomi di un disegno politico ben più delicato: “Il problema vero è che il senso dell’insegnamento è cambiato, quindi i modi classificatori di valutare ormai diventano assolutamente inadatti: l’insegnamento infatti non è più trasmissione di nozioni da una cattedra verso un banco, ma diventa scambio, ha un senso relazionale. Quindi per me la questione è che nella scuola di oggi è diventata centrale la soggettività: quella di chi insegna e quella di chi impara.” (Vita Cosentino, Una storia di odinaria valutazione)

Molti sono stati gli spunti, tuttavia le istituzioni pubbliche, che hanno continuato, senza indugi e senza ascolto, ad attuare cioè che verrà definito “frutto di una riforma fallita”. Infatti, dopo anni di adeguamento burocratico al modello del 3+2, nel 2004 un decreto ministeriale, firmato Letizia Moratti, ha disposto una riorganizzazione accademica che è sostanzialmente iniziata nell’anno accademico 2008/2009 e che ha deciso di mantenere alcuni corsi di laurea con modulo spezzato in laura triennale e facoltativa laurea specialistica, e di convertirne altri – quelli che secondo il ministero hanno vocazione professionalizzante (giurisprudenza, ad esempio) – in moduli a ciclo unico (laurea magistrale quinquennale). Così quanti avevano iniziato da matricole il 3+2 si trovarono a decidere se “travasarsi” o meno in un nuovo piano di studi, costoso per i conti pubblici e che quindi comporta(va) tasse di iscrizione molto più alte.

Nel 2010, è stata poi promulgata dal Presidente della Repubblica la legge recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”. Queste modifiche confluiscono nella famosa Legge Gelmini a cui vanno sommati gli effetti della crisi economica che significa una raffica di tagli alla spesa pubblica. 

Solo una cosa è rimasta invariata in tutta questa confusione: il rifiuto di ragionare seriamente sulla costruzione di un metodo nuovo, rispettoso, inclusivo e a servizio della possibilità degli studenti e delle studentesse di sviluppare creatività e senso critico.

I giovani hanno davanti un futuro di precariato a vita, sono costretti come polli in batteria ad accumulare crediti, senza avere il tempo di pensare. Questo tempo se lo stanno prendendo ora per fare politica, la politica prima: il ddl Gelmini è solo un’occasione per dire la loro angoscia per un futuro di precarietà e per denunciare le molte cose che non vanno nell’università così come è attualmente, ma anche per difendere l’istruzione pubblica, statale, un loro sacrosanto diritto” (Wanda Tommasi, Le studentesse, in Autoriforma versus Bologna Process, nella rivista Via Dogana n° 96, marzo 2011). 

Proteste e rabbia sono però, purtroppo, sfociate nella violenza della manifestazione scesa in piazza a Roma il 14 dicembre 2010 (giorno della votazione sulla fiducia al governo Berlusconi). Però non è stata la violenza a vincere: c’è chi continua a credere nella politica prima e ad agirla. Con politica prima si intende quel relazionarsi pubblico fatto di confronto e mediazioni che nasce come desiderio di scambio vivo fra persone, quindi fra studenti e studentesse e docenti all’interno dell’università:

Ora che le assemblee oceaniche sono terminate, che le feste per raccogliere fondi sono rimandate, è arrivato il momento di riflettere un po’ su quanto accaduto. Tutto era scivolato in maniera anche molto semplice nella mia quotidianità, fino al corteo del 14 dicembre. L’essere una nella moltitudine, che in quei giorni non mi aveva disturbata, ha cessato di essere così naturale. Fino a quel momento il mio lasciarmi andare mi aveva fatto vivere con gioia e curiosità, con partecipazione noiose assemblee-fiume, turni di servizio d’ordine al gelo, ma quel giorno la mia volontà non ha aderito a quanto accadeva. Da quel giorno la mia riflessione si è incentrata su questo: violenza sì? La lotta è questo? Cosa me ne faccio delle istanze costruttive da momento che una giornata pare cancellarle di colpo? Molte e molti di noi (fortunatamente) si sono fermati dentro e fuori la facoltà per scambiare opinioni. Per me la vera questione non sta nel far ritirare il ddl Gelmini o altri modi di interlocuzione con il governo, ma nella creazione di altro da parte nostra: la cosa più interessante e più vera che penso sia accaduta è la sensazione di aver vissuto momenti di un’intensità tale dentro questa mobilitazione da non voler più “tornare indietro”. La questione è dunque arrivare a comprendere come ‘vivere politicamente’, fuori dalla violenza, sia l’essenziale guadagno di vita.” (Valeria Mercandino, studentessa alla facoltà di lettere e filosofia dell’ateneo RomaTre, cit. in Vivere politicamente)

Con inventiva e concretezza c’è chi ha proposto di “svuotare la Gelmini dal di dentro” incentivando esperienze di autoformazione all’interno degli atenei italiani “nel segno della contaminazione e dell’interdisciplinarità e della condivisione con le realtà presenti sul territorio. Ottime pratiche per un’università bene comune” (cit. Maria Rosaria Marella, docente all’università di Perugia)

Anche all’estero, con determinazione, sono valutate proposte per introdurre cambiamenti a livello di ateneo. Nel periodico dell’Università di Berna è stato pubblicato il confronto tra il Prorettore e una studentessa dell’organizzazione studentesca. Le proposte di Anne Leissing sono tante, pragmatiche ed efficaci, soprattutto l’impianto filosofico è solido e prezioso: contro pretese di percorsi veloci alla laurea, lei difende invece l’idea della libertà dei percorsi di studio secondo tempi appropriati a ciascuna/o, senza che il “ritardo” si trasformi in stigma sociale (“studiare con lentezza”). Allora, mentre da un lato propone investimenti maggiori in borse di studio (non prestiti d’onore!), dall’altro chiede con forza di tener conto della vita nella sua complessità, che è fatta anche per le persone giovani di impegni diversi, tra cui non secondario il prendersi cura di sé e di altri. Contro una visione efficientistica della società e della vita stessa, da lei dichiarata “pericolosa” (cfr. Anna Maria Piussi, Non solo in Italia).

La parola, ad oggi, torna proprio a Bologna, città universitaria da cui tutto è simbolicamente partito: è il Prorettore alla Ricerca dell’Alma Mater, Dario Braga, a prendere la parola scrivendo un articolo al Sole 24 Ore, lamentando slittamenti delle tempistiche di laurea: il 3+2 comporterebbe ritardi di quasi due anni in più sul percorso didattico stimato sufficiente. Problema che potrebbe essere risolto modificando la pianificazione delle sessioni previste per gli esami:

Non tutti i problemi sono qui, è vero. Ma il sistema delle tre sessioni di esame e di laurea genera “ritardi tecnici” perché – se pur è vero che molti riescono a stare al passo – sia i docenti sia gli studenti tendono a organizzare contenuti formativi ed esami di profitto su una base allargata generando frammentazione, aumento del numero di esami veri (non quelli nominali), esami trial-and-error, e dilatazione dei tempi di tesi. Forse è ora di guardare anche a questi aspetti del nostro sistema universitario. Immettere laureati e dottori più giovani nel mercato del lavoro può voler dire, anche se sembra strano di questi tempi, accrescerne la impiegabilità e la competitività.” (Dario BragaUniversità: se per i laureati «3+2» fa 6,5, in Il Sole 24 Ore on line del 13.02.2012, testo integrale)

Un intervento sulle scadenze burocratiche sarebbe di grande aiuto ed un’implementazione degli appelli per sostenere gli esami di grande sollievo. Tuttavia, ancora una volta, è evidente come nelle parole del Prorettore, quindi di un’istituzione dell’esecutivo d’ateneo, non venga preso in considerazione il senso più profondo  dello studio e dell’università che non è solo competizione e produzione, ma che dovrebbe essere piuttosto percorso di crescita di una cittadinanza con valori diversi dalla speculazione mercantilistica imperante ormai in ogni ambito dell’esistenza. Oltre ogni ideologia e con realismo, fiducia e speranza.

Puntare sui giovani non è solo questione di soldi e di interessi, ma di civiltà e non esiste civiltà senza cura; senza conoscenza .. senza conoscere avendo cura.

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics).I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto