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22 febbraio 2012

Ribelli o conformisti si nasce: ricerca dell’Università di New York

Ribelli o conformisti si nasce
Ribelli o conformisti si nasce

Ribelli o conformisti si nasce

Ribelli o conformisti si nasce e l’anticonformismo è scritto nel cervello: è ciò che sembrerebbe convalidare una ricerca scientifica condotta dall’Università di New York in collaborazione con la danese Aarhus University e il Wellcome Trust Centre of Neuroimaging dell’University College di Londra.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, ha lo scopo di individuare se esistono delle correlazioni tra la conformazione delle aree del cervello e il comportamento umano, soprattutto l’aspetto che concerne la capacità di conformarsi agli altri individui presenti in società.

In qualunque società, sia presente che antica, è sempre stato possibile distinguere quelle personalità che riescono facilmente ad adattarsi e, anzi, preferiscono di gran lunga uniformarsi alla massa, da coloro i quali scelgono la via della ribellione e dell’anticonformismo. Una tendenza riscontrabile all’interno di ogni civiltà, quasi come se si trattasse di un tratto stabilmente ricorrente nel genere umano, al punto da spingere gli studiosi ad interrogarsi sulla possibile origine di questa caratteristica.

Ribelli o conformisti si nasce secondo lo studio e ricerca dell’Università di New York

Interesse del team di scienziati coinvolti nella ricerca è scoprire se questo genere di comportamento può essere ricondotto a precise basi biologiche o se, viceversa, trae origine dai numerosi condizionamenti esterni che l’individuo subisce. L’esperimento ha coinvolto 28 volontari in alcuni test ed esami, giungendo alla conclusione che alla radice di un comportamento conformista o anticonformista ci sarebbero le diverse quantità di materia grigia presenti in una ben determinata area del cervello, la corteccia orbitofrontale laterale.

Allo scopo di verificare se i soggetti dell’esperimento manifestassero una maggiore tendenza a ‘seguire la massa’ o ad ‘andare controcorrente’ sono stati prima sottoposti ad un test in cui si chiedeva di esprimere un giudizio su 20 canzoni ascoltate e, successivamente, sulle valutazioni espresse da autorevoli critici musicali. Si è riscontrata così una variazione del gusto musicale in base all’opinione espressa dai critici. Dopodiché i ricercatori, guidati da Daniel Campbell-Meiklejohn, hanno preso le misure dei cervelli di tutti i volontari, grazie a delle immagini tridimensionali ottenute con la risonanza magnetica, avendo così modo di osservare la correlazione esistente tra il volume della materia grigia nella regione orbitofrontale e la tendenza a farsi influenzare dalle opinioni altrui.

I risultati del lavoro vanno ad integrarsi con una ricchissima fioritura di studi che, soprattutto negli ultimi anni, si volge alla ricerca delle ragioni fisiologiche di molti dei comportamenti umani, in una costante indagine nei meandri più nascosti della mente che, un giorno, come si augurano gli scienziati, potrebbe rivelarsi di grandissima utilità per approfondire il capitolo dei disturbi mentali. Secondo il primo autore dello studio, Daniel Campbell-Meiklejohn,« si apre un nuovo capitolo sulle conseguenze sociali dell’atrofia cerebrale e dello sviluppo cerebrale. Spesso, infatti, le persone con un danno all’area cerebrale individuata mostrano cambiamenti nella personalità o nel modo di interagire con gli altri».

In psicologia sociale, accanto al concetto di conformismo, vi è quello di obbedienza. È attraverso la socializzazione che le persone imparano a conformarsi a certe norme e a obbedire a certe figure di autorità. Secondo gli scienziati, dunque, questo elemento suggerisce che ‘l’area del conformismo’ ha un ruolo chiave nella gestione dei conflitti sociali. Si può supporre che una tale scoperta potrà essere applicata nella cura degli individui con problemi nelle interazioni con gli altri, ma allargandola ad un’idea utopica risulterebbe utile anche nel controllo degli automatismi sociali.

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